NATALE IN CUCINA
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LO SPETTACOLO

Autore: Alan Ayckbourn
Regia: Giovanni Lombardo Radice
Genere: commedia
Compagnia/Produzione: Artisti bAssociati
Cast: Marianella Laszlo, con Gianfranco Candia, Barbara Porta, Angelo Zampieri

Descrizione
Alan Ayckbourn costringe il divertito spettatore a riflettere sulle piccole miserie quotidiane e le ansie dei suoi personaggi. In questo spettacolo, considerato il suo capolavoro, la sua abilità psicologica ci racconta la vita di tre coppie di coniugi che si rincontrano per il tradizionale party della vigilia di Natale; di qui una serie di equivoci e contrattempi di sfrenata comicità.
Date repliche a cura di
Roberto Mazzone
Scheda spettacolo a cura di
Roberto Mazzone

LA LOCATION

LA FABBRICA CENTRO CULTURALE
c.so Italia 13 - Villadossola (VB)
Tel: 0324 54017


LE REPLICHE Posizionati sulla data per conoscere orario e prezzo max

Repliche passate (dal 06/12/2008 al: 06/12/2008)

LE RECENSIONI


La recensione di Wanda Castelnuovo

Alan Ayckbourn (Hampstead, Londra, 1939), considerato tra i più noti drammaturghi contemporanei, è autore di commedie brillanti dal taglio ironico che hanno generalmente come protagonista la coppia - intrappolata nel proprio ruolo vissuto in modo dicotomico come prigione/sicurezza - attraverso cui rappresenta le inquietudini della media borghesia provinciale inglese. Dalla sua penna nasce “Natale in cucina” che nella fedele traduzione di Masolino D’Amico mostra uno spaccato relativo a tre coppie borghesi che si incontrano durante tre successive vigilie di Natale. Diverso è il livello sociale e culturale delle coppie con aspirazioni di escalation a qualsiasi costo da parte del gradino più basso, ma uguale è il livello di incomunicabilità e di incomprensione di persone che, figlie della società contemporanea, rincorrono l’apparire a danno dell’essere in nome dei miti del successo e del denaro che tutto parrebbe potere se, in poco tempo, chi era in basso sale e chi era in alto si trova sulla triste china della decadenza. Un quotidiano scavato nelle più intime pieghe e realisticamente amaro con miserie, crisi, fobie, vizi e incapacità di godere in modo autentico della vita. L’ironia corre a volte troppo sottile attraverso dialoghi con sottintesi e sfumature molto raffinate, ma di scarso impatto immediato a discapito dell’apprezzamento e della godibilità. Molto gradevole la prima vigilia di Natale per il movimentato gioco scenico e per alcune trovate esilaranti e veramente deliziosa l’interpretazione della brava Anna Cianca nei panni di Jane Hopcroft. Più statiche le altre due vigilie in cui gli aspetti sofferti e drammatici dell’esistere appesantiscono l’atmosfera. Notevole nella seconda parte l’interpretazione unicamente gestuale di Maria Laura Rioda. Milano, Teatro San Babila, 7 ottobre 2008
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Voto: Voto del Redattore: Wanda Castelnuovo


La recensione di Monia Orazi

Mogliano, Teatro Apollo, “Natale in cucina” di Alan Ayckbourn VIZI PRIVATI E PUBBLICHE VIRTU' Ipocrita, minimalista, convenzionale: è così la vita sociale che Alan Ayckbourn racconta nei tre spaccati familiari che costituiscono “Natale in cucina”. La vigilia di Natale, vissuta nella cucina di tre diverse famiglie, in tre anni successivi. Il primo atto a casa di Sidney e Jane, semplice coppia borghese, che sogna un'ascesa sociale: per questo invita amici altolocati, i ricchi Ron e Marion e l'architetto Geoffrey e la moglie. La cucina, arredata in modo semplice e convenzionale, rispecchia l'aspetto psicologico dei padroni di casa. Complimenti ipocriti e snobismo nei confronti degli arrampicatori sociali trapelano dalle parole degli ospiti. Mentre impazza la festa, va in scena il dramma di Jane, maniaca della pulizia, che, per comprare l'acqua tonica, resta chiusa fuori. Trascorso un anno, la festa si sposta a casa di Geoffrey e della moglie. In una cucina dai mobili rovinati, monocolori, va in scena la rovina familiare della coppia, ostaggio del cane George. La moglie in vestaglia mette in atto, tra l'indifferenza degli invitati, tutti i possibili tentativi di suicidio, fermata dalle azioni grottesche degli altri, che neanche si accorgono di quello che sta realmente accadendo. Il terzo Natale è nel freddo della bella casa di Ron e Marion, con i caloriferi guasti, un mondo scintillante che sta diventando sempre più opaco, a causa dell'alcolismo e dell'indifferenza reciproca. Lo snobismo dei ricchi tenta di isolare ancora una volta Sidney e Jane, nel frattempo diventati benestanti e di successo, ma loro riescono ad entrare nella stanza, e tutti gli altri ipocritamente si adattano, per via della loro posizione sociale. Dietro la risata affiora leggera l'amarezza di un presente velato di finzione ed irrealtà, la necessità e la voglia di denunciare il dover essere che prevale sull'autenticità. Interessante la resa psicologica dei personaggi, con il quotidiano messo in scena nella dicotomia tra la rappresentazione pubblica e la scena privata. Le manie e le dipendenze (ossessione per la pulizia, depressione, alcolismo) fanno da contrappunto alla leggerezza e alla frivolezza delle situazioni dello spettacolo, attimi di festa in cui tra risate sghignazzanti, brindisi e battute brillanti, affiorano fragilità personali, sogni e desideri privati, che di solito l'umanità nasconde dietro la facciata pubblica, con cui va in giro ogni giorno. Visto a Mogliano (MC), Teatro Apollo il 18/11/2007 Monia Orazi
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Voto: Voto del Redattore: Monia Orazi

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