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Teatro

<i>Magicomio</i>, l'arte della magia comica di Francesco Scimeni

<i>Magicomio</i>, l'arte della magia comica di Francesco Scimeni
Appare solo pochi giorni al Teatro Oscar di Milano, fino a domenica 13 aprile, in sostituzione di Lillo & Greg che hanno rinunciato all'ultimo minuto il loro spettacolo previsto in cartellone, causa imprevisto esistenziale. Ma Francesco Scimeni con Magicomio riesce a farsi subito amare dal pubblico milanese, che poco lo conosce. Fa ridere senza sosta coinvolgendo il pubblico in gags dove sembra goffo e impacciato ma sbalordisce coi suoi giochi da prestigiatore di gran razza. Molti credono di aver già visto di tutto eppure tutti restano a bocca aperta e applaudono con entusiasmo ai continui scherzi di Francesco. I suoi grandi occhi tondi e il sorriso contagioso si sono acquietati quando ha accettato l'intervista. Dove hai cominciato a fare il mago e con chi? Sono di Palermo ma ho iniziato ad avere successo a Siracusa nel lontano 1988, quando entrai nella messa in scena di uno spettacolo di Aristofane dove, all'interno del coro delle nuvole, c'era una nuvola magica di cui mi occupavo io. Fu uno spettacolo molto fortunato ed ebbe 74 repliche, ma avevo già cominciato giovanissimo a Palermo, nel 1983, col Teatro Madison dove ero il mago comico. E prima ancora facevo il mago normale. Che differenza c'è? Che la mia cosa è quelli lì, la magia comica, il Magicomio. Se vuoi sapere del passato, dopo il successo di Siracusa sono andato a Roma a fare teatro dal '90 in poi per alcuni anni e, dopo un'apparizione in televisione da Pippo Baudo, fui chiamato a lavorare per varie tv, comprese quelle straniere, dalla greca alla cilena, dalla spagnola alla portoghese... Quanto è cambiato il tuo repertorio in tutti questi anni? Nell'arco di tutti gli spettacoli la struttura è quella che ho raffinato per Magicomio. Nel corso del tempo si sono aggiunte delle idee, magari una poesia che cerco di magicare o un oggetto che mi diverte e lo inserisco nello spettacolo. Ma ci sono una marea di effetti, di numeri, lavoro con l'unione di circa 14 trucchi che sono cambiati, ho sostituito, ci sono dei numeri veri e propri. Lavori sempre in teatro? Dovendoci campare, faccio molti spettacoli alle convention, per Pirelli, la BMW, cose così. Con la Fiat ho fatto 3 volte il giro d'Italia presentando 100 date di spettacoli e ho lavorato con Amy Stewart, con Enzino Iacchetti, è stato molto divertente. Ma riesci anche a improvvisare durante gli spettacoli? Ogni sera cambiano le persone in sale e cambia lo spettacolo! Grazie all'esperienza si fa una battuta invece di un'altra, ho molte cartucce da usare. Non è sempre improvvisazione, anche se cambio battute. Succede perché in realtà cerco di scegliere fra il pubblico chi possa andare bene sul palco. Ci vogliono uomini e donne che sappiano sorridere. Ma come hai scoperto di essere un mago? Non so se ci si scopre, se ci si nasce o se il talento viene col tempo. Di sicuro il tempo comico è il più difficile da imparare, o ce l'hai o non ce l'hai. Una battuta va detta in quel decimo di secondo oppure l'hai persa. Posso solo dire che quando ti morde il virus della magia, ti colpisce e ti prende per tutta la vita. Anche se non diventa un mestiere, resta una passione per sempre. Dovendoci vivere? Bisogna saper scegliere cosa si può mettere in una valigia e su un aereo, adeguarsi a qualcosa di commerciale ma buono sia per il pubblico del Rotary che per una piazza di qualsiasi tipo. Devi imparare a essere omnicomprensivo e mai annoiare. Quando ne hai la certezza? Se ridono sia i bambini che gli ottantenni, vuol dire che ognuno ha potuto ridere magari per cose diverse ma la gag ha colpito nelle diverse chiavi di lettura. E' più difficile fare magie in televisione? La tv è molto cambiata, dal '90 a oggi. Un tempo avevo fatto uno show con 8 maghi che si scontravano con campioni di wrestling, provenienti tutti da vari Paesi e abbiamo sperimentato cose che, nella televisione generalista di oggi, con la spada di Damocle dell'audience, non si può più fare. L'attuale situazione impedisce di educare il pubblico e farlo evolvere. Comunque, della tv amo la diretta, dove anche il pubblico in sala sa che quello è un momento unico: non hai la possibilità del paracadute mentale di potersi fermare e rifare. Non ricordo di aver mai interrotto uno show neppure in registrazione. Se ti capita un errore in scena, impari a fare in modo che non sembri uno sbaglio. Tornerai a Milano? Cosa hai in programma? Davvero non sono mai stato spesso qui, a parte Zelig. Credo per l'anno prossimo potrei venire al Teatro Nuovo, vedremo. Intanto faccio serate e lavoro con Raul Cremona su Canal Gimmi, la televisione della piattaforma Sky. Siamo già alla terza puntata, è divertente e va bene.

Daniela Cohen

  EX-REDATTORE di MILANO

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