GRIMMLESS
Commenta lo spettacolo! Leggi le recensioni dei Redattori!
Grimmless


I Commenti

I Commenti degli Utenti

Questo spettacolo non ha ancora commenti.
Sai che puoi inserirne uno?
Per farlo clicca su Commenta lo Spettacolo!

Inoltre, puoi dargli un voto cliccando il pulsante Vota questo Spettacolo
qui in alto e puoi ricevere un promemoria via e-mail quando inizieranno le repliche, con il servizio Show Alert.

LO SPETTACOLO

Autore: Stefano Ricci Gianni Forte
Regia: Stefano Ricci
Genere: teatro sperimentale
Compagnia/Produzione: ricci/forte
Cast: Anna Gualdo, Valentina Beotti, Andrea Pizzalis, Giuseppe Sartori, Anna Terio

Descrizione
Una fantasmagorica immersione in apnea nei ghigori della fiaba, con il nuovo abbacinante e ustorio spettacolo Grimmless di Ricci/Forte.
Date repliche a cura di
Roberto Rinaldi
Scheda spettacolo a cura di
Roberto Rinaldi

LA LOCATION

ELFO PUCCINI SALA FASSBINDER
Corso Buenos Aires, 33 - Milano (MI)
Tel: 02-716791
Sito Web: www.elfo.org


LE REPLICHE Posizionati sulla data per conoscere orario e prezzo max

Repliche passate (dal 14/02/2012 al: 19/02/2012)

Galleria immagini (clicca sull'immagine per ingrandire)
Premi qui per ingrandire

LE RECENSIONI


La recensione di Claudio Finelli

Mentre la casa crolla

 La realtà e il suo doppio, la favola e il suo doppio, la verità in cui siamo quotidianamente devastati e la scarpetta di cristallo che non avremo mai nel guardaroba, la velenosa fenomenologia consolatoria dell’archetipo pre-disneyano e la raccapricciante quotidianità di violenza ed incomunicabilità che  permea, giorno dopo giorno, le nostre esperienze: ecco il ring di dolore e brutalità in cui si consuma Grimmless, ring di sudore e parole che, morte le favole, somiglia alla nostra vita messa a nudo.

Così, se da un lato Grimmless ci restituisce tutto l’abisso della nostra umana e mortale solitudine, dall’altro ci racconta anche dell’esistenza di una potenziale libertà creativa e identitaria, quella libertà incondizionata ed animale che vive nascosta nelle pieghe dei nostri desideri più inconfessabili, negli anfratti di una pansessualità ctonia ed ancestrale, a riparo dagli sguardi indiscreti di una borghesia senza qualità che preferisce gestire equilibri facendo lo slalom tra slogan e luoghi comuni.

I bravissimi attori messi in scena da Stefano Ricci e Gianni Forte, cioè Anna Gualdo, Valentina Beotti, Andrea Pizzalis, Giuseppe Sartori e Anna Terio, ancor prima che interpreti sulla scena, sono doppi emblematici di una Storia che ci appartiene e ci coinvolge tutti, una Storia che sembra gravare su di noi come una potenza esterna e demiurgica, una Storia che, reiterando le proprie tossiche meravigliose bubbole di padre in figlio e di generazione in generazione,  ci rende soggetti passivi di una maturazione affettiva e comportamentale sicuramente tronca e, come dire, priva di sostanza.

Potrà sembrare un accostamento azzardato, ma per fissare la portata profetica e granitica di Grimmless è forse opportuno richiamare alla memoria i versi veri, terribili e crudi di un grande poeta contemporaneo, Carlo Bordini:

Noi, che stiamo vivendo l’inizio del tracollo della civiltà umana,
ci preoccupiamo di cambiare la carta da parati
e di lucidare i mobili
mentre la casa crolla ci dedichiamo a dispute rovinose con i nostri portieri
e facciamo progetti per cambiare le serrature delle nostre case
le nostre case stanno cadendo e noi ci preoccupiamo di abbellirle
perché gli animali domestici hanno bisogno di un ambiente sereno.

