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Teatro

Eugenia Costantini: “Con mia mamma condivido la paura del teatro”

L’attrice è in scena insieme alla madre Laura Morante con “Locandiera B&B”.

Eugenia Costantini
Eugenia Costantini © teatro.it

Eugenia Costantini è una ragazza dal carattere determinato. Professionalmente divisa tra il ruolo di attrice, recitando anche al fianco di sua madre, alcuni esperimenti alla regia in collaborazione con suo padre, e un amore sconfinato per il teatro.
Figlia dell’attrice Laura Morante e del regista Daniele Costantini la raggiungiamo al termine della tournée di ”Locandiera B&B”, (Qui tutte le date dello spettacolo) ultima tappa al Teatro Franco Parenti di Milano.


Locandiera B&B è una commedia noir ricca di mistero. Il ruolo di Deja, nel ritmo lento e di costante crescita delle tensione, è una delle variabili impazzite che esplodono con fiammate improvvise. Com’è stato?
Locandiera B&B si ispira all’opera di Goldoni, servita come forte suggestione, però poi prende una strada tutta sua. Mi sono divertita davvero nel ruolo di Deja, una mattacchiona spontanea e senza filtri: anche se ridotto come drammaturgia, è un personaggio che mi ha permesso di sperimentare come attrice, in particolare per i suoi cambi d’umore repentini, come passare dal ridere al piangere, da un’emozione all’altra, da un pensiero all’altro in maniera incontrollata e sempre imprevedibile.

In Locandiera B&B hai lavorato accanto a tua madre, Laura Morante.
Lavorare con lei è un’ottima esperienza: mi piace il suo approccio al lavoro, è una persona calma, disponibile e gentile. Dal punto di vista prettamente professionale, vedendola soltanto come collega, secondo me è una gran collega. Pensando invece al rapporto madre-figlia è più complesso perché il teatro, in generale, è un’esperienza intensa e anche di convivenza: durante le tournée è come una grande carovana familiare, si condividono intere giornate, serate, viaggi, e tutto ciò per diversi mesi.
Locandiera B&B è stata la prima tournée con mia madre e all’inizio ero stordita: avevo una specie di uragano di emozioni dentro di me, è tutta un’altra cosa rispetto all’incrociarsi sul set ogni tanto! È servito qualche tempo, poi mi sono semplicemente abituata al fatto che mia madre lì fosse una collega di lavoro. A quel punto è stato molto piacevole perché tra noi c’è un rapporto di grande compartecipazione e così, parlare soltanto di come fosse andata la replica, di quello che funzionava o magari di ciò che quel giorno aveva funzionato di meno, è diventato un aspetto molto prezioso della nostra collaborazione. Mi ha dato anche dei consigli molto utili, abbiamo condiviso osservazioni e impressioni, uno scambio continuo.


È vero che un’attrice come Laura Morante ha paura del sipario?
È vero e ne parlavamo proprio qualche giorno fa, ma quando hai un ruolo da mattatrice è anche un pochino normale. Laura in Locandiera B&B ha una prima scena in cui parla come un fiume in piena, noi altri attori siamo tutti in silenzio e il pubblico è in attesa: senti l’aspettativa dei personaggi, del pubblico e dell’intero teatro ed è tutta su di te. Secondo me è una cosa sana e bella. Insomma è anche adrenalina, è essere lì in quel momento.
Quando ho interpretato Viola nella Dodicesima notte, un ruolo che ha un grande numero di scene e avvenimenti, quasi tutti i giorni provavo quell’agitazione e quel tremore, anche dopo centosettanta repliche. Il teatro è così emozionante perché non sai mai come andrà: la sera prima può essere stato un trionfo, mentre quella successiva nessuno ride e diventa un vero disastro. È il teatro ed è stupendo appunto per questo. Anche se a volte può sembrare terribile per le emozioni che scatena è proprio lì, invece, che sta il bello.

Prima del teatro ti abbiamo vista al cinema, in ultimo in Terapia di coppia per amanti e in TV, su tutti la serie Boris e la miniserie su Enzo Tortora. Cosa preferisci?
Credo oramai che non potrei vivere senza fare teatro: me ne sono totalmente e follemente innamorata, e al momento all’idea di smettere e di non salire più su un palcoscenico mi sembrerebbe di andare contro la mia natura. Mi sono proprio innamorata del palcoscenico e del teatro. Ad ogni modo mi piacciono tutti i linguaggi della recitazione e credo che tutto stia in cosa fai e con chi. In questo senso anche il teatro se fatto male o troppo commerciale, diretto male o mal recitato, allora a quel punto può diventare brutto da fare e vedere.
Stesso discorso per cinema e televisione. In televisione, per me fare Boris è stata tra le esperienze migliori soprattutto perché, secondo me, era molto alto il livello di qualità della scrittura. Quindi non posso dire di preferire il cinema alla tv, perché al momento io in tv ho avuto la fortuna di fare qualcosa di più bello di alcuni altri lavori che mi è capitato di fare al cinema.


