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Teatro

Eva Martelli dirige la pièce sul 'perchè' dell'emigrazione a Marcinelle

Eva Martelli dirige la pièce sul 'perchè' dell'emigrazione a Marcinelle

Nessuno lo sapeva che eravamo santi”, pièce teatrale diretta da Eva Martelli, sabato 1° giugno, alle ore 19:00, sarà replicata, in lingua italiana, in Belgio, al Bois-du-Cazier, ex-miniera di carbone nota tristemente per la tragedia di Marcinelle, ormai divenuta Museo e sito dell’Unesco. E il cui incidente è rievocato nel testo allestito.

I tristi fatti di Marcinelle sono ben noti in Abruzzo, sopratutto in quel di Pescara (e della vicina Chieti) che ogni anno commemora la tragedia per ricordare i tanti lavoratori, figli della terra che si affaccia sull’Adriatico, che vi hanno perso la vita.
L’incidente che causò la morte di 262 minatori, di cui 136 italiani, molti dei quali abruzzesi, ha segnato indelebilmente la storia del lavoro. Non solo nel nostro Paese, ma in tutt’Europa.
Nessuno lo sapeva che eravamo santi” si inserisce in questo contesto dedicato alla memoria storica. Anche se poi tanto lontana nel tempo non lo è!
La pièce, però, non racconta brutalmente il terribile scoppio della miniera, bensì, come previsto dal poemetto omonimo di Eraldo Miscia da cui è liberamente adattata, tratta delle cause materiali, legate alla vita concreta di tutti i giorni che portarono tanti uomini ad emigrare dando fede a quel Trattato “Uomo-carbone” stipulato tra Italia e Belgio all’indomani del secondo dopo-guerra.
È uno spettacolo sul lavoro, quindi. E sul perchè gli italiani emigrarono a Marcinelle all’indomani della Seconda Guerra Mondiale, dove poi l’08 agosto del 1956 ci fu il disastro terribilmente celebre.
Nello spettacolo proposto da Eva Martelli i personaggi (che sono realmente esistiti), tratti dal poemetto di Eraldo Miscia, prendono vita nei racconti delle donne rimaste a casa. Mogli, madri, sorelle che testimoniano la dura realtà dell’Italia degli anni dell’emigrazione e che piangono i loro morti, ricordando, quindi, che il diritto al lavoro significa sopratutto diritto alla salute e alla vita.

Rispetto all’edizione originale ci sono stati dei cambiamenti Sia nel cast che nell’idea registica.
Le interpreti, tutte donne, per l’occasione saranno: Emanuela D’Ortona, Luciana De Filippis, Paola Ferretti, Paola Di Diego, Rita Errico e Gianna Di Donato.

Lo spettacolo è nato da un’idea dell’Ass. cult. L’altritalia di Lanciano (CH) che co-produce la pièce insieme a Il Piccolo Resto. Quest’ultima ha “raccolto” e portato avanti il progetto attraverso la personalità di Eva Martelli, nota attrice abruzzese, tra i fondatori di questa realtà teatrale volta al contemporaneo che ha vivacizzato le serate aquilane prima di quel terribile sisma che l’ha relegata nella cittadina frentana, dove, peraltro, bisogna notare, che si muove artisticamente con una certa disinvoltura.
Il trasferimento a Lanciano (CH) e la realizzazione di questa pièce sembrano, però, aver segnato un punto di svolta artistica per Eva Martelli. Infatti, sebbene fosse sempre stata attiva in campo teatrale, prima svolgeva prevalentemente attività di attrice (rendendo onore agli studi in tale direzione che aveva compiuto all’Accademia Nazionale “Silvio D’Amico” e a quel premio “Wanda Capodaglio” che una volta era tra i più ambiti d’Italia e che lei ha vinto), cimentandosi con la regia timidamente solo in occasione dei saggi dei corsi di teatro da lei curati. Ma è con “Nessuno lo sapeva che eravamo santi” che, ufficialmente, si è avuto il suo debutto registico. E, a quanto pare, con un certo successo!
Questo nuovo interesse (cioè quello per la regia), che comunque è pur sempre in seno alla sua attività teatrale, ha portato la Martelli a sviluppare il suo studio registico sulla pièce in due livelli. Infatti, prima ha realizzato l’allestimento di “Nessuno lo sapeva che eravamo santi” in forma itinerante, appositamente studiato per luoghi come l’Auditorium Diocleziano di Lanciano (CH), ora, invece, lo ha riadattato in forma scenica per poterlo replicare più agilmente nella miniera-museo di Bois-du-Cazier a Marcinelle, in Belgio e in previsione di messinscene nei teatri.

