SUL LAGO DORATO
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SUL LAGO DORATO

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Ho visto lo spettacolo il 05 di agosto al teatro di Borgio Verezzi. E' stato piacevole e mi ha ricordato alcuni miei conoscenti che hanno vissuto ...

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LO SPETTACOLO

Autore: Ernest Thompson
Regia: Maurizio Panici
Genere: drammatico
Compagnia/Produzione: Associazione culturale La Pirandelliana
Cast: Arnoldo Foà ed Erica Blanc, con Loredana Giordano e, nel ruolo di Charlie, Valerio Santoro

Descrizione
Norman Thayer e la moglie Ethel, ormai ottantenni, si ritirano a vivere gli ultimi anni della propria vita sulla loro casa in riva al lago. Li raggiungono per l'estate la figlia, divorziata, e il suo nuovo fidanzato, che ha già un figlio adolescente, molto problematico. Chelsea, la figlia, spera di riuscire a ricucire il rapporto con il padre, da sempre travagliato.

Ma l'incontro non funziona, e Chelsea se ne va col fidanzato, lasciando dietro come un pacco postale ai nonni il figlio, che ovv
Date repliche a cura di
La Redazione
Scheda spettacolo a cura di
La Redazione

LA LOCATION

GIORDANO COMUNALE
p.zza C. Battisti 21 - Foggia (FG)
Tel: 0881 773883


LE REPLICHE Posizionati sulla data per conoscere orario e prezzo max

Repliche passate (dal 22/03/2007 al: 23/03/2007)