Quali ruoli vorresti interpretare a teatro?
In questo momento sono all’apice della mia sete teatrale e quindi sono abbastanza avida di tutto ciò che è classico: ovviamente amo Shakespeare e mi piacerebbe molto interpretare un ruolo drammatico come Ofelia in Amleto oppure Cordelia di Re Lear, visto che finora, invece, ho lavorato più spesso sulla commedia. Oppure Cechov. Sul teatro contemporaneo, invece, sarei curiosa di scoprire nuovi testi e nuove compagnie e, in generale, se una cosa è interessante e fatta con serietà e passione secondo me vale sempre la pena, soprattutto per un’attrice come me che ha ancora tanto da scoprire, imparare e sperimentare.

In una precedente intervista raccontavi dell’incontro con Harvey Weinstein, insieme alla tua agente, alla Mostra del Cinema di Venezia nel 2009 per Le ombre rosse. Hai dimostrato che attenersi a comportamenti professionali, mantenendo le giuste distanze e i rispettivi ruoli, sia la soluzione per evitare situazioni potenzialmente inopportune. Un esempio di carattere e intelligenza da diffondere positivamente. È possibile quindi dire di no ed evitare certe situazioni?
Certo, si può uscire da alcune situazioni dicendo di no e mostrando carattere: il ricatto ha insito dentro sé il concetto del rifiuto, poi però accade che sul piatto della bilancia c’è qualcosa di troppo importante e allora, anche se non si vorrebbe cedere al ricatto, si ha troppa paura oppure non ci si può permettere di correre quel rischio, e allora si cede. A volte si è forzati a cedere e rinunciare alla propria moralità. Quando, invece, il ricatto è fai-questo-lavoro-se-vieni-a-letto-con-me allora probabilmente la scelta l’hai avuta.
Chiaro anche che dove vi sia sopraffazione e violenza, sia fisica che psicologica, le opinioni lasciano il tempo che trovano e bisogna vedersela in tribunale. È un argomento delicato e sfaccettato, che tocca sfere molto private e drammatiche, oltre che tematiche culturali e sociali. Trasporre questo discorso in poche parole scritte è impossibile: io mi ritrovo poco nelle dichiarazioni assertive e credo sia un tema importante su cui riflettere e discutere.


Attualità: cosa ne pensi del manifesto Dissenso comune preparato da numerose donne dello spettacolo?
È molto positivo che la discussione sia stata aperta e che queste persone si siano incontrate e soprattutto che abbiano intenzione di continuare a farlo. Per il resto non credo sia un tema da affrontare con grandi frasi o slogan. La riflessione profonda e la rimessa in discussione di molti ordini ed equilibri viziati e ormai consolidati potrebbe, invece, generare cambiamenti duraturi nel tempo e ripristinare alcuni valori etici che oggi sembrano persi.

Cosa c’è nel tuo immediato futuro?
La scorsa estate ho seguito un corso di regia a New York e nel mio futuro adesso vedo anche la regia. Con mio padre stiamo sviluppando un documentario sul teatro degli anni ’60-’70 sperimentale, per lo più romano. Al momento è un progetto molto interessante e solo nostro, lo autoproduciamo, io sto imparando e lui come studioso e teorico è eccezionale, ma come tecnico non è un granché [ride, ndr]: l’ultima volta le luci si sono scaricate mentre facevamo le riprese e la persona intervistata è stata man mano risucchiata dalle tenebre.
A volte accadono cose abbastanza comiche, però ci divertiamo e per me è anche molto interessante perché mio padre è molto rigoroso ed è una persona incredibilmente preparata sugli argomenti che lo interessano.


Domanda finale: chi è il tuo regista preferito?
Tra i registi viventi, Tarantino è uno di quelli che stimo di più: è così bravo a tratteggiare dal più piccolo al più grande ruolo di ogni sua sceneggiatura, e a dargli poi vita nelle riprese, che vorresti interpretare qualsiasi ruolo per lui, anche di una scena soltanto.
Tra i miei preferiti Pulp Fiction e Inglourious Bastards e, ovviamente, quale donna non avrebbe voluto interpretare Kill Bill?

Donato Panico

  Redattore

Autore e scrittore comasco, nato a Erba nel 1983. Diplomatosi ragioniere perito programmatore nel 2002 ha lavorato a lungo come amministratore del pe...

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