MINETTI
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LO SPETTACOLO

Autore: Thomas Bernhard
Regia: Marco Sciaccaluga
Genere: drammatico
Compagnia/Produzione: Teatro Stabile di Genova
Cast: Eros Pagni, Federica Granata, Marco Avogadro, Nicolò Giacalone, Giovanni Annaloro, Mario Cangiano, Marco De Gaudio, Roxana Doran, Daniela Duchi, Michele Maccaroni, Daniele Madeddu, Sarah Paone, Francesco Russo, Emanuele Vito

Descrizione
Scritta nel 1976, Minetti è una commedia costruita intorno a un interrogativo: quale ruolo ha l’arte, e in particolare il teatro, nella società odierna? Alla ricerca di una risposta, l’austriaco Thomas Bernhard (1931-1989) intreccia il comico e il tragico, la realtà con la sua trasfigurazione poetica; descrive, con rabbia e con passione, un mondo grottesco e assediato da una metaforica tempesta di neve.
Nella notte di San Silvestro, il vecchio Minetti indugia nella hall di un albergo. Attende un direttore di teatro che vuole riportarlo sulla scena nel ruolo di Re Lear. Nell’attesa parla di sé e della propria arte. Evoca frammenti della sua vita (reale o immaginaria?), rivolgendosi al personale dell’hotel, a una signora e a una ragazza.
Date repliche a cura di
Roberto Mazzone
Scheda spettacolo a cura di
Roberto Mazzone

LA LOCATION

STORCHI
largo Garibaldi 5 - Modena (MO)
Tel: 059 2136011
Fax: 059 234979
Email: info@emiliaromagnateatro.com Sito Web: www.emiliaromagnateatro.com


LE REPLICHE Posizionati sulla data per conoscere orario e prezzo max

In scena dal: 23/02/2017 al: 26/02/2017

FEBBRAIO 2017
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LE RECENSIONI


La recensione di Roberto Mazzone

'Indiscutibilmente Minetti'

Rappresentato per la prima volta nel 1976, il testo di Thomas Bernard è costruito sulla figura di Bernhard Minetti, attore tedesco, unanimemente ritenuto uno dei più efficaci interpreti teatrali della seconda metà del Novecento.
Lo spettacolo ruota intorno a un’appassionata riflessione sul ruolo dell’arte, e del teatro in particolare – ma ancor di più dell’attore – nella società in cui viviamo.
Nel cercare una risposta, l’autore lega indissolubilmente il comico e il tragico, la realtà con una dimensione prepotentemente onirica.

Nella notte di San Silvestro, complice l’infuriare di una inconsueta tempesta di neve il vecchio Minetti (Eros Pagni) indugia nella hall di un albergo nella cittadina di Ostenda Attende un direttore di teatro che vuole riportarlo sulla scena, per una sola e ultima volta, nel ruolo di Re Lear, dopo un “forzato” allontanamento di 32, dovuto alla consapevole scelta di “essersi sottratto alla letteratura classica”. Nell’attesa, parla di sé e della propria arte, rievocando frammenti della sua vita, che sembra essere tutta “rinchiusa” in una ingombrante valigia, del cui contenuto il vecchio attore si dimostra essere molto geloso.
Durante questo “flusso di coscienza”, il buffo personaggio si rivolge al personale dell’hotel (Marco Avogadro e Nicolò Giacalone), ma anche a una signora dall’aria disincantata che si consola con qualche goccetto di troppo (Federica Granata) e a una ragazza in attesa del suo fidanzato (Daniela Duchi). Con quest’ultima, in particolare, Minetti-Pagni, instaura un dialogo-non dialogo, profondo, basato su un significativo gioco di sguardi e posizioni sulla scena.

L’allestimento diretto da Marco Sciaccaluga, con scene e costumi di Catherine Rankl, suscita nella memoria il ricordo ancora vivido di un altro spettacolo: Hotel Paradiso, della compagnia tedesca Familie Flotz. Intorno a Minetti, infatti, tutti gli altri artisti (presumibilmente ospiti dell’hotel) irrompono prepotentemente sulla scena, protagonisti di ossessivi intermezzi quasi sempre indossando maschere (un Frank’n’Furter “ante litteram, i Drughi di Arancia meccanica, numerosi volti di William Shakespeare, ndr.). “Presenze ingombranti”, retaggio di una vita (vissuta?) che non gli appartiene più.

