L’Odissea di Telemaco

Recensione:
L’Odissea di Telemaco

Telemind, lo spettacolo di Tema Cultura che segue le orme di Odisseo con gli occhi di Telemaco. Delle avventure di Odisseo sappiamo tutto. Ma proprio tutto: l’astuzia con cui accecò Polifemo, la voluttuosa resistenza al canto delle Sirene, sappiamo di Circe, della bella Nausicaa e dell’approdo finale a Itaca. Un mito scoperto, svelato, la grande metafora insomma dell’uomo alla ricerca di se stesso e dei suoi limiti, così almeno piacque a Dante e dal sommo poeta in poi all’intera cultura occidentale. Ma quello che non sappiamo o che, meglio, spesso dimentichiamo è che non tutta l’Odissea è la storia del protagonista di cui porta il nome, un lungo segmento di essa è affidato a Telemaco che nella prima parte del poema si mette in viaggio alla ricerca del padre, unico tra gli eroi greci di Troia non ancora tornato.

Dalla parte di Telemaco

E’ da lui, infatti, che prende le mosse Telemind, scritto e diretto da Giulia Pellicciari, insieme a Maria Cortellazzo Wiel, per i giovani attori del progetto Tema Academy di Tema Cultura che ne ha sostenuto anche la produzione. Dunque, Telemaco giovane tra giovani, incantato dalle meraviglie, ma anche scaltro quando si deve. In un viaggio popolato da figure che strizzano l’occhio al cinema, sono tante nello spettacolo le citazioni di pellicole famose, le sue avventure si trasformano in una progressiva conquista di maturità, combattendo contro mostri quasi sempre interiori e affrontando i pericoli con la caparbietà di chi è alla ricerca di se stesso.

Lo spettacolo procede a ritmo serrato dall’inizio alla fine, le scene si dipanano una dall’altra senza mai mollare lo spettatore, ma concedendosi anche ad un tempo rarefatto come la scena di Tiresia in cui poesia e gesti lenti segnano la strada per inoltrarsi dentro se stessi. La ricerca di Telemaco è la ricerca del sé, la ricerca della vita.

Telemaco tra uno, nessuno e centomila

La forza dello spettacolo sta senza dubbio nella sua coralità, ma una coralità in cui ognuno degli attori trova spazio per esprimere le sue corde migliori confondendosi con gli altri e conservando allo stesso tempo la propria identità. Le voci s’intrecciano ai corpi, la musica sottolinea i passaggi di luogo, mentre fa da contrappunto agli stati d’animo che si stratificano in un divenire che è innanzitutto crescita. Il lavoro, il sudore, la dedizione di questi giovani interpreti apre a una riflessione. Quanto avrebbero da imparare i signori della scena italiana da tutto questo entusiasmo? Molto, non può essere che la risposta.

La stanca ripetizione di stantie messe in scena che affollano i nostri teatri avrebbe più che mai bisogno della vitalità e della spinta propulsiva di chi, ed è il caso dei ragazzi di Tema Cultura, trova nel teatro lo strumento privilegiato per esprimere i possibili mondi che abitano in ognuno di noi. Una grande lezione di teatro, dunque. Di quelle lezioni che non insegnano, perché in cattedra sale un grande maestro, ma per la maestria con cui sentimenti e passioni, che si chiamino odio o amore, diventano sulla scena segno leggibile per tutti.

 

Visto il 22/10/2017

Angelo Callipo

Autore:

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