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Arte fuori dal palco

Guidare un treno o un'orchestra non è la stessa cosa: l'arte del direttore secondo Aldo Ceccato

Un doganiere americano chiese ad Aldo Ceccato che professione facesse. “Conductor”, rispose lui. “Train or tram conductor?” chiese il funzionario... "Breve storia della direzione d'Orchestra", un libro di Aldo Ceccato. 

Aldo Ceccato ai Pomeriggi Musicali di Milano
Aldo Ceccato ai Pomeriggi Musicali di Milano © Lorenza Daverio

Intorno alla figura del direttore d'orchestra, a partire della prima metà dell'Ottocento si è discusso e scritto molto. Da Le chef d'orchestre di Berlioz (1855), Über das Dirigieren di Wagner (1869) e di Felix Weingartner (1913), Lehrbuch des Dirigierens di Hermann Scherchen (1929) sino a L'arte di dirigere l'orchestra di Adriano Lualdi (1948), Je suis chef d'orchestre di Charles Münch (1954) e Musik und Musizieren di Bruno Walter (1957), i trattati “storici” sull'arte della direzione non si contano. In compenso, l'istituzione di corsi appositi nei conservatori e di corsi di perfezionamento sono cose più recenti.

Sviluppatesi sopra tutto grazie a illustri docenti quali Ilya Musin, Franco Ferrara, Hans Swarowsky o Sergiu Celibidache, od istituzioni come l'Accademia Chigiana di Siena che ha visto impegnati direttori quali Scherchen, Giulini, Gelmetti, Gatti.
 

Aldo Ceccato

Un maestro della bacchetta...e della penna

Da parte sua, Aldo Ceccato non ha bisogno di presentazioni, avendo dedicato una vita alla direzione - sovente anche artistica - di innumerevoli orchestre, con una cospicua discografia alle spalle. Prestigiosa bacchetta, dunque, ed anche apprezzato didatta in master classes sempre affollate, oltre che brillante divulgatore e conferenziere. Di recente ha impugnato pure la penna, scrivendo prima dell'attualità della musica del genio di Bonn in Beethoven 2000; ed ora, sempre per le edizioni Pendragon, questa Breve storia della direzione d'orchestra.

La partitura nella testa, mai la testa nella partitura...

Non un'opera didattica, bensì un testo divulgativo di agevole lettura, 300 pagine suddivise in quattro sezioni. La prima consta in un rapido excursus sulla storia di questa basilare figura artistica, con una serie di considerazioni personali dell'autore. La seconda riporta alcuni fondamentali scritti sull'argomento di Liszt, Schumann, Berlioz, Wagner, Gounod, Weingartner, Saminsky, Furtwangler, Serafin. Ed una stimolante conversazione,  risalente al 1953, tra Adriano Lualdi e Victor De Sabata, musicista dall'orecchio infallibile ed in grado di suonare ogni strumento. Contengono basilari precetti che i giovani direttori dovrebbero mandare a memoria, al pari degli spartiti che dovrebbero conosce a menadito. 

Completano infine il libro una sezione biografica dedicata ai maggiori direttori d'ogni tempo, ed una divertente silloge di aneddoti ed aforismi. Gli ultimi dedicati ai critici, con Sibelius che malignamente segnala come nessuna statua sia mai stata eretta ad uno di essi, e Thomas Beecham che propone per loro quale sedia ideale... quella elettrica.

 

Gilberto Mion

  Redattore

Studi ad indirizzo classico. Già collaboratore del quotidiano Il Gazzettino, della rivista Pagine Venete e di altre testate regionali, ha&n...

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