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Danza

Beatrice Libonati: "Lavorare con Pina Bausch mi ha formato"

La Libonati e il marito, artisti storici del Tanztheater Wuppertal di Pina Bausch, conducono un workshop con i danzatori dell’Accademia del teatro Biondo. Prima tappa del progetto di spettacolo palermoWpalermo.

Beatrice Libonati
Beatrice Libonati

In occasione del docu-film palermoWpalermo, che sarà presentato al Teatro Biondo il 3 novembre, abbiamo incontrato Beatrice Libonati, artista storica della compagnia di Pina Bausch. Sarà lei, con il marito Jan Minarik, anch'egli danzatore del Tanztheater Wuppertal, a selezionare durante un workshop nell'accademia palermitana, il primo gruppo di artisti da inserire nel progetto di spettacolo.

palermoWpalermo sarà anche uno spettacolo che vedrà gli allievi attori e gli ex allievi della Scuola dei mestieri dello spettacolo del Teatro Biondo diretta da Emma Dante lavorare con gli artisti del Tanztheater Wuppertal.
 

Beatrice Libonati, una vita con Pina Bausch, cosa ricorda di Palermo Palermo?
L’inizio e la fine, due momenti davvero toccanti. Tra le scene iniziali, il muro enorme che cade giù. Le campane che suonano. E dopo la caduta del muro tutto ciò che avviene in punti diversi del palcoscenico e nello stesso momento. Mio marito, Jan Minarik, mi porta in scena raggomitolata, mentre i tecnici aggiustano il muro, puliscono macchie di acqua e salsa di pomodoro. Ci sono i botti dei fuochi d’artificio, entra una fila di uomini che sostiene le donne, rigide, e le fa dondolare. Difficile raccontare il ritmo vorticoso di cose che accadono in scena all'inizio dello spettacolo.

E del momento finale cosa le viene in mente?
La fila di uomini e, dietro, le donne, con una mela sulla testa. In sottofondo la musica solenne di una processione. Facciamo qualcosa di molto semplice ma arcaico. Sono di origine lucana, in questo pezzo c’è anche la mia infanzia e la mia appartenenza alla cultura del Sud Italia.

Con suo marito Jan Minarik sceglierete i giovani danzatori del teatro Biondo per il nuovo spettacolo ispirato a Palermo Palermo.
Faremo un workshop di tre giorni con gli allievi attori e gli ex allievi della Scuola dei mestieri dello spettacolo del teatro Biondo. Poi ci sarà il lavoro con i giovani artisti del Tanztheater Wuppertal. Non conduco che pochissimi workshop all'anno. Vivo a Wuppertal, spesso in Repubblica Ceca, il paese di mio marito. Torno raramente in Italia. Ma in questo caso è davvero importante esserci.

Quanto tempo è stata nel Tanztheater Wuppertal?
28 anni. E negli ultimi anni ho lavorato anche per rimontare Kontakthof over 65. Altro lavoro memorabile. La compagnia è stata la mia vita e quella di mio marito. Abbiamo due figli, che sin da piccoli ci seguivano in giro per il mondo.

Che cosa le ha insegnato Pina Bausch?
Mi ha formato. Ma prima di lei Jean Cèbron che ha lavorato molto con Pina. Ho studiato con lui all'Accademia Nazionale Danza di Roma prima di entrare in compagnia. Da Pina ho imparato a tirare fuori i sentimenti. Prima di lei in scena il mio movimento era astratto. Con lei è diventato qualcosa che viene da dentro. Come vivere.

Cosa le ha dato Palermo Palermo?
E’ stato un lavoro molto intenso, uno dei pezzi più belli da creare. C’era molta armonia fra Pina e me in quel periodo. Abbiamo lavorato in più sessioni di prove sia in Germania sia i  Sicilia. Il processo di creazione è stato molto produttivo per tutti noi.

Chi sono le donne di Palermo Palermo?
Sono, secondo la mia interpretazione, più forti degli uomini. In qualche modo tengono in pugno i maschi. Lo so, sembra strano, ma è la mia sensazione per quello spettacolo.

E’ un repertorio ancora vivo quello del Tanztheater Wuppertal?
Il messaggio che veicola non smette di essere molto forte e attuale. In ogni spettacolo c'è questa forza.

Ora di cosa si occupa?
Dopo tanti anni di lavoro nel Tanztheater Wuppertal, nel 2006 ho abbandonato la compagnia. Avevo bisogno di prendere una direzione solo mia. Di riappropriarmi del mio vissuto. Allora ho cominciato a scrivere poesie e a dipingere.
Mi piace ricostruire l’identità del lavoro di Pina, certo, perché mi ha forgiato. Ma dopo tanti anni ho sentito il bisogno di ritrovarmi. Nella pittura, nella scrittura e nella natura. Scrivo libri di poesie in versione bilingue, italiano e tedesco, per la casa editrice Nord-Park Verlag Wuppertal, di cui realizzo le illustrazioni.
Lavoro l’argilla, allevo le api. Ho un nipotino e un altro in arrivo. Ho avuto troppo. Davvero. Troppa danza. Non è finita in me la danza, si sta rigenerando.


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Simona Griggio

  REDATTORE di MILANO

Giornalista e critico di spettacolo. Comincia la sua attività nel 1995 a Milano collaborando con il magazine Madame Class Figarò, ed in seguito con ...

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