Teatro

'Il teatro è in crisi, meno Sgarbi' Intervista al critico d'arte

Da un anno riempie le sale di tutta Italia con la sua rilettura di Caravaggio. Vulcanico e tagliente come sempre, Sgarbi è in grande spolvero e ci spiega la sua ricetta del successo: "Un po' lui, che è un argomento molto sexy, un po' io: messi insieme facciamo una miscela esplosiva".

'Il teatro è in crisi, meno Sgarbi' Intervista al critico d'arte

L'occasione era doppiamente ghiotta: l'inaugurazione del Teatro Gerolamo di Milano, chiuso da 33 anni, e al contempo poter intervistare Vittorio Sgarbi, in tour in Italia con il suo spettacolo su Caravaggio al Teatro Galleria di Legnano il 25/11, a Bologna il 29 ed il 30/11, a Montecatini il 2/12, al Sistina di Roma dal 9 all'11/12, al Carcano di Milano dal 14 al 18/12 e poi ancora a Reggio Emilia, Assisi, Padova e Firenze. L'incontro si rivela molto piacevole e informale: si spazia oltre il tema teatrale passando da Caravaggio a Trump, fino alla sua idea di teatro.

(NDR:  Sgarbi si scaglia più volte contro il "politically correct" e parla con la consueta libertà. Dichiarerà nell'intervista:"Io sono politicamente scorretto da sempre, però nel mio caso, essendo ritenuto colto, me l'hanno sempre perdonato”. Qualche espressione un po' forte è stata però volutamente parafrasata, temendo di non ricevere la stessa indulgenza da tutti i nostri lettori.)

Professor Sgarbi, recentemente è uscita la notizia dell'attribuzione di 69 dipinti  a  Caravaggio,  alcuni  del  suo  periodo  giovanile  del  quale  fino ad ora  non  ci era pervenuto nulla. Qual è la sua opinione su questa attribuzione e che novità porta sulla figura del pittore?
Negli ultimi anni la possibilità di trovare un nuovo Caravaggio è entusiasmante, soprattutto sul Caravaggio del periodo giovanile, quello in cui lui, venticinquenne, viveva tra Milano e Venezia e di cui non conosciamo assolutamente niente.
Qualche anno fa due studiosi attribuirono mille disegni circa al Caravaggio e non è chiaro cosa li abbia spinti ad una attribuzione così estesa. Di quei mille ne davano per certi solo cento. Sono stati aggrediti, sconfessati e io ho quasi provato tenerezza per la loro azione, ma ho pensato che qualche disegno, diciamo sei o sette, potesse essere ricondotto effettivamente a Caravaggio. Mi sono astenuto sulla proposta di Franco Moro che ha aspettato i suoi 60 anni per pubblicare 60 opere nuove di Caravaggio. Non  saprei cosa dire su questa sua bulimia, mi sembra che si sia tagliato le gambe per sempre. Ognuno di noi ha dato un piccolo contributo negli anni, ma 60...
Io che sono uno studioso piuttosto prolifico, devo riconoscere come mia onta che non ho mai scoperto un Caravaggio. Un po' ne soffro. Ma credo che sia meglio non trovarlo. Quando lo trovi è sempre una presa per il culo. Poi c’è il mio rapporto con Caravaggio attraverso il teatro e attraverso una rilettura: mi sono spostato nell'area dell'interpretazione e della spiegazione per cui questo artista è così attuale e così presente.

Lei infatti definisce Caravaggio un personaggio del ‘900 per il suo realismo, tratto che l'ha reso moderno. Secondo lei oggi Caravaggio che soggetti potrebbe ritrarre? Come esprimerebbe, per esempio, la sofferenza?
La sofferenza in Caravaggio inizia soltanto nel 1606, quando lui uccide un uomo e capisce che è un errore. I suoi ultimi quattro anni e le sue opere danno un evidente segno del suo senso di colpa. Per il resto non gliene frega niente della sofferenza. E quindi rappresenterebbe dei ragazzi in atteggiamenti omosessuali, che poi sono i temi dominanti di almeno 20 dipinti in cui - anche chi come me non vuole ritenerlo omosessuale - deve convenire che qualche pensiero viene -  come venne per esempio a Federico Zeri che lo dava per certo.

Hillary o Trump? Per chi avrebbe votato Caravaggio?
Sicuramente per Trump. Ma credo che Caravaggio non andrebbe a votare: il pensare che il suo  voto potesse valere come quello di uno stronzo qualsiasi l’avrebbe indotto a pensare che era meglio non votare del tutto.

Apriamo allora una parentesi: secondo lei con Trump il ”Politically correct” è definitivamente tramontato?
Credo che l’elezione di Trump sia la vera liberazione: poter essere politicamente scorretti anche nel linguaggio. Io sono politicamente scorretto da sempre, però nel mio caso essendo ritenuto colto me l'hanno sempre perdonato. Al povero Berlusconi gli  hanno  rimproverato  qualunque  cosa,  processandolo. Quando lo attaccavano come se fosse il male assoluto io ho coniato la definizione più perfetta per lui: lui è come il Conte Mascetti di Amici Miei. Questa è la sua psicologia. Come Tognazzi. Non può che fare tenerezza. Comunque questo mondo di politicamente corretto non è una scelta, è un destino di gente che in nome della carriera ha rinunciato al divertimento.

Ipotizziamo che Caravaggio arrivasse oggi in Italia e ascoltasse un'agenzia Ansa: "Approvato oggi in Italia il disegno di legge sulla pittura corretta e responsabile: d'ora in avanti non si potrà più dipingere o ritrarre figure o situazioni che potrebbero urtare la sensibilità religiosa, politica o sessuale dello spettatore".
Ecco: lui è proprio l'esempio. Ha avuto problemi perché ha dipinto bari, madonne puttane, però gli fanno la norma: “stia attento...”

