Teatro

I Legnanesi: maschere lombarde contro la crisi e il pessimismo

I Legnanesi: maschere lombarde contro la crisi e il pessimismo
A una settimana dall’arrivo al Teatro Creberg di Bergamo dell’ultimo spettacolo dei Legnanesi, “Oh Vita… oh Vita Straca”, Antonio Provasio mi concede telefonicamente un’intervista a tutto campo, sullo spettacolo, ma non solo, per conoscere meglio il fenomeno del teatro dialettale di una compagnia sulla cresta dell’onda da più di sessant’anni. Come sta andando la prima tournée dopo il glorioso anno di celebrazioni per il Sessantesimo dei Legnanesi? Sta andando veramente bene. Siamo contenti perché non ce l’aspettavamo. Vista la crisi che sta avendo il nostro Paese, pensavamo di non riuscire a fare tutti questi numeri, ma devo dire che abbiamo dovuto ricrederci noi per primi. Siamo davvero felicissimi di come è andata, di come sta andando. Dobbiamo ringraziare il nostro pubblico che dal 1949 non ci ha mai abbandonati. Per raccontare la crisi che si è abbattuta sull'Italia era proprio necessario scomodare la Russia? Di solito tutti vengono in Italia, noi abbiamo deciso per una volta di fare gli emigranti, come un tempo. Per cercare fortuna, per darci una mano, per arrabattarci e arrivare alla fine del mese, abbiamo deciso di provare anche questa strada. La famiglia Colombo andrà in Russia e lì ne succederanno delle belle: la Teresa troverà un suo vecchio amore. Di solito è la Mabilia ad essere innamorata, questa volta invece tocca alla Teresa e il Giovanni sarà gelosissimo. Quest'anno il pubblico ha premiato ancora i Legnanesi, ma si sono lette anche delle critiche su quotidiani prestigiosi: tutti lamentano l’assenza del cortile lombardo… Devo dire la verità: solamente un giornale aveva parlato di questa cosa, che non è vera, perché noi partiamo sempre dal cortile. Anche quest’anno la prima scena è ambientata in cortile, dal cortile partiamo per la Russia e, nella seconda parte, da lì andiamo addirittura a fare i secondini nelle carceri di San Vittore a Milano. Per noi la vita è il cortile, i Legnanesi sono nati nel cortile, è da lì che parte sempre l’avventura dei Legnanesi. Secondo me chi ha fatto queste recensioni non è neppure venuto a vedere lo spettacolo. Nel primo episodio c’è la classica scena di cortile, dove le cortigiane – la Teresa, la Mabilia, la Pinetta, la Chetta, la Carmela – sono testimoni di una pseudo-eredità, perché muore un cugino della Teresa. È chiaro che non si possono più ambientare tutte le scene in cortile, perché c’è stata un’evoluzione del genere, ma per noi è importante mantenere vive le nostre radici e una scena di cortile la facciamo sempre. Si è parlato di Legnanesi un po' distratti, scenette viste e riviste e soprattutto della durata: forse in un mondo così veloce, quasi 4 ore di spettacolo sono eccessive. Che cosa ne pensa? Devo darLe ragione sulla durata dello spettacolo. Purtroppo noi siamo molto legati a questi tempi, perché noi portiamo in scena la classica rivista di una volta. Abbiamo sei cambi di scena, abbiamo bisogno di tempo per effettuare tutti gli spostamenti dietro le quinte e lo spettacolo inevitabilmente si allunga un po’. Tuttavia mi sono ripromesso, e Le do la mia parola, che anche i Legnanesi dalla prossima stagione accorceranno i tempi, perché effettivamente sono un po’ lunghi. L’unica critica a questo spettacolo che mi sento di sottoscrivere, come persona chiamata in causa, è la lunghezza. Però devo dire che nessuno si alza fino alla fine, perché il nostro pubblico è abituato alla lunghezza dei Legnanesi. Certo è che la gente non è più abituata a restare seduta tre ore, tre ore e mezza, a teatro. I nostri colleghi fanno spettacoli di due ore - quando sono lunghi – e anche i Legnanesi si devono adeguare. Tuttavia ci dispiace, perché noi cerchiamo di divertire divertendoci e dovrebbero spararci per costringerci scendere dal palcoscenico. Anche i miei colleghi – la Mabilia e il Giovanni – mi dicono sempre di accorciare un po’ lo spettacolo, perciò faccio una promessa anche a loro: nella prossima stagione riusciremo a mettere in scena uno spettacolo di una mezz’oretta più corto. Come vivono i Legnanesi, dentro e fuori dal palcoscenico, la situazione e la crisi dell'Italia contemporanea? La vivono male, anche se il nostro pubblico non ci abbandona. La famiglia Colombo, sul palco, è una famiglia proletaria: il Giovanni fa l’operaio, la Teresa è pensionata, la Mabilia è disoccupata. Pensi Lei come una famiglia così può vivere una crisi. Bisogna sempre cercare di ingegnarsi per tirare alla fine del mese, addirittura inventandosi dei lavori, come diventare i secondini delle carceri milanesi. Anche Antonio Provasio, Gigi Campisi ed Enrico Dalceri la vivono male. L’unica cosa che possiamo fare in queste tre orette è cercare di dare un po’ di serenità e felicità. Il nostro è un pubblico di fascia medio-bassa; non tutto, ma l’ottanta per cento è fatto da persone che forse devono sforzarsi per arrivare alla fine del mese. Bisogna stare loro vicini e cercare di dare loro un sorriso. Al giorno d'oggi, purtroppo, sempre più famiglie si disgregano. La famiglia