 

 

Eros Pagni esprime con cinica tenerezza e guizzi di vigore interpretativo un’appassionata e caustica riflessione sull’arte, sul teatro e sul rapporto tra attore e pubblico, disarmante ancora (e soprattutto) oggi.

Visto il 15/02/2017 a Torino (TO) Teatro: Astra

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Voto: Voto del Redattore: Roberto Mazzone


La recensione di Danilo Spadoni

'L'attore deve mettere in disagio, bimba mia'

Apre la stagione del Teatro Stabile di Genova il testo che Thomas Bernhard dedicò ad uno dei più grandi interpreti della scena tedesca del secondo Novecento: Bernhard Minetti. In realtà, lo scritto non è in alcun modo biografico, bensì è un'ipotetico “altro” percorso che un grande attore come Minetti avrebbe potuto seguire. Un'occasione per una lunga e profonda riflessione sull'Arte Drammatica, sull'essere attore e, soprattutto, sulle relazioni che questi instaura con il personaggio, l'autore del testo e il pubblico.

Lo spettacolo  segue il testo di Bernhard: fuori imperversa una bufera di neve, un vecchio attore – Eros Pagni - entra nell'atrio dell’albergo della città di Ostenda, cappello a larghe tese, un vecchio cappotto invernale, un ombrello che usa come bastone e una grande valigia con dentro tutta la sua storia. Ha un appuntamento con il direttore del teatro per organizzare il suo ritorno in scena dopo 32 anni di isolamento. Un ritorno in occasione del bicentenario del teatro, un ritorno importante in cui rimetterà in scena, per l'ultima volta, il suo Re Lear con la maschera fatta per lui da Ensor.

Il tempo passa, il direttore non arriva e l'attore scivola sempre più in fondo alla sua storia, alla sua follia dialogando con se stesso. Non è solo, con lui alcune presenze poco meno che mute: prima una signora in rosso, Federica Granata; gli uscieri, Marco Avogadro e Nicolò Giacalone; e al termine una giovane ragazza, Daniela Duchi; fantasmi di una mente annebbiata dalla propria ossessione fare per l'ultima volta il Re Lear con la maschera di Ensor.

In una lenta caduta si consuma il flusso interiore di un uomo e della sua grottesca confessione prima della sua ultima messa in scena. Una confessione che alterna accuse lucide, proteste vigorose contro la società instupidita e il teatro caratterizzato dall'osservanza consolatoria delle convenzioni, a momenti di passionali dichiarazioni d'amore verso l'arte e di estrema fragilità, come in alcuni scambi di sguardi e gesti tra la giovane ragazza e Minetti.

Tutto scivola senza scossoni, non gli intermezzi deliranti e ripetitivi dei giovani in maschera per i festeggiamenti della notte di San Silvestro – questo è la situazione temporale della pièce – e nemmeno i “girar” della struttura centrale della hall che da angolazioni diverse ad una stessa prospettiva, muta il ritmo con cui Minetti-Pagni segue la propria battagli e proclama la sua netta opposizione alla contemporaneità.

Tutto rimane parola e al pubblico spetta soltanto il silenzio di un ascolto.

Appare di buon auspicio che il Teatro Stabile di Genova inizi la propria stagione con un lavoro riflessivo sul senso del teatro nella società, un testo contemporaneo che critica, sintetizzando; il teatro ridotto a intrattenimento e ne rivendica il ruolo di messa in crisi della comunità; gli attori asserviti al gusto del pubblico; e infine sicuramente la società, ormai ridotta a pattume spirituale.

Per dirla con le parole di Minetti: il mondo pretende di essere divertito / e invece va turbato / turbato turbato / ovunque oggi ci volgiamo / null'altro che un meccanismo per divertire / Occorre precipitare tutto / nella catastrofe dell’arte.

Bello se fosse davvero un dichiarazione d'intenti. 

 

Visto il 13/10/2015 a Genova (GE) Teatro: Duse

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Voto: Voto del Redattore: Danilo Spadoni

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