Teatro

Renato Pozzetto: 'L'umorismo va usato onestamente'

Negli anni '60 il pubblico stava seduto quasi in ginocchio in una cantina a vedere gli attori che si esibivano su un palcoscenico alto due spanne. "Avere successo lì voleva dire avere carattere", racconta in questa intervista.

Renato Pozzetto: 'L'umorismo va usato onestamente'

"Non confondiamo il burro con la ferrovia": è un'espressione curiosa quella che utilizza Pozzetto in questa lunga intervista, e in qualche modo fa scattare alla mente una delle scene de "Il ragazzo di campagna".
Una lunga chiacchierata che spazia dagli esordi con Cochi sino al Derby, passando dall'amicizia con Cesare Maldini alle riflessioni sull'uso della parolaccia e dell'umorismo che fu e quello dei comici di oggi.
L'attore milanese, 76 anni, è di nuovo in scena a teatro con "Siccome l'altro è impegnato" che farà tappa al Teatro Galleria di Legnano per la notte di capodanno, per poi andare a Bra (CN) il 14 gennaio e poi, ancora, a Pavia (Teatro Fraschini) il 4 febbraio.


Quando è stata la prima volta che ha capito che stare su un palco sarebbe potuto essere il suo lavoro?
E' avvenuto tutto passo passo, perché da ragazzini io e Cochi - soprattutto d'estate in vacanza sul lago Maggiore - cantavamo spesso con la chitarra e l'armonica a bocca. Si cantavano soprattutto canzoni popolari, magari quelle che avevano un po' di umorismo. Poi abbiamo coltivato questa passione: ci vedevamo a Milano e, crescendo, potevamo muoverci e star fuori un po' la sera. Andavamo in un'osteria di Milano (l'Osteria dell'Oca, ndr) in una traversa di Corso di Porta Romana, che ospitava moltissimi artisti, tra cui Piero Manzoni, quello della "merda d'artista in scatola". In questa modestissima ma curiosa osteria, ci capitava spesso di tirar fuori la chitarra e di darci da fare.
Finché – ed erano gli anni '60 - aprono una galleria d'arte notturna, e noi la frequentiamo: è la Milano di Dario Fo, Jannacci, Gaber, e il proprietario della galleria d'arte notturna decide poco dopo di aprire un cabaret, convincendoci a partecipare all'avventura. Con Jannacci, Bruno Lauzi, Lino Toffolo, Cochi e io facciamo un gruppo che si trasferisce al Derby club. Inizia tutto così.
 

Proprio tra coloro che ha citato? Jannacci cantava "zero a zero anche ieri sera, 'sto Rivera che ormai non mi gioca più". Abatantuono è il capo degli ultrà del Milan. Teocoli è Cesare Maldini. Ma cos'era il calcio degli anni '60-'70 per voi ragazzi del Derby?
Io sono stato un tifoso un po' all'acqua di rose, ma a proposito di Cesare Maldini devo dire che era un amico. Ci vedevamo spesso fuori dal ristorante "L'Assassino" e grazie a lui ho conosciuto i calciatori: mi piaceva il carattere degli sportivi, dei protagonisti del calcio, come sfogo popolare. Non andavo però volentieri allo stadio, perché soprattutto la fine della partita - comunque fosse andata - mi lasciava un po' di tristezza, insomma... era come la fine della ricreazione. Era come già essere al lunedì... poi probabilmente avevo cose più interessanti da fare, come andare in campagna.
 

Che spettacolo è "Siccome l'altro è impegnato"?
Il titolo nasce da un'esigenza: Cochi aveva un impegno e allora mi son montato uno spettacolo da solo che proponesse anche il cinema. Ho selezionato filmati, li ho ridotti, li propongo divisi nello spazio magari di due o tre canzoni. E ci si diverte moltissimo.
 

Nel teatro quand'è che capisce di aver conquistato il pubblico e che riderebbe anche se facesse scena muta?
Il segreto è l'aver potuto verificare ogni specialità. Il cabaret, per esempio, che nessuno sapeva cosa fosse: il pubblico stava seduto quasi in ginocchio in una cantina a vedere gli attori che si esibivano su un palcoscenico alto due spanne e lungo tre metri (quando era tanto!), oppure abbiamo lavorato in posti dove come pedana mettevano il tappeto, quindi davvero un altro mondo. Avere successo lì voleva dire avere carattere. Certo, lo dico col senno di poi (Ride).
 

Oggi si fa spesso uso della parolaccia per far ridere. Quando Artemio ti manda a cagare o urla "mi sono rotto i coglioni" chi lo guarda ride e non lo trova volgare. C'è una parolaccia intelligente e una gratuita?
Non confondiamo il burro con la ferrovia: lì la gente ride per la reazione del ragazzo, non perché dice le parolacce, altrimenti le avrei dette tutta la vita. Lì il momento è speciale, un po' triste: decide di andar via, di lasciare la mamma sola e si esprime appunto in un modo che nessuno si aspetta. Se tu vai a vedere oggi un ragazzo di quelli che fanno il cabaret in televisione, ogni sette secondi c'è una parolaccia. Nel caso di Artemio la gente ride perché non se l'aspetta.
 

Una sua battuta che tutti le ripetono e che non ce la fa più a sentire.
No, non c'è. Magari, non so, quando avevo fatto la pubblicità contro il fumo chi usciva dal ristorante per andare a fumare fuori, passava magari e mi diceva: "Pozzetto... Taaac". Era come dire: "vado a fumare" e quindi avevano seguito il messaggio, sapevano cosa volesse dire e giocavano contro, lo dicevano con lo spirito di uno che decide di far la cazzata.

Ma è vero che ha detto no a Fantozzi?
Non è vero. Ho fatto tre film con Paolo Villaggio - che è un amico - forse l'unico amico che ho avuto in quel mondo. Ha lavorato con noi in cabaret, era venuto a Milano, ma il suo modo di essere spiritoso non combaciava col mio e siccome i film che ho fatto con lui abbracciavano quel tipo di umorismo io ho fatto un po' di fatica a divertirmi.
 

E' più una comicità surreale la sua - mentre l'altra è un po' più fisica?
Esatto. Era forse più surreale.
 

Com'è cambiato il pubblico teatrale da quando ha iniziato la carriera ad oggi?
A inizio carriera erano solo giovani. Però, arrivato a questa età, il pubblico è traversale: vedo anche giovani che vengono ad ascoltare – e sono veramente tanti. Mi rendono felice, perché arrivano con i dischi in vinile. Bellissimo.
 

Cosa non le piace dell'umorismo di oggi?
L'umorismo è universale: quando lo usi onestamente perché lo senti, o quando non giochi sulle cose che si logorano, come la volgarità o i mezzucci. Veramente io quelli che raccontano le cose e ci ridono sopra da soli non li sopporto. E' una cosa vergognosa, ma per loro stessi.



"Siccome l'altro è impegnato" - SCHEDA SPETTACOLO

 

Federico Serretta

  Redattore

"La vita la si vive o la si scrive" recitava Luigi Pirandello, circa un secolo fa. Il teatro è forse l'unico luogo in cui sia concesso fare...

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