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Musica

Franz Di Cioccio e gli Stati di Immaginazione - INTERVISTA -

Franz Di Cioccio e gli Stati di Immaginazione - INTERVISTA -
Al Teatro Smeraldo c’è il tutto esaurito per la serata di lunedì 11 dicembre. Torna la PFM con Stati di Immaginazione, versione integrale e titolo del loro ultimo disco. Nel corso dello spettacolo saranno eseguiti gli 8 brani inclusi nel CD. Dopo un intervallo, il pubblico torna all’ascolto di 1 ora dei brani tra i più famosi e amati dal pubblico della Premiata Forneria Marconi, come ‘Festa’ o ‘Impressioni di settembre’. Ho parlato con Franz Di Cioccio, batterista, principale vocalist e memoria storica della band. Cosa ci possiamo aspettare dalla serata? La serata è dedicata a Stati di Immaginazione. Noi suoniamo improvvisando, facendoci ispirare da immagini che scorrono dietro di noi. Il pubblico può guardare noi o i video, ma in entrambi i casi resterà coinvolto. La serata è tutta incentrata sul nuovo disco: stiamo muti e facciamo cantare le immagini per accompagnare l’ascoltatore nel mondo dell’immmaginazione. Uno si dedica a se stesso, pensiamo, grazie al mondo magico che noi regaliamo, come un’onda di energia simile ai suoni sciamanici. Puoi spiegarti meglio? Noi interpretiamo le immagini con la musica. Abbiamo scelto dei film d’epoca, ma alcuni sono futuribili, fatti in 3D, altri sono storici, uno è stato girato nel 1903 nel porto di Amsterdam. Mostriamo un popolo scomparso, molto dolce e tenero. E’ come vedere un mondo in una palla di neve. Per me è poesia visuale e, con la nostra musica, diventa poesia strumentale e immaginifica. Noi non riproponiamo le solite cose, siamo spericolati, senza rete e non sappiamo dove andremo a finire. Ma che succede sul palco? Noi suoniamo guardando dei monitor con le stesse immagini che vedono tutti, perché scorrono anche su grandi schermi dietro a noi. Succede come nei ristoranti buoni, dove la signora fa le tagliatelle a mani libere, davanti a tutti. Mentre le immagini scorrono noi facciamo la musica e si crea un punto di incontro simultaneo fra le nostre emozioni e quelle del pubblico, provocate dalle immagini. E’ una cosa che abbiamo già riscontrato durante una lunga tournée in Messico: c’è un’enorme empatia in questo spettacolo. Lunedì a Milano cominciamo con un’improvvisazione di tre minuti, poi ci guardiamo negli occhi e decidiamo come proseguire. Come fanno i jazzisti. Insomma, fate come i teatranti di un tempo, senza testo ma solo un canovaccio su cui ricamare liberamente? Giusto, siamo come teatranti, è vero. Noi facciamo molta musica dal vivo, ci preme vedere la gente in faccia, proprio come chi sceglie il teatro e non il cinema, dove si lavora senza sapere cosa verrà fuori dopo il montaggio. Il disco è il punto della sincronicità fra noi e la gente. Sul palco, nel primo tempo, scorreranno immagini tratte da archivi privati e varie produzioni. Abbiamo un sito web colmo di notizie a questo proposito, www.pfmpfm.it dove trovare anche la nostra storia completa. Sentiremo alcuni dei vostri brani storici, dal vivo? Oh sì, il disco coi suoi 8 brani dura circa 50 minuti, poi offriremo un’altra ora di musica con canzoni dal repertorio della PFM: quelle più famose, un omaggio a Faber e riletture del passato, come l’album Chocolate Kings scritto nel 1975. In quegli anni eravamo andati negli Stati Uniti, avevamo registrato 3 LP e avevamo fatto 5 tour. Si andava e si tornava, c’erano problemi di visti, permessi. Costituivamo un caso a parte, negli States, con la nostra musicalità europea, con le improvvisazioni. Pensate che vi amassero? In America la nostra musica piaceva moltissimo perché loro sono un po’ freddi anche quando suonano, noi invece siamo caldi e mediterranei. Non ci siamo fatti omologare e i brani scritti a quei tempi ora si riascoltano con piacere. Serve a fare da ponte fra le generazioni. Chi del nostro pubblico è molto giovane, certe canzoni non le ha proprio mai sentite dal vivo. In fondo, l’attualità diventa tale quando riproponi una cosa vecchia a chi non l’ha mai vissuta prima. Ce la fate a godervi la vita più privata? Abbiamo rispetto di noi stessi. Abbiamo momenti in cui ci fermiamo, si riflette. Dedichiamo tanto tempo ad ascoltare musica, quanto altri leggono libri. E ti dirò che essere giovani significa avere progetti! Ce lo ha insegnato Fernanda Pivano, che continua a scoprire nuovi autori. Infatti stiamo già pensando al prossimo disco, al prossimo viaggio. Dove andrete, dopo Milano? A Mantova il 16, il 18 a Mestre, il 21 dicembre a Trieste al Politeama. Il 12 gennaio 2007 a Belluno, il 16 a Firenze al Teatro Saschall, poi Brescia, Cittanova, Catania, Palermo… Da tanti anni siamo sempre in viaggio. Ci sentiamo liberi di suonare dal vivo e non ci serve cercare di forzare la mano alla fantasia. Ma per stare bene occorre essere vigili. Il coinvolgimento che ci viene a ogni concerto è qualcosa di unico: in ogni posto la reazione diretta è diversa, come ogni nostro concerto non è mai uguale al precedente. Suoniamo ogni volta a seconda di come il pubblico reagisce perché siamo molto intensi con la gente che ci ascolta.

Daniela Cohen

  EX-REDATTORE di MILANO

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