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Teatro

Gabriele Di Luca: ‘Spero che Carrozzeria Orfeo diventi un progetto trasversale’

In scena con un testo filosofico e dal riso amaro, l'artista si svela partendo dal progetto Carrozzeria Orfeo fino alla sua visione del futuro.

Gabriele Di Luca
Gabriele Di Luca © Laila Pozzo

Considerato tra i drammaturghi contemporanei più interessanti del panorama teatrale (ma non solo, è anche attore e regista), Gabriele Di Luca è il cofondatore della compagnia Carrozzeria Orfeo. Personaggio poliedrico, porta in scena con filosofia e ironia i disagi umani e la solitudine che accompagna l’esistenza di ognuno di noi. 

Affiancato in regia da Massimiliano Setti (attore, regista e compositore) e da Alessandro Tedeschi (attore e regista), è in tournée con lo spettacolo Miracoli Metropolitani. Abbiamo approfondito la conoscenza umana e artistica di Gabriele e di Carrozzeria Orfeo.

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Carrozzeria Orfeo: raccontaci un po' la vostra storia.
Carrozzeria Orfeo nasce nel 2009, il nome è la contrapposizione materiale, come quella di una carrozzeria appunto, e l'artigianato nell'arte. All'inizio noi ci occupavamo di tutto non essendo ancora conosciuti, quindi montavamo il palco, ci occupavamo delle luci, abbiamo affrontato tutto con lo spirito artigianale, spirito che è comunque rimasto anche se ora con noi collaborano e ci aiutano altre persone. 
Orfeo, perché riprende il mito greco di Orfeo ed Euridice, arrivare dal buio alla luce attraverso il teatro, ossia passare da una situazione ipotetica di non consapevolezza, quando si entra a teatro, alla conoscenza, quando si esce. Inoltre, c'è un richiamo al mito di Euridice perché di fondo la nostra è una storia d'amore con il pubblico che nasce sempre dal buio per arrivare alla storia.

Parlaci brevemente del vostro spirito di compagnia.
Il nostro rapporto è familiare, con Massimiliano Setti siamo brothers in Art, abbiamo iniziato insieme nel 2001 in accademia, abbiamo una visione poetica ed artistica simile. La nostra è una vera e propria famiglia artistica, ci lega il senso profondo della vita.

Arriviamo al vostro spettacolo, di cosa parla Miracoli Metropolitani?
Parla di tante cose diverse, c'è una sovrabbondanza di tematiche, per scelta, perché il mondo va più veloce di noi. Sarebbe troppo sintetico un racconto con un solo tema centrale, la vita è molto più caotica, disordinata, per questo è necessario una sovrabbondanza di tematiche. 

Miracoli metropolitani


Di fatto il mondo è nel panico e la politica cerca sempre dei capri espiatori, un facile nemico a cui dare le colpe. In questo caso sono le comunità straniere, colpevoli dell’esplosione delle fogne (fatto avvenuto veramente tempo fa in un quartiere londinese) come a dire ‘cagate a casa vostra’. Accanto a questo ci sono 7 personaggi (che poi diventano 8) vinti dalla vita, in lotta per un riscatto personale. 

L'altro tema trattato è la denuncia di un mondo opulento è viziato dal cibo e parliamo di intolleranze alimentari come strumento di controllo economico dei cittadini; di fondo una contestazione a quello che sta accadendo grazie alle coltivazioni intensive e agli alimenti geneticamente modificati, che portano allo sviluppo di intolleranze alimentari causate da una politica capitalista alla quale si contrappone un mercato di rimedi, ad esempio cibo senza glutine, sempre strumentalizzati.

Con Miracoli Metropolitani sei stato selezionato per partecipare a un progetto americano sulla scrittura creativa contemporanea.
Ho vinto un contest, la terza edizione dell’Italian Playwrights Project dove sono stati selezionati quattro testi italiani che saranno tradotti in americano e potrebbe essere possibile una messa in scena a New York, ma sulla messa in scena avrò notizie più in là.

(Ph. Laila Pozzo)


Il tuo teatro ruota intorno al concetto di solitudine esistenziale: è una necessità sociale o una scelta personale?
La ritengo una necessità sociale, ma non la solitudine quella stereotipata, quella umana oggi; noi siamo soli con noi stessi in questa solitudine sociale in quanto cittadini non rappresentati più dallo stato e dalle istituzioni.

Quali fragilità sono emerse in questi due anni di pandemia?
Esattamente come quando qualcosa già esiste ma successivamente è più visibile! Queste fragilità c'erano anche prima: il crack sociale, la solitudine e il riscatto esistenziale non sono temi di oggi. C'è un libro molto interessante, La società della performance, che spiega molto bene l'identità frammentata dell'essere umano, la pandemia l’ha solamente mostrata.

Miracoli metropolitani


Durante il lockdown hai realizzato delle dirette social invitando artisti di ogni settore per un confronto: quale era il loro scopo, artistico o di intrattenimento?
Lo scopo era artistico-sociale: abbiamo proposto un format, Prove generali di solitudine con il quale per quattro appuntamenti davamo una parola chiave sulla quale sviluppare un testo, siamo riusciti a ricevere oltre 2500 racconti, alcuni di loro selezionati e premiati in denaro. 
Abbiamo tenuto dei workshop gratuiti con una richiesta di partecipazione di mille persone e per esigenze di accoglienza abbiamo potuto dare spazio a 160 partecipanti. Poi ci sono state le dirette social con Lino Guanciale, Bruno Brunori Sas, Franco Arminio, per cercare di confronto profondo con punti di vista intellettuali.

Lo spettacolo Thanks for Vaselina è diventato un film nel 2019, Thanks!, tra l’altro con un ruolo per Luca Zingaretti. Come è stata questa esperienza?
E’ stata magnifica umanamente e professionalmente, anche se l'obiettivo è stato raggiunto a metà, nel senso che da una parte ho lavorato al linguaggio cinematografico che mi appartiene più di quello teatrale, è quello con il quale mi trovo più in linea, dall’altra senza entrare troppo nei dettagli, non è stato un film che avrei voluto totalmente realizzare. Però comunque è una cosa che mi porto nel cuore.

Ci sono altri film in cantiere o è stata al momento un’esperienza isolata?
Ci sono progetti in stato embrionale di cui al momento non posso dire nulla.

Sei un autore contemporaneo, qual è il tuo rapporto con il teatro classico?
E’ un rapporto di rispetto, mi sono formato con i classici però nella proposta ci deve essere una ri-fertilizzazione; se vedo a teatro Shakespeare recitato da attori vestiti in giacca e cravatta mi annoio. Credo che vadano rivisitati considerando i temi attuali, d'altronde i grandi che oggi consideriamo come classici all'epoca parlavano al presente, ha senso quindi portarli in scena se collocati nelle situazioni che noi viviamo.

Quale visione hai di te tra 10 anni?
Con i capelli, con i 10 anni di meno e a Rio! Scherzo… sono profondamente legato al progetto Carrozzeria Orfeo e spero che diventi trasversale includendo la pedagogia, il teatro, il cinema e la televisione, accrescendo il sapere attraverso collaborazioni intellettuali. Mi vedo con l'opera perfetta che non arriverà mai e quindi continuerò a scrivere e spero che ci sia una serie televisiva, mi piacerebbe realizzarla.

 

Mary Ferrara

  CAPOREDATTORE

Romana de’ Roma – e ne va fiera: Maria Domenica (o come la chiamavano tutti, Mary) è da sempre amante dello spettacolo. Dopo un master in comunic...

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