Visto il 01/02/2013 a Napoli (NA) Teatro: Bellini

Leggi le altre recensioni dello stesso autore
Voto: Voto del Redattore: Claudio Finelli


La recensione di Roberto Mazzone

La mistificazione delle fiabe contemporanee

L’universo adolescenziale (questa volta proiettato verso la fanciullezza) è ancora una volta lo spunto,  per il nuovo lavoro di RicciForte: Grimmless, spettacolo ormai rodato dopo circa un anno di rappresentazioni in giro per l’Italia, in scena fino al 19 febbraio presso il Teatro Elfo di Milano (sala Fassbinder).
Il titolo già è sintomo del tema centrale del lavoro, ossia l’assenza di fiaba. Ma c’è anche un altro elemento leggermente in difetto (rispetto, per esempio al precedente Macadamia Nut Brittle): la contemporaneità non traspare tanto dalla ri-lettura di determinate fiabe, quanto dai racconti dei cinque performer (Anna Gualdo, Andrea Pizzalis, Giuseppe Sartori, Valentina Beotti e Anna Terio, che ormai da tempo lavorano con Stefano Ricci e Gianni Forte). Sulla scena nessuno si risparmia, al punto da prestare il proprio stesso corpo alla violenza – gratuita ma necessaria – fulcro del percorso intrapreso che ora si vuole rappresentare. In effetti, non vi è nulla di più contemporaneo di colpi di pistola che aprono lo spettacolo o di mele utilizzate come tapis-roulant per trasportare una Biancaneve, che rimane passiva di fronte alla stregoneria della modernità. In attesa di un principe azzurro (un inconsapevole spettatore “arruolato” dai protagonisti) che non verrà mai, poiché rimane per la maggior parte della durata dello spettacolo seduto immobile sulla scena a osservare quello che accade. O forse siamo noi a non volerlo aspettare, e allora tutto potrebbe risolversi nella ricerca del modo migliore per utilizzare la “bacchetta magica” che ognuno porta (magari anche nascosta) dentro di sé… perché non basta una favolosa lezione di ballo delle gemelle Kessler, a fare emergere l’incanto. Ma la transizione dalla magia al reale passa (anche) attraverso la “rivelazione” del proprio corpo (nudo), poi rivestito d’oro, che agisce nuovamente e si muove in armonia con generosi getti di neve artificiale, sulle note di una celebre hit riproposta dai Muse e di uno dei cavalli di battaglia di Mika. Non il crollo dell’anima, quanto piuttosto la sua maturazione.

Visto il 14/02/2012 a Milano (MI) Teatro: Elfo - sala Fassbinder

Leggi le altre recensioni dello stesso autore
Voto: Voto del Redattore: Roberto Mazzone


La recensione di Alessandro Paesano

E se lo stile diventasse maniera?

