Geolocalizzazione

Se lo desideri puoi concedere il consenso alla localizzazione per visualizzare notizie e spettacoli della tua provincia.

Oppure puoi selezionare manualmente la tua provincia:

Teatro

Viola Graziosi: "Dare voce ai romanzi è una grande pratica, proprio come un'interpretazione"

Secondo Donna Moderna, la narrAttrice di Audiolibri Viola Graziosi è la voce più amata dagli italiani. 

Viola Graziosi
Viola Graziosi © Tommaso Salamina

"Lascia che la bellezza che ami sia ciò che fai"  Questa frase del poeta Rumi è il suo motto, e già questo basterebbe a tracciare il profilo di Viola Graziosi. Attrice poliedrica, figlia d’arte, 41 anni, bilingue francese, diplomata nella scuola di recitazione più importante d’Europa, il Conservatoire National d’Art Dramatique di Parigi, coltiva l’eccellenza e la bellezza.

Tanti sono i palcoscenici italiani che l’hanno ospitata (dal Piccolo Teatro di Milano al Teatro Greco di Siracusa), alcune partecipazioni a cinema e fiction tv ma soprattutto progetti rivolti al femminile. In questi mesi di pandemia ha sperimentato le possibilità dello streaming e del podcast come nuovi mezzi di divulgazione della Cultura.

Ha un riconoscimento importante che spicca sui tanti ricevuti nella sua carriera: voce più amata dagli italiani secondo Donna Moderna, come narrAttrice di Audiolibri. Ed è proprio da questa sua esperienza che iniziamo a conoscerla.
 

Prestare la voce all’audiolibro, come vivi questa ‘professione’?
Dare voce a un libro è parte della mia professione d’attrice. Sono un’atleta del cuore, come dice Artaud, un’antenna ricetrasmittente. Ricevo e trasmetto storie, emozioni, materiale umano. Quello che cambia tra teatro, cinema, televisione o audiolibri è solo il mezzo che si usa per comunicare. Anche la lettura ad alta voce richiede di mettere in atto corpo, pensiero ed emozione e far si che lavorino insieme.

E nello specifico, come è prestare la voce ai romanzi?
Nello specifico dare voce a interi romanzi è una grande pratica perché abbiamo l’onore e l’onere di restituire un libro scritto da un autore, che in realtà basta a se stesso, a differenza di un testo teatrale o di una sceneggiatura. Questo ci insegna a trovare il delicato equilibrio tra fare e non fare, per non cedere all’esibizione e rimanere nella trasmissione.

(ph. Tommaso Salamina)


E’ un tipo di esperienza assimilabile al doppiaggio?
Direi che è un’esperienza a sé, assimilabile a un’interpretazione. Il doppiaggio richiede di rimanere attaccati all’interpretazione dell’attore che ti ha preceduto e che è visibile all’immagine. Nell’audiolibro hai totale libertà perché sei il primo a dare voce a tutto. Trasformare la parola scritta in suono. È più assimilabile a una partitura su carta che viene eseguita e diventa musica, e tu sei tutti gli strumenti e anche il direttore d’orchestra che li fa suonare insieme.

Quali sono le fasi di lavoro che portano al risultato finale?
Generalmente si lavora con un regista che ti segue in sala, e un fonico, e poi il lavoro viene riascoltato più volte, editato e finalizzato. È un vero e proprio lavoro di creazione. Ogni libro richiede di scoprirne la sinfonia. Estrema attenzione è rivolta all’autore perché l’obiettivo è di restituire il suo lavoro attraverso la voce, rispettando e possibilmente esaltando il suo intento. Ed estrema attenzione è rivolta all’ascoltatore, perché nell’audiolibro si legge per qualcuno e non per sé. L’ascolto è un’esperienza emotiva, intima. Quando do voce a un libro mi metto dalla parte dell’autore, cerco di cogliere quello che c’è “tra” le parole. Nei silenzi, nelle virgole. Si dice che ciò che diciamo è il 7% della comunicazione, il resto è comunicazione non verbale.

