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Teatro

“Miss Universo” è Angela Finocchiaro

“Miss Universo” è Angela Finocchiaro
A Zelig ce la ricordiamo come ‘Woman’, l’alter ego femminile di Raul Cremona che, col suo tormentone di Oman, ha rappresentato il maschilista succube di una moglie invisibile ma orrida. Angela Finocchiaro difende le donne anche quando non pensa solo alla comicità. Si è trovata nel cast cinematografico di ‘La bestia nel cuore’, film di Cristina Comencini che ha vinto il David di Donatello 2006 e il Nastro d’Argento come miglior attrice non protagonista, In televisione l’abbiamo vista in una sitcom con Enrico Bertolino. Ora torna in teatro con un debutto importante, Miss Universo, ospitata al Piccolo Teatro Studio di Milano fino al 20 dicembre, con la regia di Cristina Pezzoli. Cosa ti ha spinta nel ruolo di una Miss Universo? In desiderio. Volevo lavorare con Walter Fontana, autore per Aldo, Giovanni e Giacomo e che da anni scrive testi per la Gialappa’s. Finalmente ha scritto uno spettacolo per me. Il titolo, Miss Universo, può trarre in inganno. Lei è al centro di una specie di crociata, di salvataggio. Io interpreto 7 o 8 personaggi e lei è il vero universo che si sta spegnendo. Si tratta di una persona sull’orlo del suicidio. Credo sia più difficile parlarne per spiegarlo che non vederlo e capire tutto. Provaci lo stesso. Come si svolge la storia? Esiste un piano realistico, in effetti, con una donna che aspetta il medico. Lui non viene perche a sua volta aspetta una fornitura. C’è questo filo rosso delle forniture, al giorno d’oggi dipendiamo tutti dalle forniture, dall’elettricista all’amore. Senza forniture non si combina niente. Al punto che, dopo una serie di casini vari, un antennista riesce a mettersi in contatto con Dio, che a sua volta ha la manutenzione dell’Universo. A quel punto la storia si sviluppa in un piano terra e piano alto, diciamo. Terreno e celeste, se vuoi. Ma tu chi rappresenti? Tutti escono da me e dei vari personaggi presentati fino a questo punto, ognuno con la sua storia personale più o meno precisa, come in un film ben montato, piano piano si incontrano tutti e arrivano a combinarsi. Ci sono dei camei straordinari, come degli Dei minori che fanno piccole partecipazioni. Poi c’è una nonna, un dermatologo, un idraulico, fra gli altri. Sono gli universi possibili di Laura. Te l’aspettavi che Walter Fontana scrivesse questo per te? No. Non me l’aspettavo ma mi diverto molto, a parte quando devo fare il vigile, per far circolare tutti quanti con ordine… Walter Fontana ha un genere di umorismo tragico che piace a me e mi piace che sia baciato dal dono dell’intelligenza. Ha già scritto anni fa per il teatro, che ha pure interpretato, quando recitava. Poi ha fatto l’autore e televisione per tanti anni. Questo è un suo ritorno al teatro. Sei felice della tua vita? Me ne accenni? Beh, non esageriamo. Vivo in campagna e ho due figli, una femmina di 11 anni e in maschio di 8, che vengono a vedermi a teatro nei week end, se no io cerco di rientrare a casa. E sì, il padre mi aiuta molto, io sono felice di stare con loro. I nostri figli amano la campagna, per ora e non vorrebbero cambiare, ma poi chissà. Io il lavoro non lo considero più come prima, quando era la prima cosa. Ho cambiato molti ritmi di vita. Francamente, sarebbe ingeneroso lamentarmi. Faccio un lavoro che mi piace, la famiglia anche di più. Ci sarebbero sempre motivi per avere dei fastidi, ma non direi.

Daniela Cohen

  EX-REDATTORE di MILANO

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