Instancabili e prolifici, dopo il successo romano di Some Disordered Christmas Interior Geometries dello scorso Natale  Stefano Ricci e Giovanni Forte hanno continuato nel loro cammino di ricerca teatrale approdando a  Grimmless (t. l. senza Grimm), incentrato sui famosi fratelli delle fiabe che tutti conosciamo, montato sui performer Anna Gualdo, Valentina Beotti, Andrea Pizzalis, Giuseppe Sartori e Anna Terio che da tempo lavorano con la coppia di autori.
In Grimmless prosegue l'esplorazione del corpo dell'adolescente colonizzato dalle istanze consumistiche della cultura pop,  istanze che, usate da RicciForte come uno specchio, o, meglio, come un prisma, restituiscono tante immagini, seriali eppure indipendenti, del mondo di (auto)rappresentazione dei giovani che i due drammaturghi esplorano con eleganza per noi spettatori.
Ogni spettacolo di RicciForte si caratterizza per una ricerca drammaturgica che non si esaurisce nella parola, ma si contamina con la performing art, sfruttando il corpo degli attori e delle attrici,  nudo o vestito, sudato o ansimante, colorato o sporcato, strattonato e spintonato, portandolo al limite delle sue  capacità fisiche in una sincerità con lo spettatore che è prima di tutto fisiologica, fisica, anatomica, umana.
Grimmless usa la fiaba (cioè alla sua assenza) come cartina di tornasole della salute del Paese, tra derive semplificatorie televisive e un ritorno al privato che è divenuto ormai auto reclusione. Un Paese ormai privo del concetto di storia, che vive in un eterno presente il cui paradigma è quello della cronaca, nel quale l'evocazione della fiaba costituisce l'eco lontano di un'era di possibilità emotivocognitive ormai irrimediabilmente perse.
Se siamo senza Grimm è proprio per queste incapacità del presente di accedere a un senso, di lasciare attecchire un significato qualsiasi.
Il mondo innocente dei giochi dell'infanzia si rivesto di una violenza  gratuita e adulta che trova spazio in diversi momenti dello spettacolo: dall'omicidio nel prologo, all'infierire di tutti, con calci e pugni, contro un personaggio femminile compagno estraneo di giochi, in un ciclico ripetersi di falsata euforia che si capovolge nella più primordiale delle violenze.
Ogni performer porta con sé un proprio bagaglio non solo metaforico ma anche concreto: un trolley dai colori pastello dentro il quale prendono posto  attrezzi e costumi di scena dando corpo e voce a diverse situazioni: il matrimonio col quale si apre lo spettacolo quando gli invitati si fanno fare foto con personaggi famosi che individuano in platea (in realtà normalissimi spettatori); la casa plastico nella quale ricostruire il delitto à la maniére di Chi l'ha visto? (tutto quel che resta di Hansel e Gretel e della loro casa di marzapane),  un'umanità atomizzata che non fa presa, non sa fare numero, gruppo, non è più popolo ma una pletora cadaverica di monadi incomunicabili che si scontrano come atomi impazziti.
Spettacolo a quadri, che alterna monologhi, nei quali alcune fiabe vengono deostruite e restituite come residuo metabolizzato di una voracità onnivora pop, ad azioni squisitaente performative Grimmless ci regala  momenti indimenticabili, ricordiamo le mele tirate fuori dai trolley (senza fondo!) disposte in modo da fungere  da tapis roulant  sul quale far muovere sdraiata una delle performer, trasversalmente per tutto il palco, o il finale quando i 5 performer si spogliano nudi e si colorano il corpo l'un l'altra con gentili e intime carezze di quel color oro che simboleggia la perduta età abbandonati nell'unica intimità rimasta quella della propria pelle un contatto troppo umano cui cercano subito di sottrarsi vestendosi con abiti eleganti e scatenandosi ad una festa mentre la neve (creata da una macchina come quelle del cinema) copre ogni cosa di uno strato di ghiaccio.
