Teatro

Intervista a Danilo Nigrelli

Intervista a Danilo Nigrelli

Una lunga intervista a uno dei migliori attori italiani in circolazione, ora anche regista di un testo inedito in Italia. Dall’8 novembre infatti è al Teatro Piccolo Eliseo di Roma con “Hospitality Suite”, testo del contemporaneo Roger Rueff, lavoro di cui, oltre che regista, è anche attore.

Nato a Grosseto 46 anni fa, vive a Roma da 25 anni. Formatosi alla prestigiosa Accademia Silvio D’Amico, ha lavorato con Patroni Griffi, Ronconi, De Capitani, Panici, Scaparro e, da qualche anno a questa parte, è la punta di diamante nei lavori del regista Antonio Latella, premio UBU 2001.
Con Latella è stato Otello, Lady Macbeth, Amleto, Edoardo II. Grande successo anche con “I Trionfi” di Testori e “La cena delle ceneri” di Giordano Bruno, sempre diretto da Latella. In tv ha partecipato a varie fiction, tra cui un ruolo di primo piano in “Incantesimo”. Per il cinema ha lavorato con Roberto Benigni ne “Il Mostro” e “Pinocchio”. Dal 12 al 23 dicembre è a Milano, al teatro Out Off, con "I trionfi" di Testori, ripresa di un successo 2005.


Parlaci di questo nuovo lavoro del quale curi la regia.

E' un testo americano che in qualche modo mi è stato commissionato. Dovevo solo recitarci e per una serie di eventi mi sono preso l'onere della regia. Come dico nelle note di regia ho avuto difficoltà a entrare in rapporto con il testo, col tempo credo di esserci riuscito con onestà e cercando di tenere il cuore aperto....come sempre. Non ho cose particolari da aggiungere...c'è un lavoro importante sull'analisi del testo, sul plot e sui rapporti, lavoro metodico sui personaggi e sulla loro costruzione, lavoro fisico preparatorio e...dentro in scena con testa libera e cuore aperto. La scena è una specie di scatola per topi da laboratorio che va ad aprirsi sempre più con lo svolgimento della pièce. Musica dal vivo con un chitarrista che "vive" con i tre attori e poi.....vieni a vederlo!

Non è la prima volta da regista, vero?

No, infatti. Ho firmato due cose. La prima, al Vittoria di Roma. Era un concorso, non so se lo fanno ancora, per corti teatrali e c’era una ragazza che aveva scritto una cosa molto divertente “Ale al quadrato”, un corto di 7-8 minuti: l’ho messo su ed è venuto molto bene. La seconda esperienza derivava dalla prima: due attori avevano visto “Ale al quadrato”, gli era piaciuto e mi hanno chiesto se volevo mettere in scena “Il calapranzi” di Pinter all’Argot. Anche questa cosa è andata abbastanza bene. In generale mi piace, anche quando lavoriamo con Antonio, dare un occhio alla parte registica…mi piace, riesco a dare degli stimoli.

Dopo tante produzioni di successo con Latella, ora come siete rimasti? Svincolo definitivo o avete nuovi progetti insieme?

Nessuno svincolo con Latella, anzi, prima riprendiamo "I Trionfi" di Testori, il monologo curato con la sua regia e la collaborazione del dramaturg Federico Bellini, ripresa a Firenze e a Milano all'Out-Off in dicembre, indi ripresa de "La cena delle Ceneri"di Giordano Bruno premiato dalla critica come miglior spettacolo della scorsa stagione ed in questa con la bellezza (!?!) di dodici, dico dodici, repliche: sei a Genova e sei a Palermo!! E poi da febbraio cureremo insieme la regia di "Aspettando Godot" per lo Stabile dell'Umbria dove sarò in scena come Pozzo.....quindi non ci siamo separati!

Com’è il rapporto lavorativo con Latella? Mai uno screzio?

Ma no, screzi su cose minime. Io mi fido moltissimo di lui e lui mi conosce molto bene. Mi aveva visto recitare che nemmeno aveva iniziato a fare l’attore e questa cosa mi fa un po’ ridere! Poi ci siamo ritrovati insieme e mi raccontava che quando mi aveva visto entrare in sala aveva detto: “oddio, ma quello è Danilo Nigrelli!”. Po abbiamo lavorato insieme come attori e lui mi ha detto che ero generosissimo…per cui mi conosce talmente bene che, se mi dice qualcosa, so che lo fa per non farmi commettere errori. Poi lui ha una grande capacità, ma con tutti i suoi attori, di sapere dove andare a toccare. E se mi dice: “Danilo, così non va, prendi quest’altra strada”, io lo seguo.

L'Edoardo II ha avuto molta eco, un lavoro egregio, a detta di pubblico e critica. Due parole su questa esperienza e questo ruolo, così complesso e così intenso.

Edoardo II è stato una grande esperienza ma è finito e non voglio parlarne più, scusa. Del resto anche l'unico oggetto di scena, la bara, è stato distrutto....e la corona è in uno scaffale a casa mia...

Rispettiamo il silenzio sull’Edoardo, dunque! Parliamo d’altro: progetti extra-teatrali?