Colombo invece, nonostante le ‘beghe’, resta un simbolo di unità coniugale. Il vostro è un bellissimo messaggio, ma quanto conta la famiglia per i Legnanesi? È fondamentale. La famiglia Colombo è una famiglia pulita. L’immagine che cerchiamo di dare è quella di una famiglia positiva, in cui ci si ama nonostante le litigate. La Teresa ama ancora il Giovanni, anche dopo 50 anni di convivenza; la Mabilia è la classica zitellona che sta bene a casa sua. La Teresa, il Giovanni e la Mabilia devono dare positività. Noi forse siamo rimasti gli ultimi a fare ridere sulle disgrazie della povera gente, perché riusciamo a prenderle nel modo giusto ed entrare nei cuori delle persone. Siamo diventati un po’ delle maschere lombarde delle quali la gente si è innamorata. Chi non ha mai avuto una Teresa, una Mabilia o un Giovanni in casa o tra i conoscenti? Giochiamo proprio su quello, cercando di essere positivi. Noi, poi – Campisi, Dalceri ed io - abbiamo le nostre famiglie, alle quali teniamo. Siamo persone normali. Possono succedere tante cose, ma è fondamentale il rispetto e la voglia di stare insieme. Io ho due figlie, cerco di fare il possibile per essere un bravo padre, anche se non sono sempre presente. Se si arriva alla separazione, nonostante tutto, l’importante è capire se è accaduto per un motivo importante o solo per una ragazzata, un capriccio. Ormai abbiamo cinquant’anni e quello che facciamo, lo facciamo con la testa, dopo averlo ponderato. Credete che la Teresa, la Mabilia e il Giovanni siano ancora delle maschere in cui gli Italiani (almeno quelli del nord) possano riconoscersi, o sono ormai diventati fantasmi di un tempo che non tornerà più? Metà e metà… noi riusciamo a dare positività, ricordando un tempo in cui si era felici nonostante le difficoltà. Raccontiamo dei cortili nei quali non si stava sempre bene. C’era tanta miseria, un gabinetto per venti famiglie, eppure quando inizio a raccontare di queste cose vedo che alle persone si illuminano gli occhi. Magari oggi vivono in tre locali più doppi servizi, ma i cortili mancano, soprattutto alle persone di una certa età. Certo, è un discorso retrò, perché i cortili stanno sparendo, ma si ha un ricordo comunque positivo. Cerchiamo di non dimenticare l’aspetto positivo del cortile: la solidarietà, la voglia di stare insieme. È questo ciò che i Legnanesi vogliono ricordare. Stiamo attenti a non perdere i valori importanti per gli Italiani: la famiglia, la voglia di stare insieme, la solidarietà, la compagnia. L'anno scorso “Casa Colombo”, quest'anno il singolo “LegnaTek”... fin dove vi spingerete? Noi non abbiamo limiti, ci spingeremo fin dove potremo. Quest’anno in televisione staremo tranquilli, perché vogliamo ponderare e valutare. Secondo me i Legnanesi vanno visti in teatro, poi se arriva qualcosa di bello in televisione si fa. L’importante, però, è non buttarsi via. Dal momento che noi abbiamo la fortuna – e mi tocco, mi scusi se mi tocco – di riuscire a fare bene in teatro, è giusto che ci concentriamo su questo. Se poi arriverà la televisione, dovremo cercare di fare bene anche lì. L’anno scorso “Casa Colombo” è stata una cosa bella, positiva, è piaciuta, ma, secondo me, va anche molto migliorata. Ci stiamo lavorando, poi, quando saremo pronti, torneremo. Io non voglio più rifare in televisione ciò che facciamo in teatro, voglio che siano differenziati i due tipi di spettacolo. Non poniamo limiti… Abbiamo letto sull’”Eco di Bergamo” di ieri, che avete detto no a Zelig! Perché? Non è proprio vero. Ci avevano fatto questa proposta e io ho soltanto detto che la Teresa, il Giovanni e la Mabilia non sono personaggi da Zelig, non sono cabarettisti, hanno bisogno di uno spazio diverso, di più tempo. Abbiamo parlato con Gino e Michele, che sono nostri amici e ci stimano moltissimo, ma non ci sentivamo pronti a presentare questi tre personaggi in 4-5 minuti. Non ci siamo fatti ingolosire e di questo sono contento. Abbiamo detto di no non perché non ci piaccia Zelig, ma perché abbiamo preferito aspettare. Ieri era Musazzi. Oggi chi è l'artefice del successo dei Legnanesi? Ieri era Musazzi e Barlocco. Anche Barlocco era un personaggio fondamentale. Quest’anno sono Provasio, Dalceri, Campisi, eccetera. È un lavoro di gruppo. Non c’è più il vero capocomico come era Musazzi, che lavorava molto soprattutto sul personaggio della Teresa. I miei testi sono più generici, perché cerco di coinvolgere di più gli altri personaggi, come il Giovanni, come la Mabilia e le altre. È cambiata la comicità, è più veloce, e la Teresa ha bisogno di spalle diverse. Il personaggio principale è sempre la Teresa, ma anche gli altri sono fondamentali. Devo ringraziare soprattutto Gigi Campisi ed Enrico Dalceri perché mi stanno dando una grossa mano anche sui testi. Sta diventando un lavoro a più mani, corale. Tutti sono gli artefici del successo dei Legnanesi.

Petra Motta

  EX-REDATTORE di MILANO

Carriera Scolastica 1991 - 1996: Ha frequentato a Bergamo il Liceo Classico Statale Paolo Sarpi, conseguendo la maturità classica con il voto di 60/...

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