Grimmless>/i> necessita forse di maggiore organicità, soprattutto nella prima parte, quando i vari momenti fisici  si alternano senza soluzione di continuità ai monologhi recitati al microfono, dando l'impressione della giustapposizione piuttosto che quella del discorso composito. Complice forse le continue manovre coi trolley e con le aste dei microfoni che impacciano un po' gli interpreti.  Anche le ripetute manovre con i lampadari coperti di plastica protettiva che a inizio spettacolo si trovano a terra, vengono quindi innalzati una volta per farli dondolare, poi portati ad un'altezza superiore dalla quale possono successivamente rovinare rumorosamente a terra, sembrano  scollegate dalla drammaturgia ma è anche vero che Grimmless ha ancora poco rodaggio e queste legnosità non potranno che diminuire e sparire col tempo.
Nella parte testuale non possiamo non notare l'occasione mancata di approcciarsi alle fiabe dei Grimm dal loro coté notoriamente crudele e sadico che invece Stefano Ricci e Giovanni Forte leggono nella loro dimensione fiabesca tout-court mentre la crudeltà è tutta nel mondo contemporaneo e i Grimm sono il segno nostalgico di un'epoca che non c'è più: Perché le nostre giornate non sono scritte dai fratelli Grimm. Non hanno lieto fine. Non ci sono artifici abusati e fazioni manichee: buoni da una parte, cattivi dall'altra. Ci siamo noi. Fratturati. Ribaltati. Senza sconti. Grimmless. Senza Grimm, appunto come si legge nelle note di regia. Sarebbe stato magari  interessante trovare il modo di far dialogare due crudeltà così diverse come quella di oggi e quella dei Grimm. 
Così come vengono (ri)lette le fiabe sono dunque più che un pretesto narrativo per fare un discorso altro: il caos, la crudeltà, la morte non provengono da quell'universo fiabesco ma sono ad esso  direttamente contrapposti dalle nostra contemporaneità. 
Come negli altri spettacoli di RicciForte molti dei monologhi sono declamati con l'ausilio dl microfono amplificato, uno dei tanti esempi di un impianto tecnologico che stavolta primeggia in tutta la sua potenza: dal parco luci posto non sopra ma a fianco del palco su una delle pareti di proscenio, alla musica manovrata direttamente dai performer con l'ausilio del telecomando di un lettore cd, al finale, davvero d'effetto, nel quale, mentre sono tutti colti dall'estasi festaiola, dopo essersi dipinti d'oro e aver indossato gli abiti buoni, mentre la neve sta coprendo ongi cosa, uno dei performer (Anna Gualdo) si allontana dal gruppo e con le proprie mani stacca il cavo di alimentazione facendo piombare il palcoscenico nel buio come una giostra che improvvisamente si rompe.  
L'impiego dei microfoni (con le loro aste spesso ingombranti, che devono essere continuamente portati dai lati al centro del palco e viceversa) appiattiscono i monologhi  sulle stesse caratteristiche: l'amplificazione del fiatone dell'attore, la recitazione ieratica, scandita, vero marchio di fabbrica di RicciForte, che stavolta sembra imporsi  non già come necessità narrativa, ma come valore di per sè, rischiando così di scadere dallo stile alla maniera.
Acclamatissimo da un pubblico che ha fatto segnare il tutto esaurito per ogni replica, Grimmless è un esempio di ottimo teatro che nel momento stesso in cui ci mostra l'abominio quotidiano nel quale  viviamo ci irretisce con sincere promesse di catarsi e riscatto, qui su questa Terra, certamente, ma quando?  