Qual è l’audiolibro al quale sei più affezionata o che ti ha stimolata più di altri?
Ogni libro mi compromette, perché diversamente non saprei dargli voce. Alcuni lasciano un segno indelebile, come Paula di Isabel Allende e Una donna di Sibilla Aleramo.
Paula è il romanzo con il quale la Allende ci fa partecipare all’esperienza di dolore più grande, la malattia e poi la morte di sua figlia. Come dargli voce? Come trovare quel suono? Ho dato voce a tanti suoi romanzi e mi sembra di conoscerla nel profondo, ma quella è stata un’esperienza quasi mistica nella quale mi sono sentita totalmente disarmata. Qualcosa di simile ho provato nel dare voce a Una donna di Sibilla Aleramo, che nei primi del 900 mette sotto forma di romanzo autobiografico ciò che è stato per lei un lavoro di autocoscienza e nascita di un’anima femminile, la sua. Non è un romanzo è una vibrazione pulsante e viva, e ho sentito pienamente quella vibrazione.

Non posso non citare anche Sostiene Pereira di Tabucchi, che parrebbe avere una voce narrante al maschile, e l’intuizione di farmelo leggere è stata tanto sorprendente quanto entusiasmante, perché è una perla rara. Mi sono ispirata “al ritratto di sua moglie” per trovare lo sguardo e la giusta voce per dire ciò che Pereira sostiene.

(ph. Tommaso Salamina)


Da attrice, pensi che sia un tipo di esplorazione limitativa o al contrario, possibilista per la sfera dei personaggi che affronti?
Penso che la lettura ad alta voce sia una delle pratiche migliori per gli attori perché è come far suonare un’orchestra: una grande palestra! E l’attore deve essere allenato il più possibile. Ci sono una miriade di sentimenti da esprimere e personaggi diversi da interpretare, senza mai caricaturali, ma giocando con le sfumature per dare a tutti una caratteristica, e ti accorgi della ricchezza che abbiamo dentro di noi.

Dare voce a tutti i personaggi di una storia permette di cogliere le ragioni, le differenze, l’umanità di ciascuno, e così si impara a essere molto duttili. E la duttilità è un’arte sia nel nostro lavoro che nella vita. E poi si lavora quasi all’impronta, d’istinto proprio perché la lettura non diventi mai artefatta, e questo permette di sviluppare l’intuizione.

Hai registrato oltre 50 audiolibri. In un mondo che vive di immagini, quali sono i feedback ricevuti che hanno permesso di non fermare questo tipo di fruizione letteraria?
Le immagini incantano e a volte confondono molto più del suono. Ricevo feedback bellissimi, e trovo che l’audiolibro ci insegni molto. Insegna l’arte dell’ascolto. Il saper stare in silenzio e disporsi a ricevere il suono di una voce. Non c’è musica, non ci sono rumori descrittivi, è una triangolazione diretta ed essenziale tra un testo, una voce e un orecchio (anzi due), che diventa viaggio per l’immaginazione. Chiaramente mi riferisco agli audiolibri, che sono diversi dalle audiofiction o dalle serie podcast.

(ph. Tommaso Salamina)


Ci sono feedback che non ti aspettavi in particolare?
Si, tra i feedback più belli quelli di molti camionisti di professione che mi hanno detto di riuscire finalmente ad “ascoltare” libri, che non riuscivano a leggere per mancanza di tempo. Quelli di chi trova una voce amica che ti entra in casa e crea una relazione, un rapporto di fiducia. Ci si affida e ci si affeziona alla voce che legge per te. Di chi non vuole sapere come sono fatta perché mi immagina attraverso il suono della voce. Quelli che oramai mi associano alla Allende al punto che quando la sentono parlare non la riconosco! Leggere fra sé e sé è un fatto solitario. Credo che oggi più che mai dobbiamo aprirci all’altro, all’esperienza condivisa, all’incontro. Liberandoci un po’ dalla schiavitù delle immagini che sono molto legate al giudizio, questi incontri possono essere più liberi e forse più veri.

