Arte fuori dal palco

Canone Boreale, una bussola nel ”mare magnum” del '900 musicale 

In un manuale agile e godibile le 100 opere più significative del panorama musicale classico del '900, secondo il punto di vista di Federico Capitoni

Federico Capitoni
Federico Capitoni

Canone boreale (colto sopra l'equatore): titolo insolito, al quale fa seguito la chiara indicazione 100 opere del '900 musicale. Nelle 400 pagine del libro appena edito da Jaca Book, Federico Capitoni infatti propone cento schede ampiamente commentate di quelle composizioni – sinfoniche, da camera, operistiche, sperimentali – che a suo avviso hanno costituito altrettante tappe esemplari di un secolo che 'breve', in realtà, musicalmente non lo è stato affatto. 

Partiamo dai titoli più celebrati

«Il Novecento musicale è un secolo di inventori», però «per inventare puramente bisogna avere a disposizione spazio libero davanti, e poca storia dietro. Ecco perché, se si escludono Schönberg, Erik Satie e Luigi Russolo, i grandi inventori sono americani». In queste parole introduttive Capitoni – collaboratore de La Repubblica e docente di critica musicale – indica già la sua bussola. 

Che è quella di porre come tappe del suo cammino non solo ovvie scelte di “superclassici” come la Nona di Mahler o Pierrot lunaire di Schönberg, ma anche molto altro. In particolare Oltre Oceano.

Tante indicazioni inaspettate

Tutte le scelte, si sa, sono opinabili: qui di Puccini ad esempio si preferisce la languida Rondine, e non la più progressiva Turandot. Comunque, il grande merito di Capitoni è quello di scansare l'ovvietà, e di individuare e commentare con un linguaggio immediato, chiaro ed accattivante per il lettore – invitato sempre, con onestà, a verificare di persona le singole proposte – anche taluni capitoli misconosciuti della musica classica del secolo scorso, specialmente nella seconda sua metà. 

Di qui il suggerimento di riscoprire lavori come Barstow di Harry Partch, Philomel di Milton Babbit e Rothko Chapel di Morton Feldman. E certe schede inaspettate, ma ben motivate: la Trilogia del dollaro di Ennio Morricone, The Black Page di Frank Zappa, Discret music di Brian Eno, e pure The Köln Concert di Keith Jarrett. Caso eccellente di improvvisazione estemporanea divenuta subito partitura scritta.

In definitiva, ecco un manuale di non comune intelligenza, da leggere con curiosità, poco alla volta, magari aprendolo a caso. Spregiudicato, ma non irriverente. Ed utile per comprendere perché se Stravinskij, Ravel e Debussy sono 'facili' da ascoltare, Webern, Cage, Nono e Ligeti sono stati oltremodo 'necessari'. Unico neo: una veste editoriale alquanto dimessa, rispetto al prezzo d'acquisto (30 euro).

 

Gilberto Mion

  Redattore

Studi ad indirizzo classico. Già collaboratore del quotidiano Il Gazzettino, della rivista Pagine Venete e di altre testate regionali, ha&n...

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