Visto il 29/03/2011 a Roma (RM) Teatro: India - sala A

Leggi le altre recensioni dello stesso autore
Voto: Voto del Redattore: Alessandro Paesano


La recensione di Roberto Rinaldi

La favola della vita secondo Ricci e Forte

Le fiabe? Illusioni transitorie, buone solo per sedare innocenti sonni infantili. Attenzione però: diventare adulti, senza aver prima ripulito ogni anfratto della propria coscienza/incoscienza da rassicuranti finali, si rischia di restare invischiati in una melassa zuccherina. Scorie ingannevoli come lo sono i paradisi artificiali dispensatori di miraggi. Mirabolanti comete svanite in un battibaleno. La vita vera, è “altro”. Un altrove per nulla rassicurante, anzi.  E’ quella di Grimmless, dove è bandito per onestà intellettuale, il genere: “E tutti vissero felici e contenti”. Per Ricci/Forte le favole non hanno cittadinanza acquisita. Non fatevi ingannare dal cono azzurro e stelline dorate che indossa Giuseppe Sartori. Niente bacchetta magica per cantilenare “Bibidi bobidi bu”. Meglio una pistola per sparare ai suoi compagni/fratelli e colleghi si scena, intenti a giocare tra il pubblico. Non fa sconti a nessuno, non prova pietà. Non c’è posto per la fata turchina intrisa di compassione e caritatevole altruismo. No. Qui ci si difende a mani nude e al posto delle carezze volano sonori ceffoni. Biancaneve è trascinata per capelli e le mele servono da doloroso nastro trasportatore sui cui far scorrere il suo corpo inerme.  I sette nani sono la salvezza della sua anima candida.  Anna Gualdo/Cappuccetto Rosso, si libera dai suoi trascorsi infantili infelici. Piange e ti confessa come la sua vita è come una ferita che non rimargina. E’ da compatire: voleva danzare sulle punte dei piedi, ma il destino crudele e gli orchi materni non l’hanno permesso. Non le resta che tagliare con la motosega un tronco di legno vestito con il suo tutù rosa e le scarpette di raso. Recisione chirurgica di ambizioni castrate e mai sopite. Ancoraggi gravosi dove l’io non si è mai realizzato.  La vita è quella che è, tanto vale usarla al meglio delle tue possibilità. Altro che favole! La casetta rosa plastificata è popolata da barbie di pelle bianca e scura. Una fa la trans e ti decanta il suo lussurioso catalogo di prestazioni sadomasochistiche. C’è ancora qualcuno che crede ai castelli incantati dove risiedono illibate giovinette in attesa del principe azzurro di turno? La nuda e cruda realtà sta dentro le case degli italiani. Vedi alla voce plastici da salotto televisivo nazional-popolare. Andrea Pizzalis racconta di aver perso la vita dentro quella villetta famigliare degli orrori. Il suo corpo giace per terra con la testa incappucciata. Tracce di sesso consumato. Realismo cinico, lo trovi tutti i giorni sulle pagine della cronaca nera. Hansel e Gretel viaggiano con i loro trolley dai colori acidi, e non disdegnano di darsene di santa ragione. Sono giochi perversi. Con tanto di stupro finale. Dall’alto pendono lampadari incappucciati da sembrare meduse fosforescenti. Piomberanno al suolo nel fracasso generale. Il tonfo è metafora di un crollo definitivo delle nostre umane certezze.  Ma ad allietare l’anti favola pop, c’è un intervallo con la danza mimata delle gemelle Kessler in versione originale. Quelle sì che erano fiabe!  Tra un monologo confessione e l’altro, arrivano come frecce  spezzoni sonori di Handel, Bee Gees, Adam  Ant, Pussicat Dolls. Troppo brevi perché dispensino gioia e felicità. La scrittura drammaturgica (Stefano Ricci cura la regia, Gianni Forte il testo) è qualcosa che assomiglia a una sentenza senza appello: “La fiaba è tragica, inesorabile. Condizione di una vita orientata. E morte e resurrezione. Non è più tempo di fiabe uomo! Non crederci, non è così la vita. E’ peggio”. E la favola ricomincia di nuovo: “C’era una volta un paese a forma di scarpa. Ora non c’è più!” Ogni riferimento è puramente reale. Se non bastasse, ecco comparire un tricolore deposto come tributo a un eroe scomparso. Siamo arrivati al capolinea. Anna Gualdo, Valentina Beotti, Andrea Pizzalis, Giuseppe Sartori, Anna Terio s’inginocchiano al suo capezzale. Che sia l’Italia? Corpi denudati e rivestiti di oro per una rappresentazione sacra e profana. Idolatria pura in decadente dissolvenza. Ultimi bagliori luccicanti di un mondo in vertiginoso disfacimento. C’entra qualcosa con il nostro reale? Secondo noi sì. Fiotti di neve artificiale sparati sull’impiantito della scena. Bianca e scivolosa come lo è la nostra fredda anima di comuni terreni. Loro, i sempre più generosi e bravi protagonisti, ballano scomposti nei loro goffi costumi. E spariscono da una porticina sul fondo. Un buco nero e profondo che non lascia scampo a nessuno.   

Visto il 4/02/2011 a Sesto Fiorentino (FI) Teatro: della Limonaia

Galleria immagini (clicca sull'immagine per ingrandire)
Premi qui per ingrandire Premi qui per ingrandire
Leggi le altre recensioni dello stesso autore
Voto: Voto del Redattore: Roberto Rinaldi

Per saperne di più su Show Alert, clicca qui.

IL CARTELLONE


Login    Contatti    Dalla Redazione    Privacy    Preferiti    Imposta come Homepage - Siti partner: Lavoro, Arredamento

© 2003-2014 Teatro.it snc di Triglia Demetrio & C. - via Vigevano, 15 - 20144 Milano (MI) - PI: 08617960961 - R.E.A. Milano 2037420 del 11/04/2014
Iscrizione al ROC 248522 del 19/05/2014 - Testata giornalistica registrata presso il Tribunale di Milano il 30/05/2008 - n. 342 - Direttore Responsabile Fabienne Agliardi This website is ACAP-enabled