Stare un pò con mio figlio Francesco Maria e andare in vacanza con lui. Non ho avuto molto tempo per stare con mio figlio. Per vari motivi e non per mie speciali velleità artistiche, ma semplicemente perchè io con questo mestiere ci mangio e pure lui... quindi non posso fermarmi per troppo tempo. Finora ho cercato di non farmi condizionare nelle scelte di lavoro da questo ma non so se potrò farlo per molto......alla prossima fiction che mi offrono forse sarà difficile rispondere ancora negativamente.

Senza false modestie, rispondi schiettamente. La tua bravura è universalmente riconosciuta, i critici e i colleghi si sperticano sempre in lodi. Tu sei consapevole di essere bravo, è ovvio. Come vivi questo status? Cosa pensi di manchi e dove/a cosa vorresti "arrivare"?

Devo ancora devo imparare un sacco di cose. Io so di essere cresciuto molto come attore in questi anni e questo lo devo a Latella sicuramente, a quello che mi è successo nella vita, morti e nascite, ma forse lo devo anche a me al mio impegno almeno. Non mi lamento assolutamente, sento anche molta stima intorno a me, me ne sono accorto anche in queste settimane di regia, ma…ne riparliamo dopo il debutto! Ma sono anche molto diretto.......le difficoltà economiche sono le stesse di quando ero più scarso di adesso a recitare; e poi il mondo del cinema....quello mi è un pò precluso, non solo a me naturalmente, e questo mi dispiace un pò....ma si campa lo stesso.

Qual è secondo te il massimo riconoscimento per un attore di teatro, oggi? Premi a parte, se vuoi.

Il premio, in Italia, è senz’altro l’UBU, per la qualità che c’è dietro. Insomma, è organizzato da Franco Quadri, che è un grandissimo conoscitore di teatro. Premi a parte, credo il fatto di essere riconosciuto come attore polivalente, in grado di fare comico e drammatico, un po’ come era Alberto Lionello. Purtroppo in Italia non c’è questa mentalità. Questo sarebbe per me il massimo riconoscimento: se si capisse, una volta per tutte, che in Italia esistono persone che sanno fare più cose (e io mi metto all’ultimo posto di questo gruppo!). Mi hanno detto che sembro enorme quando faccio Otello, eppure non ho mai fatto palestra in vita mia, e quando faccio Amleto sembro un ragazzo, eppure ho 40 anni passati da un pezzo…! Ma anche nel cinema italiano è così: se vado a fare un provino col pizzetto, perché sto facendo uno spettacolo con Ronconi con quello stesso pizzetto, e il personaggio che ti richiedono al provino è previsto sbarbato, mi cacciano subito! Non si rendono neanche conto che il pizzetto te lo puoi anche tagliare! E’ una mentalità strana….non c’è molta stima degli attori come in Francia o Inghilterra. Per i miei concittadini di Grosseto io non ero nessuno finchè non ho fatto “Incantesimo”…come se prima non avessi fatto nulla. Il giorno che sono arrivato in tv sono diventato “l’attore”. Una cosa che mi fa imbestialire è quando sento “Ah, De Niro, Pacino, Hanks…quello è ingrassato 50 kg, quello ne ha persi 30…che bravi…”. Come se noi attori italiani non lo potessimo fare! Forse non tutti, ma alcuni sì.

Un nome?

Giancarlo Giannini per esempio. Un altro era Volontè…era piemontese e parlava siciliano, ma non gli chiedevano la carta d’identità. Ora il siciliano lo fa solo Sperandeo o nessuno. Per carità, Sperandeo è bravissimo, ma abbiamo e avevamo grandi nomi: Mastroianni, Popolizio, Castellano… e tra le donne la Morriconi, la Melato, Annamaria Guarnieri.

C'è un ruolo che volevi a tutti i costi e che non hai ottenuto o che ti hanno soffiato?

Mi è successo per certi ruoli cinematografici in cui ero stato provinato e che non mi hanno affidato e forse non per mie incapacità. In teatro non sono mai stato di quelli che si "sognano" un ruolo in particolare e forse questo è stata la mia fortuna.

Tra tutti i personaggi finora interpretati, qual è stato quello più tuo, quello che rifaresti fino allo spasimo?

Teofilo de “La cena delle ceneri” mi piace molto, ma molto! Ma anche Amleto avrei continuato a farlo, stavano cominciando a succedere delle cose.......ma non si poteva più...peccato!

C'è qualcosa che cambieresti nella tua carriera? Qualcosa che vorresti fare e che non hai fatto o che hai fatto e che non rifaresti più?

Mi sarebbe piaciuto concludere meglio il mio rapporto con Giuseppe Patroni Griffi ma il mio orgoglio e la sua morte me l'hanno impedito. So che mi voleva bene e lui sapeva di quanto gliene volessi ed è bellissimo fare questa regia al Piccolo Eliseo che è adesso a lui intitolato. Quella di Patroni Griffi era una compagnia d’altri tempi, seria, dura, dove si lavorava. Se il teatro classico deve essere così, è bellissimo. Ma se deve essere come ciò che è adesso, con i telefonini in camerino, con l’idea “tanto la gente verrà, sono tutti abbonati, è già tutto venduto…”, non mi piace per niente.

Fabienne Agliardi

  DIRETTORE EDITORIALE

Direttore Editoriale Teatro.it ...

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