Teatro

Magdi Allam: 'La risposta è la cultura'

Il suo amore va all'Italia, alla cultura e alla libertà. Il film preferito? Dottor Zivago. E poi Verdi, Puccini, Leopardi e Foscolo per riscoprire la bellezza della nostra civiltà. E per non estinguerci.

Magdi Allam: 'La risposta è la cultura'

Una conversazione ricca di profondità, così profonda e arricchente che introdurla risulta quasi riduttivo. Protagonista è Magdi Cristiano Allam, giornalista, scrittore e politico egiziano naturalizzato italiano, insignito del premio Dan David per "il suo incessante lavoro mirante a favorire la comprensione e la tolleranza fra le culture". Allam ci parla di cultura e, ovviamente, anche di teatro.

Nei secoli il teatro è stato lo strumento per denunciare quelle cose che non si sarebbero potute denunciare in altro modo. E' ancora attuale questo modo di esprimersi?
In generale è così. Questa libertà però viene esercitata nei paesi in cui la libertà continua ad esistere: questo sicuramente è il caso dell'Europa e il caso dell'Italia, fino a questo momento. Laddove invece la libertà non è garantita costituzionalmente e le si impongono dei grossi limiti, le cose sono radicalmente diverse. Quindi facciamo attenzione, perché quella libertà che noi oggi consideriamo come un dato acquisito, quasi irreversibile, non lo è. Basta fare due salti sull'altra sponda del Mediterraneo per toccare con mano la diversità.

Recita un noto aforisma di Oscar Wilde: "Se devi dire la verità alla gente, dilla ridendo o ti uccideranno". Però in Francia con Charlie Hebdo ciò che è successo è accaduto proprio perché si stava ridendo: quale risposta andrebbe data a chi vuole impedirci di vivere?
La risposta è la laicità. Noi dobbiamo avere un contesto dove la laicità e ciò che ne consegue, in primis la libertà d'espressione, rappresenti un dato assolutamente inviolabile.
A Parigi il 7 gennaio del 2015 la redazione di Charlie Hebdo fu massacrata da parte di 2 estremisti islamici che ritenevano, dal loro punto di vista, di operare legittimamente, perché sarebbe stata diffamata l'immagine di Maometto, rappresentato in modo irriverente. Noi siamo in uno stato di diritto che consente legittimamente di criticare chiunque, soprattutto di criticare le idee e i personaggi che hanno dato vita a queste idee. Le idee possono essere criticate, ma non si può mai e poi mai arrivare all'atrocità di uccidere qualcuno semplicemente perché esprime delle idee.

In teatro vediamo sempre meno giovani, così come assistiamo alla crisi della cultura con la quale siamo cresciuti: quale potrebbe essere un modo per cambiare rotta?
Bisogna dire che i giovani in assoluto sono sempre meno. Siamo una società sempre più anziana: in Europa su circa 500 milioni di abitanti solo il 16% (pari a 80 milioni ) hanno meno di 30 anni. La società europea è sempre più anziana e rischia letteralmente l'estinzione. Dobbiamo sicuramente promuovere sul piano politico una cultura e una prassi che tendano alla rigenerazione della vita e alla crescita della natalità, perché senza figli e senza giovani noi comunque siamo destinati a scomparire.
Poi, per i giovani che ci sono, dobbiamo favorire una cultura che tenda alla valorizzazione del nostro straordinario patrimonio d'arte che rappresenta la nostra quintessenza.

L'arte è il nostro petrolio?
Esattamente. L'Italia potrebbe vivere solo di un turismo culturale atto a valorizzare il patrimonio ambientale e culturale. Abbiamo il patrimonio culturale più cospicuo dell'umanità e aggiungo anche un patrimonio umano di eccellenza perché, piaccia o meno, gli italiani nel corso dei millenni hanno saputo esprimere dei geni in tutti i campi dell'umanità.
Abbiamo bisogno anche di fortificare i nostri giovani dando loro una buona dose di cultura dei doveri e della responsabilità. All' occorrenza anche del senso del sacrificio, perché la sola cultura della libertà e dei diritti ha prodotto un lassismo e un relativismo che porta a non prestare attenzione alle nostre tradizioni, alle nostre radici ed anche al nostro patrimonio culturale.

Lo diceva Winston Churchill: "Chi non sa difendere la propria libertà non la merita"...
E' esattamente così, però aggiungo anche che la responsabilità è di tutti, perché siamo noi che abbiamo cresciuto i nostri figli in una cultura di sole libertà e di soli diritti. E' tutto questo che deve cambiare. Di sicuro l'Italia deve fare di tutto e di più per riscattare i suoi valori più sacri e il suo straordinario patrimonio culturale.