Ne parliamo più dettagliatamente con l'adattatrice e regista Eva Martelli.

Parliamo di questa pièce. Racconta della tragedia di Marcinelle, però, mi sembra di capire, da un punto di vista molto particolare, quello delle donne che rimangono in Italia, giusto?
Lo spettacolo è liberamente tratto da un poemetto di Eraldo Miscia che è stato pubblicato nel 1958. Eraldo Miscia è un poeta e scrittore, intellettuale, nato a Lanciano, ma poi trasferitosi a Roma, che ha scritto questo testo praticamente subito dopo la tragedia di Marcinelle che si è verificata l’08 agosto del ’56. Questo testo è un poemetto. Quindi ha una forma poetica, anche se è in versi liberi. E non affronta direttamente l’episodio dell’incidente del Bois-du-Cazier, ma racconta la condizione di vita dell’Italia del dopoguerra, sopratutto delle zone interne, e sopratutto dell’Abruzzo, quindi i paesi dell’Abruzzo dopo la seconda Guerra Mondiale, quel decennio insomma che va da ’45 al ‘55-’56 [...].
Fa un ritratto della situazione, ovviamente, economica, sociale, della difficoltà che si viveva sopratutto nell’Abruzzo interno: la difficoltà di trovare lavoro, di sfamare le famiglie, la terra (il lavoro della terra, diciamo, non bastava più)... E anche i sindacati, le prime organizzazioni sindacali che cominciavano anche a diffondere una cultura del diritto del lavoro, etc. Quindi, quando il Governo belga e quello italiano firmarono un accordo nel ’46 che prevedeva l’invio di  manodopera italiana in Belgio per il lavoro nelle miniere di carbone, in questi paesi, appunto (in questo caso dell’Abruzzo, ma poi sappiamo che questo accadde in tutta Italia!) apparvero questi manifesti che invogliavano i giovani uomini ad emigrare per andare a lavorare in queste miniere.
Molti di loro non sapevano neanche che cosa fossero!
Quindi l’autore racconta tutto questo, cioè racconta tutto quello che succedeva a monte e ci offre anche dei ritratti di alcuni di questi uomini che poi sono partiti e hanno trovato la morte a Marcinelle.
Io ho studiato questo poemetto e ho creato una drammaturgia, nel senso che ho immaginato che la storia di questi singoli minatori la potessero raccontare le loro donne che erano rimaste a casa.
Raccontano queste storie mentre svolgono lavori domestici. Quindi, in un certo senso ci sono dei ritratti al femminile perchè nello spettacolo si vedono proprio queste donne che fanno la pasta, lavano i panni, stirano, fanno a maglia, etc... [...]
Ti spiego: è come se queste donne fossero delle “memorie”, diciamo; [...] una specie di apparizione. Per cui ha una dimensione un po’ atemporale.
Assisti, come spettatore, al riemergere di questa memoria di quegli anni.
Le azioni quotidiane che loro compiono ovviamente sono legate a quel periodo lì perchè ci sono delle cose che oggi le donne dentro casa fanno in un altro modo (certamente non tutti i giorni si mettono a fare la pasta!)
Quindi quel tipo di lavoro domestico è più legato a quegli anni.
Però, sono appunto delle “memorie”, memorie di quei tempi, di che cosa accadeva in questi paesi, della difficoltà, della fame, dell’assenza di lavoro e di come poi loro stesse avevano questo “peso”, questo carico della famiglia perchè i loro uomini erano lontani... e poi anche loro si dovevano occupare un po’ di tutto: dei figli, della terra, dei suoceri, insomma di tutta la famiglia,... per cui, diciamo, la particolarità di questo spettacolo sta nel fatto che racconta, non l’incidente, ma racconta l’Italia di quegli anni dell’emigrazione. E questo racconto viene portato agli spettatori attraverso la voce femminile. E questa forse è la particolarità di questo lavoro, perchè di solito quando si parla di miniera, di miniatori, in scena si vedono sempre gli uomini; invece in questo caso le donne sono portatrici di memoria,... ci introducono in quegli anni, fanno un ritratto della vita che si faceva in quegli anni, delle difficoltà, anche dei rapporti familiari, dei rapporti sociali, di come funzionava allora la famiglia, il rapporto con la chiesa, le convenienze sociali, le difficoltà quotidiane e non. Insomma, più che essere uno spettacolo proprio sulla “tragedia”, cioè sull’incidente di Marcinelle è uno spettacolo del “perchè” si è dovuto emigrare, perchè poi si è finiti a Marcinelle.

