TUTTI IN MASCHERA
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LO SPETTACOLO

Autore: carlo pedrotti
Genere: opera
Compagnia/Produzione: coproduzione teatro sociale di rovigo
Cast: per maggiori informazioni www.comune.rovigo.it/teatro

Scheda spettacolo a cura di
Francesco Rapaccioni

LE RECENSIONI


La recensione di Francesco Rapaccioni

Rovigo, Teatro Sociale, “Tutti in maschera” di Carlo Pedrotti IL RITORNO DI PEDROTTI, MA SOLO PER POCHI In occasione del 300° anniversario della nascita di Carlo Goldoni, il Teatro Sociale di Rovigo mette in scena una serie di spettacoli incentrati sulle opere del veneziano, che ha anche ispirato e creato molti libretti d’opera. Tra questi titoli spicca il “Tutti in maschera” di Carlo Pedrotti (1817-1893), prima rappresentazione in epoca moderna (l’ultima esecuzione risale al 1935), tratta dalla commedia goldoniana “L’impresario delle Smirne”, su libretto di Marco Marcelliano Marcello. E’ riuscito il recupero filologico effettuato da Giovanni Di Stefano, direttore artistico dell’Opera Giocosa di Savona (si tratta infatti di una coproduzione dei teatri di Rovigo, Savona, Piacenza e Wexford), che ne è stato anche direttore e concertatore. L’opera andò in scena per la prima volta nel novembre 1856 e riscosse un notevole successo in Italia e all’estero tanto da rimanere in repertorio fino alla fine del XIX secolo, nonostante il genere buffo fosse già superato anche come idea stilistica, tanto da far sembrare questo lavoro di Pedrotti come un’opera fuori del suo tempo. Emergono infatti in questa musica rimandi a Rossini e a Donizetti, ma ci si ritrova anche un po’ di Verdi. Rivela invero scenari sonori e drammaturgici di preziosa fattura come la sinfonia iniziale (forse l’unico pezzo eseguito ancora, seppur soltanto a livello bandistico), la stretta finale, la cavatina di Vittoria e il quartetto finale del primo atto in cui possiamo avere un ricordo, seppur vago, del Rigoletto; “Tutti in maschera” non ha melodie indimenticabili, ma è un tutt’uno brioso e arioso, molto melodico e ricco di armonie ed elabora interessanti suggestioni nella scia della scuola napoletana, unendo la purezza del contrappunto con la naturalezza dello sviluppo. La vicenda è ambientata durante il carnevale del 1780 a Venezia, dove giunge Abdalà, ricco mercante di Damasco. Abdalà intende infatti formare il cartellone di uno spettacolo da far debuttare al Teatro delle Smirne in Turchia. Da questo momento è tutto uno snodarsi di equivoci e amori tra primedonne capricciose, fino al lieto fine: Abdalà che torna in Turchia con una parte della compagnia di canto. La regia di Rosetta Cucchi è risultata sobria e gradevole, anche se l’aggiunta dello stravagante mimo – narratore appare un di più; la regista si è ispirata al film “Polvere di stelle” trasportando la vicenda al periodo postbellico, cercando di ricreare le atmosfere speranzose del mondo dell’avanspettacolo, avvalendosi delle scene di Federico Bianchi molto colorate ed essenziali. L’Orchestra Sinfonica di Sanremo, diretta dal maestro Di Stefano, ha interpretato musicalmente in modo eccellente tutte le sfumature dell’opera. Il cast, benchè non particolarmente brillante vocalmente, ha saputo dare un ottimo tono comico all’opera senza scadere nel banale e nel grossolano. Brava e piacevole la Vittoria di Yolanda Auyanet, a tratti fortemente esuberante nei volumi di suono; vivace ma non sempre convincente il Don Gregorio di Domenico Colaianni. Bella voce, anche se con un esordio poco convincente, l’Abdalà di Massimiliano Vispiano; energica e padrona della scena Annarita Gemmabella, una deliziosa Dorotea; discreta l’interpretazione del Cavaliere Emilio di David Sotgiu. La parte musicale aveva alcuni momenti di rallentamento dell’azione scenica nei recitativi, eccessivamente in secondo piano. Bravo il coro del Teatro dell’Opera Giocosa diretto da Corrado Casati. Nonostante lo sforzo e il coraggio di presentare un’opera molto valida musicalmente e stlisticamente, con arie orecchiabili e di facile comprensione, ma che risulta sconosciuta ai più, come il suo autore, il Teatro Sociale di Rovigo, fresco di restauro, risultava mezzo vuoto: la globalizzazione musicale che tende a rappresentare solo Verdi, Rossini, Puccini, non ha risparmiato neppure il grande Pedrotti. Visto a Rovigo, Teatro Sociale, il 3 novembre 2007 MIRKO BERTOLINI
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Voto: Voto del Redattore: Francesco Rapaccioni

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