Se Oriana Fallaci le avesse potuto telefonare il giorno dopo l'elezione di Trump, cosa le avrebbe detto?
Io credo che si sarebbe mostrata estremamente soddisfatta, perché Trump, per quanto possa sembrare strano, rivoluzionerà non solo gli Stati Uniti, ma l'intera scena mondiale, riscattando la tradizione. Anche la modalità con cui lui si presenta, e cioè con la famiglia numerosa e tradizionale, è un messaggio molto chiaro. Che poi nella sua vita personale abbia fatto cose che possono essere additate da quella che è la morale cristiana tradizionale è un conto, ma di sicuro lui come uomo politico difende la tradizione, difende la sacralità della vita, la centralità della famiglia naturale e difende la comunità locale. Trump ha rivoluzionato la scena mondiale perché pone fine ad un orientamento imposto dalla globalizzazione, che è quello di fagocitare il micro nel macro, con le microimprese condannate a morte e che finiscono per essere fagocitate dalla macro-impresa. La micro-dimensione ha al centro la persona. La macro-dimensione invece al centro ha la moneta. Noi avremo un mondo che metterà sempre di più al centro la persona, la famiglia naturale, la comunità locale, l'economia reale, ponendo fine invece ad una prospettiva dove noi saremmo un meticciato antropologico.Altrimenti a governare sarà sempre di più una dittatura finanziaria.

L'abbassamento della cultura è funzionale alla dittatura finanziaria?
Esatto, perché la persona che è consapevole di ciò che siamo, delle nostre radici, delle nostre identità, dei nostri valori e delle nostre leggi è una persona difficilmente manipolabile. La cultura ritengo sia il fronte principale di combattimento per riscattare la certezza di chi siamo. La missione vera è diffondere e radicare l'informazione corretta, ovvero la corretta rappresentazione della realtà dentro casa nostra e di fronte a casa nostra.

Nel mondo musulmano ci sono dei teatri in cui si porta avanti una cultura parallela a quella che è attualmente predominante?
Onestamente non lo so. Quello che è sicuro è che ci sono ambiti dove spiriti liberi si riuniscono, si confrontano e prendono atto della incompatibilità della cultura islamica con quella che è la quintessenza della nostra umanita', e cioè la vita, la dignità, la libertà. Questa protesta c'è, è una protesta che difficilmente emerge e si afferma per quella che è la natura violenta dell'Islam, dove non è concepito il dialogo, non è concepita la dialettica: o si è sottomessi all'Islam o si è nemici dell'Islam. Quindi, se li vogliamo veramente aiutare, dobbiamo innanzitutto chiarire ai musulmani che stanno dentro casa nostra che la laicità è il riferimento a cui devono attenersi e poi promuovere di fronte a casa nostra dei governi laici, perché è solo con la laicità che possiamo avere la speranza che cambi questa dittatura islamica.

Un film o un'opera teatrale che ha visto è che le è rimasta particolarmente impressa.
Io amo il teatro, ma sono stato a lungo amante del cinema. Ingmar Bergman, Fellini. Guardo spesso con piacere Il dottor Zivago. Il genere del romanzo storico mi piace molto, perché unisce la storia della persona con la realtà della storia. Anche Lawrence d'Arabia è un altro dei film che mi hanno colpito molto. In entrambi i film il protagonista e Omar Sharif, che era un cittadino libanese naturalizzato egiziano, come me, e che poi è diventato un artista internazionale grazie al debutto in questi film di grande respiro internazionale.

Ha citato Giuseppe Verdi come uno degli autori che le piace di più e come una dimostrazione della genialità italiana. Cosa si potrebbe mettere in moto per cercare di ravvivare culturalmente le persone che purtroppo non riescono a ravvivarsi da sole?
Sarebbe fondamentale che gli insegnanti acquisissero questa cultura di sano amore per la propria civiltà attraverso Verdi, attraverso Puccini, attraverso Leopardi, attraverso Foscolo: dobbiamo riuscire a far sì che questa cultura diventi in qualche modo il nostro pane quotidiano. Io sono fiducioso, perché giorno dopo giorno constato in Italia che c'è sempre più sofferenza tra gli italiani, c'è sempre più insoddisfazione rispetto a quello che sta accadendo, sempre più frustrazione. La risposta non può essere che essere una risposta culturale incentrata sul riscatto di ciò che siamo, sul recupero della nozione di casa nostra, di patria, dell'amore nei confronti di noi stessi e dell'amore nei confronti dell'Italia. Quindi tutto quello che nell'ambito dell'arte, della cultura, promuove questo pensiero deve essere riscoperto, deve essere insegnato, perché credo che gran parte degli italiani non conoscano la nostra cultura e le nostre tradizioni e persino la nostra religione.

Un invito ad andare a teatro rivolto soprattutto ai giovani.
E' un invito che auspico venga anche incentivato da parte delle istituzioni (intese come Stato), che dovrebbero favorire innanzitutto la presenza e l'attività teatrale che oggi soffre molto per le condizioni economiche in cui si trova, promuovendo anche all'interno della scuola una cultura del teatro. Un tempo questo lo si faceva nelle scuole: io mi ricordo che nell' Istituto Salesiano Don Bosco facevamo delle recite improntate ai grandi maestri del teatro. Oggi tutto questo lo si è perso e non si fa altro che scimmiottare quello che la globalizzazione offre. E' una scelta politica e dobbiamo metterci d'impegno affinché questa rinascita culturale alla fine prevalga.
Aggiungo che non è soltanto una scelta ma è anche un dovere, perché o riusciamo a riscattarci o siamo destinati ad estinguerci.

Federico Serretta

  Redattore

"La vita la si vive o la si scrive" recitava Luigi Pirandello, circa un secolo fa. Il teatro è forse l'unico luogo in cui sia concesso fare...

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