L’idea di portare la pièce in Belgio, proprio sul luogo della tragedia, come è nata? So che vi hanno chiamato loro...
Noi l’anno scorso, quando lo rappresentammo per la prima volta, qui a Lanciano, avemmo tra gli spettatori il Presidente dell’Associazione dei familiari delle vittime di Marcinelle che si trova a Lettomanoppello, in provincia di Pescara. Lettomanoppello è uno dei paesi che ha avuto praticamente più morti nella tragedia in tutta Italia, perchè 60 vittime sono di Manoppello, Lettomanoppello e un altro paesino che si trova lì vicino. Quindi, lì è nata questa associazione perchè questa cosa lì riguardava molto da vicino. Questo signore, che si chiama Nino Di Pietrantonio (è il Presidente) è venuto a vedere lo spettacolo. È rimasto molto colpito proprio per il fatto che si raccontava questa grande storia attraverso le figure femminili. Al femminile: insomma, al “contrario”! E ci ha invitati poi ad agosto alla commemorazione che si fa tutti gli anni a Manoppello il giorno della tragedia, l’08 agosto. E lì questa associazione ci ha consegnato una targa d’onore proprio per aver parlato, attraverso questo spettacolo, della tragedia di Marcinelle.
Quando siamo andati lì, io e le attrici dello spettacolo (una rappresentanza) lui ci ha detto che poteva essere interessante parlare con il Bois-du-Cazier, cioè proprio con la miniera che adesso è diventato patrimonio dell’Unesco (c’è un museo!), in Belgio, per vedere se si poteva portare lì. [...] Lui va spesso lì, va sempre alle commemorazioni, si è sempre interessato un po’ di tutto quello che è attinente alla tragedia... Quando ha parlato a loro di questa cosa, loro ci hanno invitato [...]
Abbiamo incontrato la delegazione perchè sabato scorso [l’intervista è stata realizzata il 22 maggio, quindi il sabato a cui si fa riferimento è il 18 maggio, ndr] sono venuti a Pescara: c’era il direttore del Bois-du-Cazier con altre persone proprio da lì, dal Belgio. Li abbiamo incontrati, li abbiamo conosciuti: molto gentili... Poi, sai, lì c’è un’associazione sempre di minatori, (abruzzesi, che vengono da altre parti d’Italia, ...) Quindi comunque, sarà molto emozionante perchè allo spettacolo saranno presenti anche i parenti dei minatori che hanno perso la vita a Marcinelle, degli ex-minatori, ... Insomma, da questo punto di vista ci sarà un pubblico, diciamo, non solo il pubblico dei turisti, ma anche coloro che effettivamente poi sono stati protagonisti o diretti o indiretti di quell’incidente, ma anche di tanti altri perchè poi in Belgio ce ne sono stati tanti altri di incidenti. Questo è quello più grave, che si ricorda di più, ma poi ce ne furono anche altri negli anni precedenti e successivi.

So che replicherete lo spettacolo in lingua italiana. Quindi, nella versione originale?
No. C’è qualche piccola variazione perchè c’è stata qualche sostituzione.
La differenza [...] è che io qui a Lanciano l’ho sempre fatto in formula itinerante, mentre invece per questa trasferta a Marcinelle io l’ho rimontato e l’ho portato sul palcoscenico. Quindi l’ho dovuto ovviamente, rimontare, rivedere, per fare in modo che potesse stare in un luogo unico... perchè il Bois-du-Cazier è un sito minerario molto bello, molto grande, ma che non avendo la possibilità di starci tanti giorni, di fare i sopralluoghi, etc, avrebbe creato un po’ di difficoltà con l’itinerante perchè gli spazi sono molto molto grandi [...] Insomma avrebbe creato dei problemi tecnici, per cui con l’occasione l’ho fatto per il palcoscenico.
E sarà sicuramente l’occasione anche per farlo girare un po’ perchè la formula itinerante, devo dire, dove lo abbiamo fatto qui a Lanciano, al Diocleziano [Auditorium, ndr], era molto bella, però poi quando poi lo devi portare da un’altra parte, c’hai bisogno di fare tanti sopralluoghi, grande dispendio tecnico... Insomma, è più complesso. Invece, con questa formula... Già, per esempio, sappiamo che poi lo faremo a Manoppello... Io lo vorrei fare anche a L’Aquila, veramente...!
[...]