Cosa speri per il futuro dell’audiolibro?
Spero che continui a crescere e arrivi a coinvolgere sempre più persone. Il mercato è in piena espansione da quando Audible ha aperto la più grande piattaforma di audiolibri in Italia. Stiamo lavorando tanto per offrire una scelta sempre più ampia, e una qualità sempre migliore. È chiaro che ci vuole tempo perché è un lavoro delicato, che richiede cura e dedizione a tutti i livelli. Un libro narrato, registrato o editato male o troppo in fretta può essere rovinato, anche se è un bel libro. Ci sono decine di titoli in uscita ogni settimana che vanno dai classici alle novità italiane e straniere. Audible offre già una piattaforma molto ricca.

Mi auguro che l’audiolibro vada sempre più di pari passo col mercato dell’editoria, perché è una ricchezza e un nuovo canale di diffusione che si rapporta molto bene con i tempi in cui manca sempre il tempo, e la lettura diventa un lusso che pochi si possono permettere. Inoltre ci tengo a ricordare che l’audiolibro non esclude e non si sostituisce all’esperienza personale della lettura, è un di più. Si possono ascoltare audiolibri andando in palestra, a fare la spesa, in macchina, prima di dormire, insomma è davvero una voce amica che ci fa compagnia.

(ph. Tommaso Salamina)


E per il futuro di attrice?
Non vedo l’ora di tornare in teatro e tornare ad abbracciare ogni sera gli spettatori! Quello che mi manca di più è l’esperienza dal vivo, qui ed ora, insieme. La résonnance, di cui parla Peter Brook. Spero che sempre più metteremo al centro del lavoro artistico la necessità di comunicare e sentirci parte. Credo che un prodotto di valore debba poter arrivare a tutti o quasi, trovare un linguaggio universale. A volte l’arte o il teatro rischiano di diventare elitari ed è un peccato, perché in fondo ciò che riguarda la condizione umana riguarda tutti, e noi dobbiamo sentirci parte perché così possiamo procedere con un po’ meno paura rispetto agli eventi della vita. Il mio mestiere mi rende sempre più consapevole e responsabile di questo. Ho la fortuna di lavorare con la poesia, con i testi antichi e moderni, le parole della materia umana che mi aiutano a conoscere e com-prendere. Desidero trovare tutti i modi possibili per divulgarla e contaminare con ciò che ha il potere di guarire!

Al di la di questo impegno, come hai vissuto questo anno di immobilità per il settore?
Per me è stato un anno colmo di esperienze che non avrei mai immaginato. L’immobilità non esiste, la vita va avanti, ci sono strade altre che si dipanano davanti ai nostri occhi quando quelle conosciute sono inaspettatamente chiuse. Ho cercato di mettere in pratica il più grande insegnamento del teatro che è il “qui ed ora”. Fare con quello che c’è, perché il tempo della vita è adesso. E allora mi ha salvato la creatività. Ho iniziato a guardare le piante del mio terrazzo e ho scoperto che tendono tutte sempre verso la luce e la migliore espansione di sé, e le ho solo aiutate a crescere e svilupparsi al meglio. Così ho cercato di fare con me e con ciò che è la mia pratica quotidiana e il mio lavoro. Io vivo di questo lavoro, nel senso che è la mia unica fonte di reddito, e quindi non mi sono potuta fermare, allora ho inventato, ho praticato tutte le strade possibili. Insieme a Graziano Piazza, mio marito anche lui attore e regista, abbiamo condiviso avventure e giochi che hanno avuto esiti inaspettati e positivi.

Tipo?
Ad esempio abbiamo creato una serie podcast sulla coppia vista attraverso i personaggi shakespeariani, che uscirà a breve su Audible. Abbiamo fatto delle trasposizioni di nostri spettacoli in streaming, che sono stati grandissimi successi. Mi riferisco a “The Handmaid’s Tale” tratto da Il racconto dell’Ancella della Atwood, e “Offelia Suite” che sono andanti in diretta streaming dal Teatro No’Hma di Milano, con migliaia di visualizzazioni. E poi un cortometraggio con il regista Luca Alcini dal titolo “Il teatro al tempo del virus” che è stato presentato ai Nastri d’Argento.

