commedia

Ragazze sole con qualche esperienza

Informazioni principali

Autore
Enzo Moscato
Regia
Geppy Gleijeses
Autore, attore, regista, capofila della cosiddetta Nuova Drammaturgia Napoletana, Enzo Moscato esplora da sempre con audacia e sensibilità una pluralità di registri linguistici arcaici e contemporanei. Partendo dalla contraddittoria e complessa realtà sociale partenopea, e cercando nella contaminazione la forma di una modernità espressiva, aspira ad un teatro-poesia arricchito dall’eredità di Pasolini. I personaggi di Moscato sono attori di un dramma estremo, forte, vero e delirante, carico di conflitti e di contrasti. Ragazze sole con qualche esperienza ritorna sulle scene dopo che Enzo Moscato lo aveva interpretato nel 1985, al teatro Ausonia di Napoli, insieme ad Annibale Ruccello, Silvio Orlando e Tonino Taiuti. Due travestiti, Grand Hotel e Bolero Film, e due scalcagnati delinquenti, Scialò e Cicala, s’incontrano per un supposto regolamento di conti o, forse, per un folle incontro amoroso, dopo aver pubblicato un’inserzione sulla rivista Cuori solitari. La vicenda, che alterna sapientemente farsa e tragedia, è il pretesto per affrontare temi come l’amore, la solitudine, la “quotidiana cooptazione alla violenza”, espressi attraverso quella Babele linguistica vorticosa che mescola tradizione e modernità, tipica dell’opera di Moscato. Dopo la fortunata messa in scena de Le cinque rose di Jennifer di Annibale Ruccello, Geppy Gleijeses, con Gennaro Cannavacciuolo, e con Tonino Taiuti, che aveva recitato anche nel primo allestimento, ritorna ad un personaggio en travesti, laddove il travestitismo diventa metafora dell’esigenza di cambiamento e dell’inquietudine di vivere.
Geppy Gleijeses, Gennaro Cannavacciuolo, Tonino Taiuti, Agostino Chiummariello

Calendario dello spettacolo

Nessuna replica in programma

Recensioni

La recensione è di Gianmarco Cesario
Voto
“Ragazze sole con qualche esperienza” di Enzo Moscato rappresenta, dopo “Le cinque rose di Jennifer” di Ruccello, il secondo incontro di Geppy Glejeses con quella che viene definita “la nuova drammaturgia” napoletana.