Voi de Il Piccolo Resto siete sempre molto attenti allo studio registico e alla drammaturgia contemporanea... Ricordo anche gli spettacoli che avete allestito in passato a L’Aquila...
Sì! Proprio grazie al lavoro che abbiamo fatto a L’Aquila, lì a Il Lavatoio [spazio teatrale da loro gestito, ndr]! Abbiamo fatto proprio questo lavoro per anni: di sperimentazione, appunto, sulla drammaturgia contemporanea, ma anche sulle riscritture o sulle scritture originali. Daniele [Daniele Fracassi è regista e drammaturgo; compagno nel teatro e nella vita di Eva Martelli, insieme hanno creato e portato avanti Il Piccolo Resto, ndr] ne ha fatti tanti di spettacoli scritti da lui. E devo dire che io personalmente è la prima volta che mi misuro con la regia perchè non l’ho mai fatto prima, se non in termini così, di conduzione di saggi finali di laboratori, etc. Devo dire che io ho imparato molto lavorando con Daniele e assistendo e partecipando a tutto questo processo di lavoro di ricerca sulla drammaturgia contemporanea e addirittura sulla scrittura originale.
E infatti quando è uscito fuori questo testo mi sono voluta un po’ mettere alla prova e effettivamente il lavoro che abbiamo fatto per tanti anni (perchè poi, insomma, sono passati tanti anni da quando abbiamo cominciato quell’avventura del Lavatoio: si trattava del 2002!) è risultato molto utile nel senso che quella sorta di laboratorio che abbiamo fatto per tanti anni, ce lo portiamo dietro. Ci aiuta anche, in questo caso, per esempio, ad affrontare un testo che non è un testo teatrale (addirittura è un testo poetico!) e a trovare delle chiavi per farne poi un testo teatrale.
[...] Questo sì, questo è vero: quello che hai notato c’è!
[...]
Un’altra cosa interessante di questa trasferta [...] è che verrà insieme a noi un regista che si chiama Antonello Tiracchia, che è un regista di cinema, di documentari, anche reporter, inviato di guerra, etc. che si è molto appassionato a questo progetto e quindi seguirà tutto il nostro viaggio, la rappresentazione, e poi farà un lavoro documentario suo su Marcinelle, dove ovviamente ci saranno anche dei pezzi dello spettacolo. Ma non è la semplice ripresa dello spettacolo; cioè: sarà proprio un lavoro su Marcinelle prendendo spunto da questo nostro lavoro teatrale. [...]
È una notizia di poche settimane fa! Lui ha scoperto per caso che noi stavamo facendo questa cosa e ci ha chiesto se poteva seguirci e fare questo lavoro. E noi, ovviamente, ben felici! [...]
Lui è originario di Lanciano [...] è stato anche in Afghanistan, tra l’altro ultimamente ha fatto anche un documentario [...] un piccolo film, un cortometraggio su L’Aquila, molto bello, con dei bambini. [...]
Per caso ha saputo di questa cosa e ci ha voluti incontrare... [...]
Penso che farà una cosa interessante anche perchè ho visto delle cose che ha fatto ed è molto bravo! [...] si aggiunge, diciamo, quest’altro tassello che secondo me è molto interessante!

Insomma, “Nessuno lo sapeva che eravamo santi” è cominciato come uno spettacolo e adesso sta diventato una cosa parecchio grande...
[...] Tutto per caso. Ti dico la verità: molto molto per caso! E anche per le condizioni che si sono create qua a Lanciano! Nel senso che abbiamo cominciato a collaborare con quest’altra associazione, che è l’associazione L’Altritalia, che insieme a noi l’ha prodotto e che fa da sostegno a questa iniziativa. [...] Sono stati loro a proporre questo testo [...] mi è venuto in mente questa cosa di “ribaltarlo”, di farlo raccontare dalle donne, di fargli fare i lavori domestici,... perchè poi si crea questa cosa interessante: il lavoro, che fanno le donne, lo fanno anche gli uomini. O meglio: il “lavorare” viene rappresentato in scena attraverso il lavoro femminile. Cioè: si parla molto di “lavoro” e lo si vede, anche se in forma scenica, ovviamente.
[...] Da lì ci siamo messi un po’ sotto, abbiamo cominciato a capire chi lo poteva fare, ... [...] Lo abbiamo fatto la prima volta e poi da là, è piaciuto... Sono nate queste occasioni...

Grazie, Eva!... O meglio, vista la tournée in Belgio, "Merci, Eva!"

 

Il riallestimento della pièce a Bois-du-Cazier, fortemente voluto dalla direzione di quest’ultimo, è patrocinato dalla Presidenza del Consiglio Provinciale di Pescara, dal Comune di Lanciano (CH), dall’Associazione Minatori Vittime di Marcinelle di Lettomanoppello (PE), dal Centro Bois du Cazier di Marcinelle e dalla Camera di Commercio di Chieti.

Annalisa Ciuffetelli

  EX-REDATTORE di DELL'AQUILA

Ha conseguito due lauree magistrali: "Lingue e letterature straniere - indirizzo: storico-culturale" (2004) e "Storia dell'arte e del teatro" (L....

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