LE RECENSIONI


La recensione di Francesco Rapaccioni

Camerino, teatro Filippo Marchetti, “Sul lago dorato” di Ernest Thompson UN LAGO SENZA NODI Ethel e Norman sono un'anziana coppia che trascorre l'estate, da tempi immemorabili, in un cottage di proprietà nel New Hampshire, a Golden Pond (da cui il titolo “Sul lago dorato”). Norman sta per compiere ottant'anni e per festeggiarlo arriva dalla California la figlia Chelsea dopo otto anni dall'ultimo ritorno a casa. Chelsea, divorziata, si presenta con il nuovo fidanzato, un dentista, e il di lui figlio tredicenne, intenzionati a lasciare lì il ragazzino per andarsene in Europa. I rapporti tra padre e figlia, entrambi caratteri orgogliosi e forti, non sono mai stati buoni: lui non le ha perdonato di non essere il figlio maschio che desiderava, lei non gli ha mai perdonato di non averla capita e supportata, ma solo e sempre criticata, minandola di insicurezze. Così Chelsea e Billy Bye senior partono, lasciando a Golden Pond Billy Bye junior. Il ragazzo è inizialmente irrispettoso e offeso di essere stato parcheggiato per l'estate da due vecchi, poi però nasce una profonda amicizia con Norman. Al ritorno di Chelsea, ormai sposata col dentista, è inevitabile la resa dei conti con il padre, prima di fuggire di nuovo in California. Ma i nodi si sono ormai districati e si va verso un Natale sereno, se non fosse per un attacco di cuore da cui Norman però subito si riprende, soccorso amorevolmente da Ethel. La pièce, scritta dall'allora trentenne Ernest Thompson, debuttò negli Stati Uniti nel 1978 e fu adattata dall'autore per il cinema nel 1981, vincendo il premio Oscar per la migliore sceneggiatura non originale. Altri Oscar vinsero i due protagonisti, Henry Fonda e Katharine Hepburn (per lei era il quarto, un record ancora imbattuto); con loro recitava Jane Fonda e la particolare intensità della recitazione sottendeva a rapporti davvero conflittuali tra padre e figlia, nella vita come sulla scena, mirabilmente diretti da Mark Rydell. La storia ruota attorno a un nodo forte, inestricato, un rapporto padre-figlia in cui l'intensità dei sentimenti reciproci, avvelenati da recriminazioni mai affrontate apertamente e da ipocrisie, è causa di uno scontro che perdura da anni. I caratteri non permettono riavvicinamenti: l'orgoglio, l'egoismo (Norman e Chelsea non si rendono contro di quanto ha sofferto e soffre Ethel per questa situazione) e forse la stupidità bloccano i due nell'individualità, li immobilizzano in un gelo emotivo, nonostante gli sforzi di Ethel, moglie e madre amorevole. Basterebbe un gesto, ma nessuno dei due lo compie. Il testo non guarda questo “nodo” da un punto di vista filosofico o sociologico, ma lo affronta in modo diretto e comprensibile, per questo è immediatamente percepibile. Conforta poi che dall'immancabile conflitto generazionale nasce un affetto destinato a durare. La traduzione e la riduzione che Nino Marino ha effettuato intervengono sul testo originale (il film, invece, era una fedele trasposizione): rimane il rapporto genitori-figli, c'è (molto sullo sfondo) lo scontro per superare le dinamiche innescate da una vita di conflitti, ma l'adattamento calca prepotentemente sullo scorrere del tempo, evidenziando spunti di divertimento e colorando di rosa i rapporti familiari. Insomma trasformando tutto in una commedia. Gli stessi protagonisti troppo spesso si lasciano andare a battute che strappano sorrisi (a volte risate aperte), ma della malinconia del testo, dell'autunnalità dell'atmosfera, dell'amarezza della vita non c'è più traccia. Soprattutto è assente quel nodo inestricato che era alla base del testo di Thompson e, mancando la tensione emotiva, il conflitto si sciapisce, sbiadito e inframezzato da risate. La traduzione lascia poi alcune battute che nell'originale avevano un senso ma non funzionano nel contemporaneo di questo adattamento: Ethel “Ho incontrato due russi nel bosco” - Norman “E non hai chiamato aiuto” (ma oggi che la guerra fredda è così lontana chi direbbe più una battuta del genere?). Arnoldo Foà è molto bravo a delineare un Norman che fatica a rassegnarsi al passare degli anni. Dall'alto dei suoi novantuno anni (non è un refuso, è nato nel 1916) è perfetto nel ruolo ironico e disincantato, anche solo con un cenno del capo o un minimo movimento della mano. Quando lui è in scena tutto il resto scompare; un brivido quando pronuncia una delle frasi più famose della sceneggiatura, rivolto alla moglie, compagna di una vita: “Voglio vedermi nella tua faccia e sapere che sono a casa”. Erica Blanc è una Ethel svampita e nervosa, premurosa nei confronti del marito, svolazzante, un po' troppo ridanciana. Bravo il ragazzo, diciottenne in questa edizione, Tommaso Gimignani, al debutto sulle scene. Con loro Loredana Giordano (Chelsea), Luca Pizzurro (il dentista) e Valerio Santoro (il postino Charlie). Bella la scena naturalistica di Aldo Buti, ideatore anche dei costumi. Adatte le luci che delineano i vari momenti del giorno e delle stagioni. Le musiche originali di Roberto Procaccini creano un'atmosfera struggente, insieme alla luce dorata che entra dalla finestra del cottage, quell'atmosfera che invece le parole non riescono ad evocare. Pubblico folto e divertito, forse dimentico del film, di certo ignaro del testo originale. FRANCESCO RAPACCIONI Visto a Camerino, teatro Filippo Marchetti, il 22 novembre 2007
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Voto: Voto del Redattore: Francesco Rapaccioni


La recensione di Mauro Guidi

. L’attualità del testo si cala nelle aspettative dei personaggi ;così il segreto di un successo mondiale del film “Sul lago dorato” del 1981 ,coronato da due Oscar assegnati agli interpreti Henry Fonda e Catherine Hepburn, si ripropone nella attuale versione teatrale del lavoro di Ernest Thompson. Due attori eccezionali , Arnoldo Foà e Erika Blanc , danno voce ed anima a due personaggi che al di là della loro tarda età vogliono vivere ed hanno voglia e piacere di vivere per provare ogni giorno la gioia di ritrovarsi con l’unico amore della propria vita. Una riscoperta quotidiana che imprime la necessaria forza al professore Norman Thayer ( Arnoldo Foà) per ricucire, in una estate nella loro casa in riva al lago , il rapporto non idilliaco con la figlia Chelsea , bene interpretata da Loredana Giordano, aiutata dal figlio acquisito Billy jr. ,che inconsapevolmente con il proprio linguaggio sferzante e moderno apre la tela socchiusa appesantita da antichi comportamenti che hanno bloccato nel tempo il naturale evolversi dei sentimenti tra padre e figlia. Erika Blanc si muove sul palcoscenico con una leggiadria che accompagna in modo squisito una interpretazione dolce, arguta e partecipata di Arnoldo Foà , il quale sembra volere offrire al pubblico l’allegria, la saggezza e la serenità che scaturiscono dalla sua arte e dalla sua antica militanza teatrale. Essenziali le scenografie, appropriate le musiche di fondo, tutti all’altezza della situazione gli altri interpreti; un lavoro che ha esaltato il pubblico nella riscoperta dei veri valori della vita. Pontasserchio (PI) Teatro Rossini 02 Febbraio 2007
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Voto: Voto del Redattore: Mauro Guidi


