MAGAZZINO 18
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Magazzino 18

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LO SPETTACOLO

Autore: Jan Bernas
Regia: Antonio Calenda
Genere: musicale
Compagnia/Produzione: Promo Music/Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia
Cast: Simone Cristicchi

Descrizione
Con il trattato di pace del 1947 l'Italia perdette vasti territori dell'Istria e della fascia costiera, e quasi 300 mila persone scelsero – davanti a una situazione intricata e irta di lacerazioni – di lasciare le loro terre natali destinate ad essere jugoslave e proseguire la loro esistenza in Italia. Non è facile riuscire davvero a immaginare quale fosse il loro stato d'animo, con quale sofferenza intere famiglie impacchettarono tutte le loro poche cose e si lasciarono alle spalle le loro città, le case, le radici. Davanti a loro difficoltà, povertà, insicurezza, e spesso sospetto.

Simone Cristicchi è rimasto colpito da questa scarsamente frequentata pagina della nostra storia ed ha deciso di ripercorrerla in un testo che prende il titolo proprio da quel luogo nel Porto Vecchio di Trieste, dove gli esuli – senza casa e spesso prossimi ad affrontare lunghi periodi in campo profughi o estenuanti viaggi verso lontane mete nel mondo – lasciavano le loro proprietà, in attesa di poterne in futuro rientrare in possesso: il Magazzino 18.

Lo spettacolo sarà punteggiato da canzoni e musiche inedite di Simone Cristicchi, eseguite dal vivo.
Date repliche a cura di
Roberto Mazzone
Scheda spettacolo a cura di
Roberto Mazzone

LA LOCATION

COMUNALE MARCELLO MASCHERINI
via Divisione Julia - Azzano Decimo (PN)
Tel: Tel. 0434.423842 solo nelle giornate di spettacolo


LE REPLICHE Posizionati sulla data per conoscere orario e prezzo max

Repliche passate (dal 30/04/2015 al: 30/04/2015)

LE RECENSIONI


La recensione di Giorgio Ventricelli

Otto sedie per una scomoda verità

Cosa resta dopo un incendio? Cumuli di macerie, l'odore acre delle cose bruciate, il fumo che tutto avvolge e diventa fitta nebbia dove perdere la bussola, braci ardenti che lentamente e inesorabilmente si spengono. Certi fuochi però continuano a bruciare senza tempo, anche quando se ne perde la memoria; ma il tepore sprigionato riscalda le menti e i cuori di chi è stato in flammis flamma, fiamma tra le fiamme di un incendio che non deve spegnersi, che deve bruciare come una fiamma perpetua.

Sedie, tante sedie accatastate le une sopra le altre, tra loro diverse ma rese simili nella sorte. Otto sedie, altrettante storie da raccontare, affinché la luce della fiamma non sia un semplice punto luminoso nell'oblio di una notte senza fine, ma un faro tra le tenebre più recondite.

Una verità scottante, scomoda come solo una sedia potrebbe esserlo quando la Storia e la Giustizia bussano alla porta dei carnefici, dei vili e degli ignavi per chiedere conto di atrocità perpetrate e volutamente gettate nel rogo di un focolaio sì una volta domestico, ma ora solo lontano come un ricordo antico, come una foto in bianco e nero figlia di altri tempi.

Cos'è Magazzino 18? è uno schiaffo che fa girare la testa, ma dalla parte giusta, un pugno nello stomaco per toglierti il fiato e capire che l'aria che respiri è importante, un calcio negli stinchi per fermarti a riflettere.

Istria, Dalmazia, Venezia Giulia, Fiume, Pola, Umago, Parenzo, Rovigno ma anche foibe, piroscafo "Toscana", Jugoslavia, Tito, genocidio, esodo... nomi cancellati dalla storiografia italiana, nascosti con vergogna però  marchiati a fuoco nei cuori degli italiani che furono costretti a lasciare le loro case, la loro terra a causa di un'occupazione illeggittima, di una strage di uomini, donne e bambini avvenuta in "tempo di pace", all'indomani dell'armistizio firmato dall'Italia durante il secondo conflitto mondiale.

Simone Cristicchi interpreta l'italiano medio, tale Persichetti archivista del Ministero degli Interni mandato al "Magazzino 18" nel porto vecchio di Trieste per catalogare le masserizie degli esuli istriani; un uomo borghese così piccolo da pensare che "Giuliano Dalmata" sia una persona, non un popolo, il suo popolo.

