Teatro

Intervista a Franco Branciaroli

Intervista a Franco Branciaroli
Si festeggia il centenario della nascita di un grande scrittore del '900, Samuel Beckett, uno dei massimi autori capaci di esprimere l'assurdità dell'essere umano e la disperata ricerca di significati tra individui isolati e incapaci di comprendersi col linguaggio. Nato in Irlanda il 13 aprile 1906 nei dintorni di Dublino, Beckett fu promotore delle opere di Proust e di Joyce, che tradusse in francese dopo essersi trasferito a Parigi. Comiciò a scrivere "ciò che sentiva" dopo la seconda guerra mondiale e continuò a farlo fino alla morte, avvenuta il 22 dicembre 1989 a Parigi, senza mai scendere a compromessi. Il suo stile anticipava un certo minimalismo ma chi lo ha conosciuto lo ricorda per l'amicizia, la compassione, l'umorismo. Vinse il Premio Nobel per la Letteratura nel 1969 ma non si presentò a ritirarlo, considerandolo una 'catastrofe'. Ha ispirato intere generazioni di artisti per la sua visione esistenzialista dell'umanità.

Franco Branciaroli è un attore uscito dalla Scuola del Piccolo Teatro e considerato fin dagli anni '70 come uno dei migliori talenti italiani. Lo scandalo del suo sodalizio artistico con Giovanni Testori, di cui fu "voce incarnata" e col quale fondò la Compagnia degli Incamminati, lo ha reso noto ma poco compreso. E' stato protagonista di innumerevoli ruoli che hanno lasciato un segno indelebile nel panorama teatrale contemporaneo. Al cinema è stato l'attore preferito di Tinto Brass, con cui ha girato 'Senso '45'. 'L'uomo che guarda', 'Così fan tutte', 'Miranda' e 'La chiave'. Fu suo il ruolo principale in 'Il mistero di Oberwald' con Monica Vitti, film del 1980 tratto da un testo di Jean Cocteau e diretto da Michelangelo Antonioni.

Branciaroli mi concede una chiacchierata in vista del suo ritorno a Milano con 'Finale di Partita', dal 7 al 19 novembre al Teatro Grassi di Milano. Dirige se stesso, Tommaso Cardarelli, Alessandro Albertin e Lucia Ragni.


E' stato più facile proporre Beckett in occasione del centenario?

"Senza dubbio ho potuto vendere facilmente questo spettacolo ai grandi teatri pubblici, perché sarebbe stata una fatica improba senza l'evento dei 100 anni dalla nascita. Ho scelto apposta Beckett adesso, oltre al fatto che mi piace molto e avevo voglia di farlo da tanto tempo".

Si sente il riconoscimento?

"In verità, Beckett vive una schizofrenia assoluta: il suo nome è conosciutissimo ma per il pubblico è un alieno, un marziano. Durante una rappresentazione c'è chi ha gridato 'Perché permettono a questi giovani autori di essere rappresentati, non si capisce niente!'. Ci sta della gente, a teatro, che non chiamerei neppure più pubblico... E' folla, gente. Forse c'è un 10% che ci capisce, credo. Non di più. Per fortuna che c'è, quel 10%".

Insomma, invece di essere considerato ormai un autore classico, Beckett fa ancora discutere!

"Già. Non ci riporta un classico, questo centenario. Una è uscita da teatro dicendo 'Ho visto uno spettacolo con un cretino che non riusciva a trovare una scala'. Direi che si piange per non ridere e alla fine viene una vera tristezza".

Altri programmi per il futuro?

"A febbraio comincio Brecht con Antonio Calenda, ma non conosco ancora i dettagli. Sta organizzando tutto lui".

Come mai hai fatto tanto cinema con Tinto Brass?

"Per la simpatia che Brass ha per me, l'ho seguito. Sono stato una specie di attore in esclusiva per lui e se non ho fatto proprio tutti i suoi film è perché avevo anche altro da fare. Comunque Tinto Brass è un regista molto apprezzato all'estero, dove gli dedicano spesso importanti retrospettive. Se mi chiama ancora, vado di sicuro".

Però non si può dire che tu abbi fatto molto cinema. Come mai?

"E' vero, ne ho fatto poco, una parte nei 'Vicerè' con Faenza… E' un appuntamento che ho mancato, come la televisione. Ma non sono mancate le soddisfazioni, nella mia vita professionale".

Perché hai scelto proprio 'Finale di partita'?

“L'ho scelto perché volevo fare Hamm. Volevo farlo, volevo stare sulla sedia a rotelle e interpretare questo ruolo. Questa è una ripresa, lo spettacolo è già andato in giro, poi ci siamo fermati. Be', quando ho interrotto, mi è mancato. E' strano, non mi era mai successo prima nella vita".

Che vuoi dire, esattamente?

"Che Beckett ha creato una specie umana che non esisteva, credo, come forse è successo a Kafka. Credi che certi personaggi non esistano, invece siamo tutti noi. Non è tanto il fatto di riconoscersi in loro, quanto di essere entrati nella testa strana di uno strano. Di cui ti affezioni, per quanto è grande, anche orribile. Con gli altri non mi era mai successo".

Daniela Cohen

  EX-REDATTORE di MILANO

...

>> continua