La recensione di Wanda Castelnuovo

Uscire da teatro con una piacevole sensazione di levità e serenità non è facile di questi tempi, ma è ciò che può capitare a chi ha assistito quasi come un vicino di casa alla commedia Sul lago dorato (On golden pond), interpretata magistralmente dall’inossidabile e sempre entusiasta Arnoldo Foà nel ruolo di Norman Thayer e dalla bravissima Erica Blanc, una Ethel dolce, tenera anche se apparentemente svagata moglie del professore in pensione. Semplice e profondamente significativa la trama di questo lavoro di successo più volte rappresentato a Broadway dal 1978 e scritto da Ernest Thompson (attore, scenografo e regista nato nel 1949 a Bellows Falls nel Vermont/USA) che ne ha curato la scenografia nella celebre versione cinematografica di Mark Ridell con Henry Fonda e Katherine Hepburn (protagonisti e vincitori dell’Oscar per tale loro interpretazione) e Jane Fonda nella parte della figlia. Nella villa del New England, immersa in una natura intatta con suoni di animali selvatici che accompagnano i sonni notturni - dove i coniugi stanno trascorrendo le vacanze - giungono per festeggiare l’ottantesimo compleanno di Norman la figlia Chelsea, il ‘fidanzato’ Billy Bye e il nipote acquisito ‘affidato’ o meglio ‘scaricato’ ai neo nonni per permettere un viaggio in Europa al padre e alla sua ‘ragazza’. Tre generazioni, tante storie e tante sofferenze s’incontrano e si scontrano con un garbato e composto - anche se a volte vivace - dialogo che farà nascere affetto e stima reciproci. Il giovanissimo e apparentemente scapestrato Billy aiuterà a superare vecchie incomprensioni e rancori e porterà una ventata di vitalità nell’esistenza piatta, monotona e annoiata del burbero Norman disponendolo persino a rivedere i propri rapporti con la figlia. Uno spettacolo di sentimenti che nonostante il mutare dei tempi e delle abitudini non cambiano e per questo - soprattutto se resi in modo così naturalmente superbo - in grado di catalizzare l’attenzione di spettatori di ogni età. Meritano comunque un reiterato encomio i protagonisti della commedia che vivono recitando questo scorcio di una ‘vita simbolo’ con una vitalità straordinaria in un uomo come Foà che, ora novantenne, ha fatto della recitazione la sua esistenza da quando giovanissimo sostituiva come ‘pompiere’ (così recitava la voce di gergo) gli attori ammalati. Sobri, ma affascinanti le scene e i costumi di Aldo Buti resi quasi soffusi dalla particolare atmosfera generata dalle musiche di Roberto Procaccini pervase di lieve melanconia.
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Voto: Voto del Redattore: Wanda Castelnuovo


La recensione di Tania Croce

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Voto: Voto del Redattore: Tania Croce


La recensione di Tania Croce

Norman (Arnoldo Foà) è l'incarnazione dell'uomo del nostro tempo, umano anche se severissimo, intollerante e 'evoluto' per forza di cose, da un nipote acquisito (Billy) che lo porterà alla riconciliazione con la figlia Chelsea (Loredana Giordano), con la quale è sempre stato troppo esigente, senza accettarla così com'è. Nella casina sul lago dorato, dove la straordinaria Erica Blanc nei panni della moglie di Norman, traduce in maniera incredibile il linguaggio degli anatroccoli, si svolge la piecè tratta dall'opera di Thompson e che parla degli scontri e degli incontri generazionali, del tempo che passa, dei genitori che invecchiano e dei figli che crescono inevitabilmente come Chelsea che sposa durante il suo viaggio in Europa Billy Senior il dentista. Suo figlio, Billy junior, diventerà il nipote sognato da Norman che si deciderà a prendere l'aereo per andare a trovare la figlia a Los Angeles. E' impeccabile e divertentissima l'interpretazione di Arnoldo Foà che adotta il linguaggio 'moderno' del piccolo Billy per stare al passo coi tempi, tanto ormai alla sua età, si torna bambini. 29 dicembre 2006, Teatro Ghione, Roma
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Voto: Voto del Redattore: Tania Croce

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