Persichetti però è figlio di quell'Italia che per più di sessant'anni ha chiuso gli occhi, serrato la bocca e tappato le orecchie ad una tragedia umanitaria avvenuta dall'altra parte dell'Adriatico. Incarna l'ignoranza di un popolo che non seppe e non volle accogliere i propri fratelli perché convinti che fossero fascisti scappati dal "paradiso comunista" di Tito.

Sarà lo "spirito delle masserizie" che guiderà Persichetti a scoprire la verità, a capire cosa facessero tutti quei mobili, utensili e oggetti della vita di ogni giorno ammassati in un vecchio magazzino. Simone Cristicchi racconta, attraverso una ricostruzione storica che non risparmia né vinti né vincitori, che prima furono carnefici e dopo anch'essi vittime, l'esodo istriano giuliano-dalmata.

Lo fa attraverso il racconto degli ultimi giorni di vita di otto protagonisti di una storia più grande di loro, come: Domenico, postino per il Regio Esercito Italiano gettato ancora vivo in una foiba; Norma Cossetto, brutalmente seviziata dalle milizie di Tito, oltraggiata nella carne e anch'essa gettata ancora viva in una foiba; Geppino Micheletti, medico chirurgo che perse i due suoi figli nell'attentato dinamitardo di Vergarolla, ma che salvò la vita a decine di persone ferite nell'esplosione operando ininterrottamente per ventiquattro ore; Marinella Filippaz, morta di stenti nel campo profughi di Padriciano; la lettera di una bambina slovena che perse il padre nel campo di concentramento di Arbe.

Simone "Persichetti" Cristicchi interpreta magistralmente un monologo di oltre due ore in cui, attraverso video proiezioni e canzoni crea un racconto nel racconto, una metacomunicazione accurata che catapulta il pubblico in sala nel "Magazzino 18", luogo della rimembranza, santuario dei ricordi.

Cos'è "Magazzino 18"? sono otto sedie protagoniste della storia negata, otto persone che continuano a vivere attraverso il ricordo di chi non ha mai dimenticato, di chi è stato colpito duramente ed ha pagato un prezzo troppo alto, ma non ha perso l'orgoglio di essere italiano. 

È la storia dell'Istria, del suo popolo, della sofferenza cantata e recitata e della voglia di raccontare che c'era una volta e sempre ci sarà, fino a quando qualcuno ricorderà.

Visto il 10/01/2015 a Torremaggiore (FG) Teatro: Rossi

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Voto: Voto del Redattore: Giorgio Ventricelli


La recensione di Marianna Venturini

Una sedia può far emozionare

Più che uno spettacolo è una vera e propria lezione di storia.
Magazzino 18 è una sorta di  “musical civile” scritto, recitato e cantato da Simone Cristicchi.
C’è voluto molto coraggio per affrontare un tema come quello dell’esodo dei giuliano-dalmati e la tragedia delle foibe. Il Magazzino 18 evocato dal titolo è un edificio realmente esistente nel porto vecchio di Trieste, dove furono portati e custoditi mobili e masserizie degli esuli istriani.
Ci sono tante sedie nella scenografia, accatastate e messe in modo da trasformarsi in elementi vivi che vanno oltre l'oggetto di scena. Ogni storia ha una sedie e viceversa. A loro si accompagna Cristicchi mentre racconta le vicende di questi italiani sfortunati.
I passaggi più drammatici sono affidati a un coro di bambini. Per esempio al Carcano di Milano cantano i “Mitici Angioletti” di Bergamo che hanno il potere di stemperare la tensione dei momenti più crudi.

Cristicchi sul palco è molto bravo e appassionato. La regia gli lascia tutto lo spazio di cui ha bisogno e lui riesce a instaurare il giusto pathos in sala.
Nonostante ormai lo spettacolo sia in tournèe da parecchi mesi, il protagonista riesce ancora a emozionarsi ed è bravo a tenere la scena ma gli manca ancora qualcosa per dare il massimo allo spettatore. È come se nonostante tutto preferisse non donarsi completamente al pubblico e fosse frenato.
Peccato perché in uno spettacolo che squarcia il velo di ipocrisia su una pagina di storia italiana il primo a essere messo a nudo è proprio il protagonista.

Chi va a vedere lo spettacolo non può che essergli grato per essersi impegnato tanto in questo progetto.

