ZIO VANJA
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LO SPETTACOLO

Autore: Anton Cechov
Regia: Emiliano Bronzino
Genere: drammatico
Compagnia/Produzione: Fondazione Teatro Piemonte Europa
Cast: Graziano Piazza, Fiorenza Pieri, Maria Alberta Navello, Lorenzo Gleijeses, Ivan Alovisio (Festival Teatro A Corte 2012); Mariano Pirrello (Stagione 2012/2013 TPE)

Date repliche a cura di
Roberto Mazzone
Scheda spettacolo a cura di
Roberto Mazzone

LA LOCATION

PICCOLO TEATRO TEATRO STUDIO MELATO
Via Rivoli 6 - Milano (MI)
Tel: 02 72333222
Email: info@piccoloteatro.org Sito Web: www.piccoloteatro.org


LE REPLICHE Posizionati sulla data per conoscere orario e prezzo max

Repliche passate (dal 04/06/2014 al: 08/06/2014)

LE RECENSIONI


La recensione di Luigi Orfeo

Una piacevole maratona

Si inaugura la sala prove del teatro Astra con quest'allestimento di Zio Vanja di Cechov.
Una sala piccola, al quarto piano dello stabile, abbellita da una scenografia molto suggestiva, ben congegnata, equilibrata nei colori e avvolgente, opera dello scenografo Francesco Fassone.
Lo spettacolo è un'ardua prova sia per gli attori che per il pubblico, visto che siamo di fronte a un atto unico di quasi due ore. La stanchezza sulle battute finali affiora ed il pubblico convenuto comincia a scartare caramelle.
Ma a parte la naturale stanchezza l'operazione è ben riuscita: l'adattamento stringe la drammaturgia attorno ai cinque personaggi principali dell'opera , idea azzeccata e portata in scena con grande concretezza. Le relazioni vengono esaltate, i conflitti sono più vivi, l'umanità dei personaggi ne guadagna. Se scartiamo qualche piccola audace citazione, come le battute di Vanja alla madre che ci fanno ricordare che si tratta di un adattamento, la linea drammaturgica è molto fluida e non ci sono forzature.
L'analisi di questo testo si può dire felice: gli attori non danno nulla per scontato, ogni battuta vive di direzioni diverse, di stati d'animo contrapposti e di alcune intuizioni ironiche.
Peccato per l'affiorare di un manierismo attoriale vecchia scuola cecoviana italia: l'attore che fa quattro passi di gran carriera verso l'uscio, si ferma di colpo e, sostenendo una tensione ai limiti del sopportabile, enuncia a gran fatica la battuta, indi si congeda.
Figlio del suddetto manierismo potrebbe essere anche l'inanellarsi di strepiti e pianti che si sprecano nelle scene finali, dimenticando la bella fantasia di sfumature che fino a qualche scena prima colorivano le intenzioni.
Dopo qualche minuto iniziale di assestamento lo spettacolo decolla, gli attori sono brillanti, hanno grande energia, non mollano mai e tengono, quasi fino alla fine, un buon ritmo. Zio Vanja, Lorenzo Gleijeses, è stilisticamente più caratterizzato degli altri e questo eccesso spezza l'omogeneità e svilisce alquanto l' umanità dell'attore, che invece dimostra di avere un ventaglio di variazioni sorprendenti. Eccellente la prova di Astrov il medico, Mariano Pirrello, grandissima presenza scenica, pieno di slancio, mai retorico né enfatico.
Uno spettacolo bello, se si trovasse il modo di far riposare il pubblico senza farlo uscire da quell'atmosfera, sarebbe ancora più godibile.

Visto il 21/11/2012 a Torino (TO) Teatro: Astra - Sala prove

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Voto: Voto del Redattore: Luigi Orfeo


La recensione di Wanda Castelnuovo

Un indimenticabile 'Zio Vanja'

Frutto della grande capacità di Anton Čechov (Taganrog 1860 – Badenweiler 1904) di scandagliare con occhio clinico l’animo umano, 'Zio Vanja' (1896 circa) è considerata una delle sue opere più importanti in cui, mostrando fine attitudine all’analisi e trasponendovi con estrema eleganza molto delle sue vicende personali (compresa la professione di medico), fornisce una fotografia della società apatica della sua epoca, inconsapevole prefigurazione di un presente in cui al di là delle mutate apparenze la sostanza rimane la stessa.

Il drammaturgo che ha trascorso una tristissima infanzia a causa di un padre violento e fanaticamente religioso finisce con il trasmettere pennellate di quella dolente tristezza vissuta con la rassegnazione fatale di un ineludibile fallimento, quasi che non fosse data possibilità di riscatto diversamente dai suoi avi che si erano liberati dal giogo della servitù della gleba.

Nell’interpretazione del regista Emiliano Bronzino (formatosi alla scuola di Ronconi) lo spazio scenico e la platea sono tutt’uno in quel grande gazebo dove 60 spettatori sono immersi direttamente in un’azione ridotta all’essenziale per la presenza di soli cinque personaggi (otto nel testo di Čechov) di cui sono evidenziate le sfaccettate sfumature psicologiche volte a mettere in luce la lotta di ciascuno nel vivere sia singolarmente, sia in rapporto agli altri in una società alla deriva, senza speranza e dall’ineluttabile sorte.

Un’esperienza piacevolmente indimenticabile grazie alla quale, annullati tempo e distanze, ombre silenti di spettatori acquisiscono man mano consapevolezza di essere anch’esse protagoniste del pathos esistenziale vissuto con profonda partecipazione dagli attori trasformati in personaggi che soffrono, sperano senza sperare, amano senza amare in una corsa distruttiva in cui non riescono mai a comunicare fino in fondo con gli altri e a costruire. Macerandosi e annichilendosi nell’impossibilità di operare cambiamenti, i protagonisti vivono una lacerante dicotomia tra ciò che sono e il desiderio di essere altro e si lasciano trasportare dalla corrente di ciò che è abituale e comodo perché già preconfezionato, ancorché doloroso, e quando ne prendono coscienza si crogiolano nel rimpianto.

Un mondo di egoismi in cui chi potrebbe vedere rifiuta di guardare e chi ha aperto gli occhi non vuole ricostruire anche perché non è così facile: è comodo giudicare dall’esterno ambienti e popoli da generazioni abituati alla sudditanza e quasi incapaci di accorgersi che quello che cambia è solo l’aspetto di chi comanda.
Un’ottima regia supportata da eccellenti interpretazioni da parte di attori tutti calati magistralmente nelle loro parti in un dramma perenne che è un grave peccato perdere nell’affascinante rappresentazione in scena in quel delizioso gioiello che è il Piccolo Teatro Studio.

Visto il 04/06/2014 a Milano (MI) Teatro: Piccolo Teatro - Teatro Studio Melato

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Voto: Voto del Redattore: Wanda Castelnuovo

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