Teatro

Carlo Giuffrè in un magnifico, imperdibile Eduardo

Carlo Giuffrèha conosciuto non solo Eduardo De Filippo, col quale si è fatto le ossa da giovane in teatro, ma ha pure vissuto da vicino molte delle storie raccontate e ce ne parla in questo intervista.

Carlo Giuffrè in un magnifico, imperdibile Eduardo

Per vedere un bellissimo spettacolo di prosa tradizione davvero ben ‘cucinato’ e offerto agli spettatori milanesi c’è tempo fino al 1 marzo. Bisogna andare al Teatro Manzoni e vedere Carlo Giuffrè con la sua compagnia in Il sindaco del Rione Sanità, un classico tratto dal repertorio del grande Eduardo De Filippo.

Il protagonista è circondato da tanti attori bravissimi e da lui ben diretti. Il protagonista della commedia si chiama Antonio Barracano e, all’interno di un rione di Napoli, si comporta da caporione: mette pace fra chi litiga, assiste chi si caccia nei guai o si piglia una pallottola in corpo, sempre seguando quel dimenticato ‘codice d’onore’ che, si dice, un tempo rendesse la malavita un tessuto di vite molto più umane della criminalità odierna. Eduardo scrisse questa commedia alla fine degli anni ’50 e la mise in scena nel 1960. Pochi si stupivano di come andassero le cose pochi anni dopo la fine della guerra: tra macerie e miseria, la vita riservava grandi momenti di genuina rettitudine e il piccolo boss, in fondo, si comportava come i vecchi saggi delle tribù primitive. Usava la minaccia solo per convincere a farsi ubbidire, ma sempre per far giustizia, sotto sotto. 

Carlo Giuffrè ha conosciuto non solo Eduardo De Filippo, col quale si è fatto le ossa da giovane in teatro, ma ha pure vissuto da vicino molte delle storie raccontate e ce ne parla, invitandomi in camerino a sedere su un bel divano bianco immacolato. Osservo i suoi costumi di scena ben stirati e appesi al muro, pronti ad essere indossati di lì a poco. 

Sembra che a Napoli si parli spesso di malavita, anche se Eduardo ne vedeva la poesia. Anche lei pensa che bisogna parlarne? Quello che bisogna chiarire è che la storia di cui parla questa commedia non è un fatto che riguarda solo Napoli, ma tutto il mondo. Oggi sappiamo che c’è la mafia cinese, quella russa, quella giapponese… anche se, dopo Gomorra, sembra che tutti i crimini siano napoletani. 

Be’, non proprio. Diciamo che Roberto Saviano ha riportato alla luce cose che molti non volevano sapere e ha pubblicato le sue ricerche. Ha letto il suo libro? Sinceramente ci ho provato ma non ci sono riuscito, c’è troppa cronaca, fredda. Io credevo fosse un romanzo. Forse averne fatto un film ha dato questa sensazione. Ma non ci sono gli elementi di un romanzo, sono solo dati raccapriccianti. Eppure non credo che sia così solo Napoli o il casertano. 

No, ma qui c’è un sistema che non vuole che si parli di dati precisi, ecco perché Saviano ha bisogno della scorta. Ma torniamo a lei: perché ha scelto questa commedia? E’ la sesta opera di Eduardo che recito, dopo opere quali 

Le voci di dentro, Non ti pago, Napoli milionaria! , Natale in casa Cupiello. Non sapevo che questa riuscisse così bene, forse Il sindaco del Rione Sanità è la migliore. Eduardo l’ha scritta nel ’60: era davvero preveggente. Allora c’erano i guappi: venivano dai briganti e aiutavano i poveri. Eduardo fu ispirato da un personaggio reale che pure io ho conosciuto. Venne un giorno in camerino a bersi un caffè e poi si vide lo spettacolo. Questi personaggi amavano la gente e gli artisti. 

Cosa succedeva a chi li conosceva? Faccio un esempio: nell’’80 rapinarono Nino Taranto a Napoli. Era in auto con un amico, furono aggrediti e derubati e a Taranto, che era un attore del varietà, del cinema e della televisione molto noto, avevano preso il borsello. Ma, tramite quelle ‘amiciizie’, gli fu restituito lo stesso giorno per quanto il fatto non fosse accaduto nello stesso quartiere del guappo che si conosceva. Ecco, c’era una specie di garanzia fra persone che si stimavano. 

Che ne pensa della violenza e della criminalità d’oggi, invece? Ormai accade ciò che Eduardo temeva e prevedeva: la violenza domina i rapporti fra le persone, che non sono ‘d’onore’. Come tutti i grandi scrittori, come Cechov e tanti altri, aveva intuito che le cose sarebbero peggiorate e nella commedia lo fa dire ai suoi personaggi. Perché pure Edoardo era un grande scrittore, assieme a Pirandello e Goldoni, che io considero gli unici veri grandi autori in Italia. Eduardo De Filippo ha prodotto commedie che entreranno nella storia di tutti i tempi. 

Ci racconta un ricordo dell’epoca? Mi ricordo quando girammo un film, La pelle di Malaparte, diretto da Liliana Cavani. Io ero il protagonista, un capo-quartiere. Gestivamo, con altri guappi, quattro o cinque quartieri di Napoli e questi guappi però facevano del bene: cercavano di aiutare chi era in difficoltà, gli ignoranti. Magari derubando i ricchi per dare ai poveri, come dei Robin Hood. Sembravano storie vere, succedevano davvero queste cose. C’era il contrabbando delle sigarette, allora e mi ricordo quando stavo in albergo nel quartiere di Santa Lucia e si sentiva gridare “Arrivano i motoscafi blu” e le grida rimbalzavano di casa in vicolo. Servivano per avvisare dell’arrivo della polizia dal mare. Questo era il modo di gestire la città. 

Insomma, luoghi dove tutti comunicavano a grida e si aiutavano? Antonio Barracano, il ‘sindaco del rione Sanità’, dice: “Sono 40 anni che lavoro” e quello faceva. Grazie alle sue mediazioni, tutti potevano camminare tranquillamente in qualsiasi rione e a tutte le ore, pure di notte, senza paura. Senza più gente simile, oggi si corre il rischio di pigliarsi un colpo di rivoltella senza sapere neppure da dove, da chi e perché. Eduardo metteva sempre la speranza che comunque le cose potessero migliorare, anche se spesso era pessimista, mentre oggi non sembra esserci neppure una piccola speranza che il futura diventi migliore. Per questo amo e propongo ancora Eduardo. Per sperare in un futuro migliore, nonostante tutto. “Ha da passa’ ‘na nuttata”.
 

Daniela Cohen

  EX-REDATTORE di MILANO

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