Visto il 26/11/2014 a Milano (MI) Teatro: Teatro Carcano

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Voto: Voto del Redattore: Marianna Venturini


La recensione di Riccardo Limongi

I resti ancora scomodi di un esodo troppo italiano

Facciamo subito un piacere a Simone Cristicchi: togliamo le bandiere dal palcoscenico, non solo e non tanto inteso come luogo su cui sta portando il suo spettacolo con grande successo ma anche con estreme ed opposte reazioni in giro per l'Italia, quanto proprio dalla storia che racconta, togliamole dalla Storia delle persone, quella che per essere tale deve trovare un filo comune slegato da drappi colorati. Purtroppo questo punto di vista viene sottolineato soltanto negli ultimissimi minuti di Magazzino 18, lo spettacolo scritto con Jan Bernas e diretto da Antonio Calenda, che è costruito per evidenziare (giustamente) il silenzio maturato in sessant'anni di omertà su avvenimenti occorsi durante un secolo che prima, durante e dopo due guerre mondiali, si è riempito di atrocità giustificate da quelle guerre, mentre invece nessuna motivazione poteva essere presa a prestito per coprire infamie di tale portata.

La storia è quella dell'esodo dei Giuliani, Fiumani e Dalmati, da una terra che Cassiodoro, ministro di Teodorico, nel 537 descriveva come “ornamento all'Italia, delizia dei ricchi, fortuna ai mediocri”: l'Istria, gli infoibamenti, la scomparsa fisica ed ambientale di quegli italiani che Cristicchi evoca con le sedie vuote su cui un tempo davanti alle case stavano le persone comuni come in un quadro di paese, un lascito da trafiletto sui libri di storia che non ha trovato adeguata voce per disinteresse ed opportunità politica; un atteggiamento espunto perfino dalla politica stessa e sedimentato in coscienze sporche tutte italiane, perché non va dimenticato che gli esuli, persone coraggiose che avevano fatto una scelta, vennero accolti in maniera ripugnante anche sul suolo scelto, in quella stessa Italia che oggi si strumentalizza con opposte mire a destra e sinistra, e proprio dagli italiani.

È un terreno su cui è molto facile scivolare, ed infatti non manca l'impressione che gli autori abbiano dato vita ad una cosa più grande di loro, entrando scientemente nell'agone ed a poco valendo la supposta astrazione dalla politica, poiché è inevitabile che un racconto come quello portato avanti dall'ora e quaranta di monologo, assuma una funzione quasi didattica, e perfino di fatto creatrice di memoria condivisa, stante l'escalation del successo e l'adozione (di regime, si sarebbe detto una volta) delle tesi proposte da parte dei media, cui l'arte aggiunge solo la trasmissione delle emozioni. Sorvoliamo pertanto sulle inesattezze, su visioni magari di cattivo gusto e sulle inevitabili banalizzazioni, e guardiamo allo spettacolo in sé: l'idea di ingresso parla con una poetica (voluta?) legata al lessico esistenziale della burocrazia, che è astrazione per eccellenza dai sentimenti, una poetica dell'assenza e della lontananza emotiva, impersonata da un archivista burino (a volte anche troppo caricato, anche quando si trasforma poi in bonario filosofo) che nel Magazzino 18 sul porto di Trieste ritrova il contenuto di intere case e dell'intimità di vite scomparse in esse contenute, dalle lettere d’amore alle pagelle scolastiche, un recinto di masserizie terremotate su cui aleggia solo il suo stesso spirito.

Lo psicopompo Cristicchi porta gli spettatori dentro le case e dentro le atrocità subite dal popolo dell'esodo, situazione ideale affinché esempi e ricordi accarezzino l'empatia più stretta legata anche all'appartenenza alla patria comune (ma nessun popolo può invocare il vittimismo dell’altrui odio contro di sé, quando dimostra da solo di odiarsi e non tollerarsi...). Merito fondamentale, insomma, quello di aver riaperto le porte del Magazzino 18, di aver nominato le vittime di un esodo scomodo per tutti da ricordare, di aver acceso quei piccoli lumi non della memoria quanto proprio della conoscenza, perchè è essa stessa che manca a chi non ha letto di tutto questo nemmeno una parola sui libri di storia, di aver soddisfatto soprattutto i protagonisti di quell'esodo ed i loro discendenti che hanno riconosciuto quelle storie così come erano state tramandate loro, e di aver fatto sentire l’odore dei mobili abbandonati, le voci delle sevizie e delle atrocità compiute sotto l’ombrello impossibile di una guerra che servì solo come scusa; occasione non sfruttata a dovere, tuttavia, se stranamente l’empatia non decolla nonostante l’eccellente materiale emotivo da plasmare, come se la trasmissione fosse stata alterata da un elemento statico, con una performance la cui insufficiente quantità di pathos nel recitato e nel cantato (soprattutto nella prima parte dello spettacolo), non si rivela molto adatta al tipo di immedesimazione che avrebbe voluto ottenere.

