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Teatro

Antonio Cornacchione: sono il primo comico di destra!

Antonio Cornacchione: sono il primo comico di destra!
Intervista esclusiva del nostro collaboratore Alessandro Valentini ad Antonio Cornacchione, in tour in tutta Italia con il suo spettacolo "Povero Silvio".

D - Mai avuto a che fare con il teatro di prosa?

R - No….no

Ma ti piacerebbe?

No…, non so….beh,no, non penso che sia necessario provare…il mio genere è questo e penso che non sia giusto quello che dicono in, cioè che la prosa nobiliti il lavoro di un attore, e che il comico sia un po’ il fratello sfigato dell’attore di prosa…la comicità non è la serie B del teatro, insomma.

E se Berlusconi avesse vinto?

Beh….Non sarebbe cambiato niente, a parte che è sempre lì, sarà il capo dell’opposizione e quindi io continuerò a lavorare per lui…mi sa che sono il primo comico di destra, tutti si lamentano che non ci sono comici di destra…ecco io ho riempito questo buco…e basta

Quindi non hai pensato di mandare un curriculum a Prodi?

No, no a Prodi ci penserà qualcun altro, non posso lavorare per tutti e due

Come mai secondo te il teatro di prosa non passa più in TV, ma passa quasi esclusivamente il cabaret o al massimo e in minor misura la satira?

Eeh….bella domanda…io credo che il teatro comico usi un linguaggio più comprensibile, più diretto, forse la prosa dovrebbe adattare i testi al modello televisivo… no so…l’unico che facendo prosa classica, passa ogni tanto in TV è Ronconi, ma lui ha trovato la strada giusta: (operazioni colossali, giustamente molto ben pagate, in relazione alla bravura del regista, magari meno giustamente visti i tempi e che spesso sovrintende e poi lascia in mano ai suoi assistenti – aggiungo io – lui sorride e non commenta).

Io faccio l’attore da 25 anni e quando studio un personaggio, cerco di trovare nel mio vissuto degli appoggi emotivi che poi elaboro tecnicamente per rendere credibile il personaggio stesso. Nel tuo lavoro fai un percorso simile o facendo il comico non è necessario e diventa solo un fatto tecnico.

No…no anch’io faccio un lavoro simile…beh, si…se no i personaggi sarebbero solo macchiette…e non sarebbe cioè poi credibile…si si il lavoro è simile.

Cosa ti diverte e cosa ti annoia?

O porca miseria….e…cosa mi diverte e cosa mi annoia… mi divertono tutti gli eventi involontariamente comici della vita di tutti i giorni….che ne so… ti direi… si, cioè… tipo quelle situazioni di costrizione dove ti viene impedito di ridere ad esempio, che ne so a scuola… (in ascensore con l’amico di sempre ed entra uno sconosciuto con una faccia di c... e dovete arrivare al ventesimo piano e la ridarola è assicurata – suggerisco io) …e già, ecco…

Io ho l’impressione che i comici famosi come te che lavorano in tv, siano un po’ come i calciatori, cioè siano in scuderia con grandi agenzie di casting e spesso queste agenzie abbiano legami diretti con le case di produzione che acquistano dei format di successo, a loro volta le case di produzione sono legate a doppio filo con i network televisivi, che hanno spesso degli editori molto potenti che a loro volta spesso sono legati alla politica. Questi ultimi livelli dovrebbero essere poi in parte oggetto della satira. Ma avete veramente libertà d’azione?

No …no …non credo, credo che se uno ha talento, e si impegna seriamente, prima o poi emerge, riesce cioè a rendersi visibile (non intendevo parlare del talento ma degli argomenti – lo interrompo io)…ah sì, scusa, non avevo capito. Beh anche lì credo che se uno è convinto delle proprie scelte, crede nel proprio lavoro, studia e insiste, prima o poi riesce a dire quello che vuole senza censure.

Un aforisma di Groucho Marx diceva: “trovo la televisione molto istruttiva ogni volta che l’accendo, vado in un'altra stanza e leggo un libro!”. Secondo me il livello della televisione in Italia è molto basso e tende a scendere sempre di più. C’è il rischio che questo condizioni anche il livello dello tue proposte e di quelle dei tuoi colleghi?

