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Teatro

Gaetano Callegaro e i desideri del Teatro Litta

Gaetano Callegaro e i desideri del Teatro Litta
Stasera si fa festa in città e al Teatro Litta l’ingresso è libero. L’invito è esteso a tutti i cittadini dalle 20,30 in poi, c’è ‘Festa di compleanno: Desideri, Meraviglie, Seduzioni, Identità, Amori e Sorprese’. Si celebrano i primi 30 anni del Teatro Litta gestito dalla Cooperativa degli Eguali e ci saranno esibizioni teatrali e musicali. Come il saggio dell’Associazione Xpò/Lis, un allestimento della Compagnia Dionisi, la coreagrofia ‘in verticale’ Neos, con danzatori che si arrampicano sui muri del cortile dell’Orologio e le musiche di Marco Castelli con proiezioni sulla facciata del palazzo esterna, a cura del regista Antonio Sixty. Beparlo con Gaetano Callegaro, che fu uno dei fondatori della Cooperativa degli Eguali e l’ultimo fra quei primi ancora a lavorarci. Che effetto fa celebrare 30 anni di lavoro? La Cooperativa Teatro degli Eguali nasce nel 1976 come Compagnia di giro e solo nel 1986 ha preso la gestione formale del Teatro Litta, che prima di allora fu utilizzato da altri, in particolare dal Dopolavoro Ferroviario. Il Palazzo Litta fu edificato su commissione di Bartolomeo Arese, la costruzione terminata nel 1648 ma, con la decadenza della famiglia Litta, il palazzo venne messo all’asta e acquistato dalla Società Ferroviaria dell’Alta Italia. Nel 1905 vi subentrarono le Ferrovie dello Stato, che vi sono rimaste fin quasi ai giorni nostri. L’ultimo loro ufficio è stato smantellato appena poche settimane fa, dopo che le FFSS, privatizzate nel 2001, hanno dovuto cedere il Palazzo al demanio dello Stato. Nei primi anni noi abbiamo fatto ricerche sul teatro del ‘700, con spettacoli in costume molto ben ricostruiti. Dal ’98 circa, la Cooperativa si è trasformata in Teatro Stabile d’Innnovazione, come hanno fatto il CRT o il Teatro Verdi. Quali cambiamenti ricordi? Gli anni ’70 furono molto speciali: il desiderio di aggregazione giovanile era particolare e portò alla nascita di espressioni artistiche significative, come l’attuale Teatro Litta. Con gli anni, sono diventato il presidente del Teatro Stabile e all’interno abbiamo avuto dei cambiamenti. Ora in Cooperativa ci sono molti giovani sotto i 30 anni, neppure nati quando l’avventura ebbe inizio. Io mi sto preparando a dare il più possibile, a trasmettere quanto so per rendere possibile un futuro ricambio. Lavoro con diverse generazioni ed è bello farlo assieme, perché non è solo il più anziano che insegna al giovane: spesso accade il contrario. Ho lavorato con molte persone e ora condivido la direzione artistica con Antonio Sixty, tirato dentro qualche anno fa, quando sono cominciate a cambiare le cose. Avevo il progetto di ristrutturare e utilizzare più spazi per fare teatro ma ho avuto bisogno di validi collaboratori, come chi si occupa dei rapporti con le istituzioni. Sixty è stato utile per dirigere il teatro del Grande Racconto che avevo in mente. Che significa? Significa fare i classici ma con una visione contemporanea, dal punto di vista dell’energia. Volevo fare più drammaturgia moderna, un teatro di parole che trasmettesse conoscenza, immaginazione. Un lavoro anche difficile, sempre alla ricerca di spettacoli da mettere in scene che possano arricchire il pubblico. I progetti indirizzati alle scuole e alle superiori sono ormai una realtà, come l’ospitalità di Festival ed eventi culturali, rassegne cinematografiche, corsi di scrittura e di teatro. Tutto questo porterà alla nascita di una vera e propria Factory per la Cultura, culmine del sogno progettato per anni. Come hai realizzato il restyling del Palazzo Litta? Volevamo valorizzare un luogo edificato a fine ‘700 che conserva intatta una magia tutta speciale. Ora facciamo festa per i futuri anni di teatro insieme. Dopo 3 anni di ristrutturazioni che hanno cancellato un certo degrado, la festa serve per mostrare ai cittadini il luogo in cui vive questa Cooperativa. Ho invitato persone che non vedevo da 30 anni, è anche una loro festa. ci saranno esibizioni teatrali e musicali, proiezioni sulla facciata del palazzo, all’interno del cortile e, prima di mezzanotte, il clou della serata: il lancio dei desideri! Vogliamo lanciare in cielo 30 palloni colmi di desideri, magari sulla nostra città. Possono essere portati qui da noi, inviati tramite mail all’indirizzo info@teatrolitta.it o anche scritti la stessa sera. Quelli arrivati in tempo e considerati molto curiosi saranno pubblicati da alcuni quotidiani. Poi andranno tutti in cielo, prescelti o no! E la festa, com’è? Vorrei davvero che la gente usasse questa serata per scoprire un luogo meraviglioso, passeggiando fra le sale, nel Cortile dell’Orologio con gli arrampicatori, nel giardino interno, a guardare le performance, ascoltando la musica o sbirciando il teatro. E ci saranno sorprese, che non dico se no che sorpresa è? Ci sarà il rinfresco, da bere e da mangiare, una vera festa per tutti i milanesi!

Daniela Cohen

  EX-REDATTORE di MILANO

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