Visto il 21/10/2014 a Napoli (NA) Teatro: Bellini

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Voto: Voto del Redattore: Riccardo Limongi


La recensione di Paola Pini

Magazzino 18 è ora in tournée

Magazzino 18: il “musical-civile” che incanta, educando alla memoria.

Uno sprovveduto archivista romano si aggira per gli spazi silenziosi di un magazzino del Porto Vecchio di Trieste incontrando, grazie allo “spirito delle masserizie”, la Storia e soprattutto le “storie” di quanti, esuli dalle terre di Fiume, Istria e Dalmazia, furono costretti a lasciare in quel luogo le proprie cose, nella speranza di poterle riprendere un giorno. Il Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia ha vinto una scommessa difficile e rischiosa, con un successo decretato dal pubblico e che ha visto il tutto esaurito alle rappresentazioni programmate cui si è aggiunta una replica straordinaria per poter soddisfare le tantissime richieste.
Mettere in scena la tragedia dell’esodo, affrontare un argomento delicato come questo che proprio a Trieste continua a toccare nervi scoperti, avrebbe potuto fare esplodere pesanti polemiche, grazie alla fin troppo facile strumentalizzazione del dolore. Invece, i tentativi fatti da alcuni già alla vigilia della prima hanno trovato una presa di posizione chiara e decisa da parte del presidente Miloš Budin e del direttore artistico, Antonio Calenda. Entrambi, ognuno per le proprie competenze, hanno difeso la scelta fatta, convinti che i tempi fossero pronti per poter affrontare, attraverso una prospettiva poetica, questo pesante fardello lasciato dalla Storia. La visione dello spettacolo e la risposta del pubblico hanno dimostrato quanto avessero ragione.
Con sensibilità e attenzione, senza preconcetti ideologici, esprimendo l’indignazione per quanto avvenne, ma con toni lievi, necessari per restare in ascolto e comprendere, Simone Cristicchi, interprete, autore delle musiche e delle canzoni inedite e, con Jan Bernas, anche del testo, ha saputo far emergere l’elemento umano, quello che sempre, nelle tragedie epocali, resta ai margini, silenzioso come le sale del Magazzino 18, ma travolto dagli eventi che ferocemente colpiscono e che si ripetono, oggi come un tempo. Definito “musical-civile”, questo esperimento ha retto la prova, superandola in modo eccelso. Cristicchi, con il coro dei bambini della scuola StarTs Lab (che opera in seno al Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia), assieme alla FVG Mitteleuropa Orchestra, diretta dal M° Valter Sivilotti, che ha eseguito dal vivo la partitura dello spettacolo, ha saputo emozionare senza lasciarsi intimorire dall’argomento, consapevole del rischio, raccontando la storia dei tanti cui nessuno aveva dato voce, di chi si tolse la vita per non riuscire a sopravvivere lontano dalla propria terra, di chi, bambina, morì di freddo nel campo profughi di Padriciano, creando un legame tra le tragedie di allora con quelle di oggi: Lampedusa, fra le tante. 
Le scene essenziali di Paolo Giovanazzi hanno visto come protagoniste tante sedie, un tempo situate davanti la porta delle case, a simboleggiare il vuoto lasciato: “interi borghi, intere famiglie, un'intera regione svuotate della propria essenza. Come in una lenta ma inesorabile emorragia. Come in un trasloco dell'anima.” Luci di Nino Napoletano. La Sede Regionale RAI per il Friuli Venezia Giulia ha messo a disposizione e realizzato le immagini video.
Applausi e standing ovation fin dalla sera della prima, in un crescendo di replica in replica, grazie anche all’entusiasmo con cui chi aveva già assistito allo spettacolo ne parlava. Una messa in scena come questa non poteva, a Trieste, lasciare indifferenti. Si è dimostrata essere una grande opportunità di “educazione alla memoria” che dopo questa prima tappa inizierà ora una tournée intensa, con tappe in moltissime città d’Italia, della Slovenia e della Croazia, e date in continuo aggiornamento a causa delle moltissime richieste che i teatri, colpiti dall’enorme successo, continuano a fare, nonostante i cartelloni siano già ormai definiti da tempo.

Foto Tommaso Le Pera

Visto il 25/10/2013 a Trieste (TS) Teatro: Politeama Rossetti, Sala Assicurazioni Generali

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Voto: Voto del Redattore: Paola Pini

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