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Teatro a Corte 2014 - Katastrophe, dalla Natura all'uomo tutto cambia
Teatro a Corte 2014   Katastrophe, dalla Natura all uomo tutto cambia

© Lorenzo Passoni

Visual theatre, contaminazioni di danza e tecnologie interattive in scena e in video, invenzioni di microracconti che intersecano tematiche ampie ed attuali: a Teatro a Corte, il Festival internazionale diretto da Beppe Navello e portato nel contesto affascinante delle più belle dimore sabaude del Piemonte, fa irruzione l'Agrupación Señor Serrano, una firma che negli ultimi sei anni si è già fatta conoscere per otto spettacoli originali, e che al teatro Astra di Torino, nella prima nazionale che precede la loro presenza alla Biennale di Venezia, ha portato venerdì 1 agosto Katastrophe, una visione sorprendentemente delicata quanto potente sul capovolgimento delle condizioni (katà-strepho) che portano alle soglie, ed oltre, delle catastrofi che si abbattono sugli esseri umani. Con una discriminante fondamentale, che è la chiave per accedere al senso della loro rappresentazione: la differenza sensibile fra quelle causate dalla Natura, e quelle la cui matrice è invece del tutto umana, e troppo umana.

La costruzione della scena è un lavoro artigianale paziente e sapiente affidata ad elementi minimali che hanno al centro la vita di orsacchiotti di gelatina, una quantità industriale di piccoli esseri colorati che abitano una valle che mostra la sua forza creativa e distruttrice insieme, in armonia con la vita che sopra le macerie essi sempre ricostruiscono, sulle stratificazioni con cui continuano a rinascere, e descritta da quadri didascalici che conducono fino a lontani echi di strutture sociali egualitarie, vagamente socialiste ed antropologicamente rilevanti. Non è un caso che fra invenzioni chimiche e coinvolgenti effetti costantemente riprodotti sul video proiettato in diretta e trasformato in realtà addizionata, la prima delle catastrofi non naturali abbia inizio nel momento in cui sullo scacchiere della civilizzazione si posa una stazione di servizio, con il suo oro nero percolante a diffondere il nuovo verbo dell'inquinamento.

I performers (Àlex Serrano, Diego Anido, Martí Sanchez e Pau Palacios) si incatenano spesso ad una musica elettrodance, indossano quasi sempre una maschera da orsacchiotto con cui già si aggirano fra gli spettatori prima dell'inizio dello spettacolo, e creano in scena riflessi favolistici con materie apparentemente semplici, ricordando quanto sia importante nell'arte offrire un percorso chiaramente intellegibile sotto cui si nasconde invece una notevole complessità: bellissimo è il firmamento creato partendo da una pallina da ping pong sostenuta in aria da un phon, e coinvolgente lo spostamento della scena traslata facendosi seguire da una telecamera dietro le quinte e fin sopra il tetto, con una trovata scenotecnica che conduce infine ad una evocazione dell'11 settembre e dei suoi traumi. È qui che giunge il clou, riducibile alla ben nota sentenza universalistica "tutto per colpa degli altri": con una sequenza di playback che unisce discorsi veri e ridicolizzati, da Bush ad Ahmadinejad, Putin, Sharon ed Hitler, le parole e le posizioni (e non da ultimi gli atteggiamenti del loro linguaggio non verbale) sono quelle con cui essi, simboli del potere, a volte cercano di affermarsi contro Natura, altre invece tentano di impersonificarne la Forza per giustificarsi, e tutti loro son solo orsetti che preparano l'autodistruzione.

Una costruzione minuta quanto precisa, che riesce ad essere perfino commovente, nel momento in cui gli orsetti muoiono per l'ultima volta, squagliandosi inesorabilmente e cadendo uno ad uno come spegnendosi su se stessi, una soluzione che da sola offre la differenza fra una Katastrophe naturale ed una artificiale, ovvero la tristezza con cui si affronta la morte: mentre nelle catastrofi naturali la vita riprende e fa parte del disegno della Natura, lasciando che vi si possa anche partecipare, in quelle causate dall'impronta della mano umana si può solo patire il senso dell'assurdità del male autoinferto.

In margine alla scena agita, interesse particolare merita il teatro Astra, esempio prezioso di architettura reinventata, da cinema del 1930 a teatro sventrato di cui si ammirano segni costruttivi tramutati in memorie artistiche, e sede dell'attenta organizzazione del Festival organizzato dalla Fondazione Teatro Piemonte Europa.

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Inserita il 02 - 08 - 14
Riccardo Limongi
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