Teatro

Leonardo Manera: 'Non importa cosa racconti, ma come lo racconti'

E' la regola del suo fare teatro: la comicità legata all'attualità. Lo spettacolo "Platone, la Caverna dell'informazione" parte dalla rassegna stampa (vera) del giornalista Alessandro Milan: si raccontano storie attuali, a volte strambe, con ospiti speciali e comici a supporto.

Leonardo Manera: 'Non importa cosa racconti, ma come lo racconti'

Lui è Leonardo Manera, comico di lungo corso, famoso al grande pubblico di Colorado e di Zelig soprattutto nel ruolo del polacco Petrektek (che faceva coppia con la compagna Kripztak). Manera è da sempre attivo e apprezzato anche in teatro e insieme ad Alessandro Milan, giornalista di Radio 24, porta sul palco del Manzoni di Milano "Platone la Caverna dell'informazione", un'edicola di notizie (vere) approfondite con leggerezza e comicità.

Prossime due date milanesi il 5 febbraio, con guest star Giuseppe Cruciani e chiusura il 26 marzo con Andrea Scanzi..

Platone la Caverna dell'informazione è stato un programma radio. Ma come si trasferisce a teatro un format così?
La realtà è che nato prima dal vivo: l'abbiamo portato a Zelig, il locale e poi in radio. Ma in radio era un po' un complicato, perché eravamo tanti e allora l'abbiamo riportato alla sua natura originaria. Stiamo andando bene, il pubblico risponde ottimamente ed è pronto per essere un programma televisivo.

Ce lo racconta?
L'idea è giocare sul vero, sul finto e sul verosimile. Partiamo dalla rassegna stampa vera - che raccoglie Alessandro Milan - e la raccontiamo con tono leggero, approfondendo i fatti, ecco perché si chiama Platone. Ci sono notizie anche divertenti, tipo "Cacciatore spara alla vipera e colpisce la moglie",  oppure "Cattolico si finge musulmano per non pagare il catechismo del figlio". Poi entriamo anche in temi più seri, tipo il lavoro e raccontiamo il tutto con ospiti - che in realtà sono comici che interpretano i veri protagonisti. Per esempio raccontiamo la storia di un italiano che va a lavorare all'estero e racconta la sua esperienza, ma poi rimpiange l'Italia.

Quanto lavoro c'è dietro?
Notevole, perchè Alessandro Milan, il giornalista che mi affianca sul palco, raccoglie tantissime notizie, le seleziona e prepariamo i comici ad hoc.
Poi abbiamo anche innesti video, che giro io, andando in giro per la città. Basti pensare che dopo la vicenda del militante Isis ucciso a Sesto San Giovanni sono andato proprio a Sesto a intervistare i passanti su come rivalutare la città.

Insomma, diciamo che è un teatro dal risvolto sociale.
Sì, è così. Io voglio da sempre fare una comicità legata all'attualità. Leggera, ma informativa, usando i temi  del vero e del finto, che poi sono tipici del teatro e dei tempi in cui viviamo.
E' la realtà a cui diamo credito, se ci pensiamo. E' sociale sì perché approfondiamo anche con ospiti di rilievo: nei primi due spettacoli avevamo ospiti giornalisti come Oscar Giannino e Mario Giordano e nella prossima avremo Giuseppe Cruciani.

E il pubblico che dice?
Si diverte. L'ultima volta erano 800 persone, un risultato molto buono. E sono persone disparate: giovani a cui interessa la comcità ma anche persone più legate al lato giornalistico, che magari seguono Milan in radio con la sua rassegna stampa brillante e vogliono vederlo dal vivo.

Lei calca le scene da trent'anni. Com'è cambiata la comicità?
E' cambiata, ma ci sono alcune cose che poi ritornano in voga. Nei primi anni 2000, per esempio, andava un tipo di comicità totalmente distaccata e di evasione, ora piace di più quella legata alla società.
La cosa fondamentale per farla bene è raccontare sempre delle storie.
Mi ricordo che a fine anni '80 - ero giovane -  a conclusione di un mio spettacolo mi si avvicina un comico che aveva parecchi anni d'esperienza sulle spalle. Mi disse una grande verità, sempre attuale vera ancora "Leonardo, bisogna raccontare qualcosa". Ed è così: prendere una storia, tante storie e arricchirle con delle battute, renderle divertente in un'ottica diversa, col pensiero laterale.
Alla fine è importante come racconti, non cosa racconti.

In cosa può migliorare il teatro, secondo lei?
Il teatro nasce come forma di spettacolo popolare: ecco, questo aspetto si è un po' persa. Ora manca quell'aspetto di farlo tornare un luogo dove si parla, dove il pubblico è interessato al bene e al male, che poi è la vita in tutti i suoi aspetti. A breve, per esempio, riprenderò a fare un mio spettacolo, il Candido di Voltaire: un testo della metà del 1700, ma ancora attualissimo.

 

Federico Serretta

  Redattore

"La vita la si vive o la si scrive" recitava Luigi Pirandello, circa un secolo fa. Il teatro è forse l'unico luogo in cui sia concesso fare...

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