Ho vinto il premio miglior attrice europea 2020 e il premio miglior attrice non protagonista al San Benedetto Film Fest, e per il secondo anno consecutivo ho ricevuto il Certificato di Eccellenza Audible “per la mia eccezionale performance e costante dedizione”.

(ph. Pino Le Pera)


Ne sei orgogliosa?
Queste sono le cose che fanno piacere e che rassicurano dall’esterno. Dall’interno ringrazio le persone che ho conosciuto anche senza vederle, gli abbracci desiderati, gli occhi che si sono incontrati perché non più focalizzati a leggere le labbra, le orecchie che si sono destate, la sensibilità che si è acuita e l’immaginazione che si è allenata a inventare nuove possibilità.

Direi che le esperienze siano molte e significative per questo anno di pandemia
Non sono tutte, aggiungo uno spettacolo al teatro antico di Segesta la scorsa estate che è stato sold out per svariate sere, le persone che hanno fatto ore di fila per venire a teatro. Il Piccolo di Milano dove ero in scena fino a pochi giorni prima della chiusura con uno spettacolo dal titolo significativo “Tu es libre”. Persone e luoghi dove hai lavorato che ti coinvolgono e ti sostengono perché tu possa continuare ad andare avanti. Insomma dei regali e delle possibilità inaspettate che sono giunte, una volta che ci siamo liberati un po’ dal conosciuto.

Hai soluzioni da proporre per la ripresa del settore spettacolo?
Non ho soluzioni, io sono un’attrice. Mi auguro che i teatri possano trovare nuova vitalità, essere luoghi sempre aperti, laboratori di ricerca artistica condivisa con il pubblico, perché diventino per tutti una Casa. Dopo mesi di chiusura forzata, la riapertura prevista per fine marzo mi sembra un po’ affrettata, quando la curva dei contagi riprende a salire e quando le stagioni sono saltate. Mette il settore sotto fortissima pressione. Ma qualcosa succederà ed è bene che se ne parli e che si metta in atto un piano di sostengo e ripresa per l’intera categoria. Essere pronti è tutto, come dice Amleto.

Spero comunque che non si pensi più in futuro, di chiudere i teatri. Si possono contingentare e organizzare, si può anche pensare a teniture più lunghe, a stagioni diverse e diversificate, ma la chiusura non l’ho proprio capita.

Quali sono i tuoi prossimi impegni?
Quest’estate tornerò al teatro antico di Segesta per interpretare Fedra nel testo di Seneca, che è “figlia della terra e donna del cielo”. I testi antichi contengono davvero tutto e questo sarà un percorso centrato sul conflitto tra passione e volontà. Sono figure che ci insegnano e ci fanno crescere tanto e io sono grata di poter fare quest’esperienza e condividerla con il pubblico che sono sicura, sarà numerosissimo. Il teatro all’aperto, al tramonto, il teatro antico dove l’attore sta sotto e il pubblico sopra tutt’intorno, in un vero e proprio rito laico catartico e purificatore, ci mette nella condizione fisica più giusta alla condivisione, e non vedo l’ora di sentire “i cuori che battono all’unisono”.

Prima invece dovrei debuttare con uno spettacolo di cui ho fatto le prove prima di Natale con lo Stabile di Palermo che si chiama Fellini Dream, scritto e diretto da Emiliano Pellisari con la compagnia No Gravity, uno spettacolo dove sto imparando a volare!

 

Maria Domenica Ferrara

  CAPOREDATTORE

Romana de’ Roma – e ne va fiera: Maria Domenica (o come la chiamavano tutti, Mary) è da sempre amante dello spettacolo. Dopo un master in comunic...

>> continua