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Teatro

David Riondino, cavaliere senza macchia

David Riondino, cavaliere senza macchia
Al Teatro Ciak fino al 16 dicembre, poi in tour lungo tutta la penisola italica, due personaggi che non sembrava potessero lavorare assieme si ritrovano in Todos Caballeros. Uno è David Riondino, poeta intellettuale, l’altro è il buffo ignorante Dario Vergassola. Ma i cliché non corrispondono alla realtà e a sorpresa ci propongono due personaggi di fama eterna: Don Chisciotte e Sancho Panza, i protagonisti del romanzo scritto da Miguel de Cervantes nel Cinquecento e che racconta storie fantastiche di amori e avventure, qui riproposti fra Spagna medioevale e Italia dei giorni nostri. Il testo teatrale è scritto dai nostri due eroi attuali e il pubblico, coinvolto, capirà perché dovremmo vivere come cavalieri, capaci di combattere il male e usare il cuore per salvare i nostri ideali. Mi spiega tutto David Riondino, col suo sorriso all’inglese e lo sguardo ironico e gentile. Cosa vi porta a stare assieme, te e Dario? E’ un elemento di natura toscana: lui è di La Spezia, che sta al confine fra Liguria e Toscana e io sono di Firenze. Stiamo dentro a quest’area umoristica. La collaborazione nacque perché ci si esibiva sullo stesso stesso palco, ognuno con le sue canzoni e i suoi testi. Finché ci siemo chiesti perché non farlo assieme? Avremmo fatto meno fatica, anche si i nostri repertori erano diversi. Così nacque I Cavalieri del Tornio, che abbiamo fatto girare per un paio d’anni. L’evoluzione è stata di pensare quasi naturalmente a Don Chisciotte e a Sancho Panza. Così arrivate a Todos Caballeros? Sì. E’ nato come teatro umanistico e si basa cu un presupposto: il Don Chisciotte fu pubblicato nel 1605, quindi sono passati 500 anni, mezzo millennio. Era una data da celebrare. Il capo progetti era Giorgio Albertazzi, che non poteva venire e così mi ha proposto Dario Vergassola. Io gli ho detto, credo che lui non abbia mai letto un libro e Albertazzi mi dice che neppure Sancho Panza ha mai letto un libro. Così arriva Dario e si comincia a parlare quasi come i veri personaggi. Ne viene fuori un bel teatro cabaret umoristico. Vi ispirate a qualcuno, per lavorare in coppia? Penso a Ciccio e Franco, che pure fecero un Don Chisciotte. Però noi ridiamo vita a un vero Sancho Panza, io non me la posso raccontare! Lui ha quel senso comune, elementare ma molto intelligente di tutti i Sancho del mondo. Secondo la maggior parte dei critici, anche in passato, il vero protagonista è Sancho Panza, che diventa l’erede del cavaliere. Ma tu, come vivi il tuo personaggio? Il bello del romanzo è che Don Chisciotte non è scemo. La storia vera è che un mago cattivo trasforma i giganti in mulini a vento, apposta per contrastare le imprese del cavaliere. La realtà, degradata e aggressiva, è l’effetto di un mago crudele, che ci impedisce di vivere seguendo il cuore. In tutti noi c’è una parte eroica e la realtà che viviamo non è l’unica possibile. Quando i giganti vengono trasformati in mulini, e Dulcinea diventa una rozza contadina… Il mondo non può essere solo una brutale realtà da attraversare, impotenti. Bisogna reagire e combattere contro chi vuole distruggere i nostri sogni e renderci la vita difficile e triste. Anche se risulta impossibile? Al Cavaliere la possibilità di vedere la realtà vera. Don Chisciotte potrebbe apparire come un Vangelo, offrendo del mondo una chiave evangelica, visionaria, rivoluzionaria. A Cuba c’è una statua di Don Chisciotte! Lui era capace di immaginare un mondo di giustizia. Nel libro, libera dei carcerati dicendo loro che ogni delitto dipende da non aver avuto tante opportunità, ma solo una vita degradata. Per questo Cervantes ha avuto tutto questo successo, oltre agli altri innumerevoli argomenti da sviscerare. La cosa davvero interessante nella nostra operazione teatrale è che Dario Vergassola si è trovato travolta in questa impresa esattamente come Sancho Panza. Cioè, sapendo molto poco ma fidandosi e facendo quanto gli si chiedeva. Cosa vuoi dire? Abbiamo tenuto Dario nella totale ignoranza del progetto teatrale. Questo fa sì che in effetti noi non recitiamo ma mettiamo in scena una cosa vera. Ora contiamo di portare in giro questo spettacolo per un po’, anche un paio d’anni. Facciamo una tournée continua. Come funziona la vostra vita privata? Ah, ah... Siamo privati della vita privata… Principalmente abbiamo bisogno di andare in scena perché siamo talmente nomadi, come tutti i performer, che il palcoscenico è come il salotto di casa nostra. E’ un posto dove si tiene un party col pubblico. Manca solo il tè, che gli daremmo volentieri, fosse possibile. Facciamo anche radio e televisione, quando capita, ma il nucleo principale del lavoro è in teatro. Come la mettete con le relazioni intime, diciamo così? Ma un privato esiste, guai se non ci fosse il privato. Dario ha 48 anni, io ne ho 53 e le fortunate Dulcinee che ci avvicinano, con noi vivono un meraviglioso romanzo. Inoltre, non credo che gli attori abbiano una vita migliore o peggiore di un uomo stanziale. O di un capitano d’industria o di un grande manager: sono loro che hanno difficoltà nella vita privata, no? _____________________________________________ Il link della recensione correlata è: http://www.teatro.org/spettacoli/dettaglio_spettacolo.asp?id_teatro=2&id_spettacolo=2707

Daniela Cohen

  EX-REDATTORE di MILANO

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