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Diventerà visitabile il Teatro Romano di Napoli
Diventerà visitabile il Teatro Romano di Napoli
Era un bel rosso pompeiano forte. Ora è sbiadito, ma il colore è rimasto. Erano le pareti dell’ambulacro del teatro romano. Stanno tornando pian piano alla luce. Insieme a nicchie, vomitori (i moderni foyer), cunei, archi, opera mista. Una testimonianza eccezionale, unica al mondo. È solo una porzione del teatro in cui - siamo a metà tra leggenda e storia - si esibì Nerone. Il resto è sepolto dai palazzi del centro storico, via San Paolo, via dell’Anticaglia, vico Cinquesanti. Delle gradinate del teatro si sapeva da anni. La novità è la parte retrostante che pian piano sta emergendo, sotto la supervisione della soprintendenza ai beni archeologici e del dipartimento comunale del centro storico, coordinato dall’architetto Giancarlo Ferulano sotto la supervisione diretta del vicesindaco Rocco Papa. Il centro storico si conferma un museo a cielo aperto. Si entra in un palazzo, a via San Paolo 4, e in quello che potrebbe essere un garage, dietro una saracinesca di ferro, si disvela un mondo di duemila anni fa. Una costruzione augustea, è stato appurato dai numerosi saggi che da un decennio si susseguono sulla struttura. Con superfetazioni di ogni tipo e di ogni età, dalla successiva epoca flavia alle costruzioni cinquecentesche, sino agli attuali edifici che hanno ricoperto gran parte del teatro romano (che a sua volta sorse, ampliandolo, sui resti di quello greco). Si scava. Mancano due metri per arrivare al pavimento di vomitori e ambulacro. Pian piano, però, emergono sorprese, come archi e appunto intonaco ancora esistente. C’è un progetto per riportare alla luce e rendere addirittura fruibile il teatro. Una piccola porzione di cavea e gradinate: delle 7mila persone che assistevano agli spettacoli (i giochi sportivi erano più in là, nella struttura che sta emergendo a via Duomo) troveranno posto solo 700 persone. Sulle gradinate è rimasta anche qualche traccia di marmo che originariamente ricopriva tutti i posti a sedere, mentre la struttura è obbligatoriamente in tufo napoletano. Il problema è che tutta la cavea (almeno quella che tornerà alla luce) è sotto un giardino interno, anche questo bello e antico ed è necessario espropriarlo e sacrificarlo. Qui si aprirà sicuramente una battaglia legale e di opinione e i tempi di apertura del teatro al pubblico dipendono anche da come si svilupperà la situazione. Il progetto del vicesindaco Rocco Papa è ambizioso. Non solo visite guidate ma addirittura «rappresentazioni teatrali e manifestazioni culturali» come si legge nel progetto dell’architetto Romano Roberto Einaudi. Stanziati dal bilancio comunale quasi 4 milioni di euro, «il complesso monumentale del teatro antico - scrive ancora Einaudi - recuperato e restaurato con gli ambulacri interni, i vomitori antichi di accesso alla grande cavea, l’orchestra, il podio e la grande frons scenae, il tutto incastonato tra gli edifici moderni sorti attorno al teatro a partire dal ’500, sarà una testimonianza unica della lunga e complessa storia della città».
Inserita il 01 - 06 - 05
Il Mattino
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