In Italia credo che abbiamo, purtroppo, rovesciato questo aforisma, cioè appena si prende un libro in mano, viene subito la voglia di accendere la televisione e guardare un reality. Per il resto credo che il pubblico normalmente si stufi di vedere sempre le stesse cose. Ormai sono diversi anni che si sorbiscono grandi c…te, ora credo che come la risacca la mare, si tornerà a chiedere e vedere un tv di qualità. Che è poi quello che abbiamo conosciuto noi, noi siamo cresciuti nel periodo della televisione istruttiva, che ha contribuito a vincere l’analfabetizzazione, quella che ci ha fatto conoscere i grandi classici, ricorderai ad esempio la magnifica Odissea con Bekim Femiu nel ruolo di Ulisse e ricorderai che ogni puntata veniva preceduta da un breve riassunto ed un commento fatti da un signore che si chiamava Giuseppe Ungaretti… pazzesco lo studiavamo a scuola e ci piaceva tantissimo il suo ermetismo perché ci faceva impazzire meno a studiare a memoria le sue poesie, ma comunque quando poi studiavamo l’odissea in epica capivamo tutto! Senza contare che noi avevamo maestri e professori che erano spesso dei grandi attori e ci facevano emozionare leggendo brani di letteratura o poesie e ci insegnavamo a leggere interpretandole… a proposito di questo, tornando alla politica, non è che tutto quello che abbiamo appena detto ci abbia poi immunizzato, perché è arrivato Silvio e ci ha incantato tutti… o quasi tutti!

Secondo me in Italia si ride o si fa satira su cose di per sé già ridicole o grottesche, su alcune cose ritenute serie o seriosissime invece si sorvola, ad esempio chiesa e calcio, argomento quest’ultimo di estrema attualità e sul quale oggi, come capita spesso in Italia, tutti parlano e si indignano calpestando il potente di turno caduto in disgrazia, ma fino a ieri si taceva. Tra l’altro proprio in questi giorni i due argomenti calcio-chiesa, si sono collegati con la scoperta dei soldi di Moggi depositati nei conti dello Ior. Perché questi argomenti sono tabù, c’è ancora il rischio che chi tocca muore?

No non credo, credo che se ne parli meno anche perché secondo me ha perso quella centralità che aveva un tempo, intendo dal punto di vista morale e di regole di vita seguite dalla maggior parte degli italiani, ora ha più importanza il suo ruolo politico. Per il discorso calcio, io soffro molto perché sono juventino e mi chiedo se gli scudetti dell’era Moggi, siano tutte patacche. Se ce li dovessero togliere, che ci restituissero le macchine e gli orologi che hanno ricevuto in regalo e li diano a noi tifosi.

Un attore normalmente lavora innanzitutto per il proprio piacere o la propria psiche, ma anche per piacere e per il piacere del pubblico. Il pubblico televisivo, intendo quello presente in carne ed ossa negli studi televisivi, da lo stesso piacere di quello teatrale o è un po’ plastificato?

No, per esempio per Zelig è un pubblico pagante, esigente e risponde in maniera spontanea e vera.

Domanda o meglio riflessione da signore del 1959 come te: noi siamo stati educati al rispetto dello Stato, del prossimo, dei familiari, a “fare subito la pace con quel bambino”, a non buttare niente per terra, a “guardare prima a destra e poi a sinistra prima di attraversare”, che si dorme sereni se non si non si ruba e che per guadagnare bisogna fare prima sacrifici. Dopo di che siamo cresciuti e lo stato ci ha rapinato, il prossimo ci prende a calci in c…, mio fratello mia ha picchiato, se cerco di fare pace mi mettono l’avvocato, i motorini mi investono sul marciapiede, ecc… ma i nostri erano dei buontemponi o degli x-files?

Si sicuramente noi abbiamo avuto questo tipo di educazione e adesso questi valori sono in crisi, un’analisi precisa non la so fare, quello che percepisco nella gente che vedo e incontro è una grande paura di tutto e forse questo condiziona poi la vita di tutti giorni.


Ringraziamento di cuore a Riccardo Sgualdini, addetto stampa dell'associazione Shannara di Cagliari, per aver dato la possibilità di effettuare l'intervista al teatro Alfieri di Cagliari.

La Redazione di Teatro.it

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