Un'altra Ansa: “Ieri sera fermato per rissa il noto pittore Merisi in un ristorante di Roma, in cui era andato insieme al noto critico d'arte Vittorio Sgarbi dopo aver assistito al suo spettacolo. Due sconosciuti sono andati a salutare il Merisi e da lì è nato l'alterco.  Secondo lei chi potrebbero essere state queste due persone?
Due che volevano rompere le palle! (ride)
Comunque m'immagino potessero essere la Bindi che cercava un appuntamento galante e  Travaglio che voleva fare arrestare Caravaggio per omicidio. Rissa faticosa, ma alla fine non abbiamo ucciso nessuno, nonostante il raptus. Perché quando uccidi qualcuno - e questo poi è il Caravaggio degli ultimi 4 anni -  si vede che hai il senso di colpa. Io lo racconto nello spettacolo:  lui, alla fine, si fa l'ultimo autoritratto, quello con la testa di Golia. Sceglie di stare nella faccia del cattivo e di identificarsi con lui. Però il vincitore - che è Davide - se lo guardi bene quasi piange, cioè sente la sofferenza di avere ucciso anche uno cattivo.

La cultura media in Italia è progressivamente in declino. Si legge sempre meno. La storia letteraria, musicale, artistica del nostro paese è studiata poco e male. Montanelli, riportando una frase di Ugo Ojetti, sosteneva che l'Italia fosse un paese di contemporanei, nel senso che non conosciamo il nostro passato e non pensiamo al nostro futuro. Secondo lei c'è qualche segnale positivo o è un declino inarrestabile?
Intanto possiamo coltivare non la cultura media, ma la cultura massima: ci sono delle specializzazioni che io ho sempre guardato con sospetto ma che hanno portato approfondimenti importanti. Quindi la cultura media tende a sfumare e a svanire, la cultura massima invece produce ottimi risultati.
C’è un libro che si chiama "Decadenza dell'analfabetismo", di un filosofo spagnolo, José Bergamin. Indica con certezza che un contadino del 1940 era di gran lunga più colto e aveva un'esperienza della vita e delle cose più radicata di un laureato di oggi. Quindi l'analfabetismo è una cultura perduta in nome di un'alfabetizzazione ebete. Però quell'alfabetizzazione ha un riscatto nella tecnologia. Qualche personaggio di talento inventando strumenti come lo smartphone fa sì che io con questo telefono abbia tutti i libri del mondo e se ho una curiosità possa soddisfarla in 30 secondi. Questo naturalmente a dei ragazzi giovani e svelti può dare una spinta a conoscere: se hai uno spirito che vuole conoscere sei molto facilitato dagli strumenti tecnologici, cioè non hai bisogno di andare in biblioteca.. E questo rende questo strumento una specie di prigione, perché ne siamo schiavi. Quindi quando si chiedeva " quale libro salveresti? " ora si direbbe: basta che salvi il telefonino!
Ma se non so cosa cercare nel telefonino, una cosa di cui non conosco l'esistenza… non la troverò mai. Troverò solo quello che cerco. Invece la bellezza della conoscenza è quella di chi ha scoperto l'America, cioè trovare quello che non cerchi. Questo il telefonino lo consente in modo molto più rarefatto. Però nel complesso io sono ottimista rispetto agli allargamenti della conoscenza e della curiosità delle persone, perché la curiosità è tutto.

Professore, ma lei che rapporto ha col teatro?
Il mio moto verso il teatro non è spontaneo. Se posso essere utile al teatro perché gli do un finanziamento, ci vado. A teatro vai a sentire Ronconi: dura 8 – 9 ore, ma forse lasci perdere perché poi te ne ricordi un quarto d'ora, quindi tanto vale entrare a spizzico un quarto d'ora e poi andare via come io ho fatto.
Quindi il teatro porta con se’ nella mia visione una lentezza che per esempio le opere d'arte non hanno. Se vado a vedere un quadro di Giorgione, ho davanti un capolavoro che è la Tempesta. Lo guardo un minuto, due minuti, tre minuti, cinque minuti, poi vado via. Sentire un'opera – magari orrenda – magari che dura tre ore e mezza - è un investimento di vita.

Cosa le piace vedere?
Dipende e dipende da con chi vado. Una volta sono andato a teatro con una donna che voleva essere portata all'orchestra di Abbado, ma ha guardato Abbado tutto il tempo e non ha guardato me. L'ho odiata.
Comunque, se ci fosse ancora Petrolini io correrei. Io per esempio l'ultimo spettacolo teatrale che ho visto era di un mio amico, l'unica persona che ho intervistato e si chiama Tadeusz Kantor.  La “ Classe morta” è stato tutto. Per me quello è il teatro. Più di Kantor: cioè lì c'è proprio un eroe. Il teatro ha penuria di figure forti.
E allora io vado bene per il teatro perché io ho quella natura così, da protagonista.

Qual è il target di pubblico  che va a vedere Vittorio Sgarbi a teatro?
Tutti. Persone mature perché hanno un interesse storico per Caravaggio, i giovani curiosi perché magari lo vedono per la prima volta. Caravaggio è un nome che non tradisce.

Per sapere dove sarà in scena, ecco il CALENDARIO COMPLETO dello spettacolo.

Federico Serretta

  Redattore

"La vita la si vive o la si scrive" recitava Luigi Pirandello, circa un secolo fa. Il teatro è forse l'unico luogo in cui sia concesso fare...

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