Spamalot

Spamalot, quando il musical è brillante

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Il musical Spamalot, la nuova produzione di Lorenzo Vitali per il Teatro Nuovo di Milano, palcoscenico che ne ha ospitato il debutto proprio in questi giorni, è probabilmente una delle novità più attese della stagione 2017/2018.

Lo spettacolo è una parodia delle gesta di Re Artù e del demenziale viaggio dei cavalieri della tavola rotonda alla ricerca del Sacro Graal. Nei panni del sovrano di Britannia, Elio è nuovamente protagonista di un musical , dove (oltre alla spada) sfodera verve e comicità affabulatoria che infonde interesse nel pubblico e rinnovata sicurezza nell’interprete, sia nelle scene d’ensemble, sia nelle divertenti gag con i vari personaggi.

Niente musical a Broadway se mancano gli ebrei

A raccogliere la sfida del primo adattamento in italiano del musical (scritto nel 2004, quindi 30 anni dopo il film) è Rocco Tanica – storico componente di Elio e Le Storie Tese - che ha svolto il suo lavoro in maniera encomiabile. Tutte le canzoni sono orecchiabili e si potrebbe fischiettarle a memoria se si avesse il tempo di impararle adeguatamente; merito anche della frizzante direzione d’orchestra (rigorosamente dal vivo), affidata alla bacchetta di Angelo Racz. Le liriche italiane impreziosiscono il libretto, rendendolo fruibile al pubblico italiano, anche mantenendo specifici riferimenti comico-demenziali, che, nel copione originale, prendono di mira, soprattutto gli ebrei e lo show business americano: d’altronde, anche in Italia è risaputo che “Non si può fare un musical a Broadway, se mancano gli ebrei”, concetto esposto in maniera ineccepibile da Umberto Noto, nel ruolo di Patsy, cavaliere mestamente pusillanime con una predilezione per questo genere di spettacolo. A corollario di questa tesi, lo show è farcito di citazioni che fanno il verso a sir Andrew Lloyd Webber o ad autori quali Mel Brooks e Moni Ovadia, o ancora grandi musical come West Side Story.

Tutti per uno… tutti per tutto

Attorno a Elio – impegnati a ricoprire con destrezza e impegno anche più ruoli - una corte di performer esuberanti e impeccabili, primo fra tutti il suo devoto scudiero Patsy (Giuseppe Orsillo, impegnato in un certosino compito di sottomissione comica, che produce indiscutibilmente i suoi frutti). Ancor più esuberante è, però, la Dama del Lago, o meglio, la sua interprete Pamela Lacerenza: tra divertenti eccessi (ad esempio, un eclatante ingresso in scena dalla platea) e irresistibili duetti (come quello in coppia con l’istrionico Andrea Spina, durante l’investitura a cavaliere di sir Galahad), la si potrebbe definire protagonista femminile dello spettacolo, nonostante rimanga in disparte per 45 minuti, per poi interrogarsi con determinata convinzione – nel secondo atto, di fronte a un pubblico in visibilio – su che fine abbia fatto la sua parte. In questa rivisitazione, Lancillotto (Thomas Santu) è protagonista di un improvviso coming out in perfetto stile “Priscilla”, a favore del sospiroso principe Herbert (Luigi Fiorenti ne realizza una caratterizzazione sopra le righe, ma decisamente appropriata al contesto). Un efficace corpo di ballo riproduce le coreografie di Valeriano Longoni, adeguatamente ispirate al Broadway style.

Portare in Italia un musical come Spamalot poteva, inizialmente, suscitare qualche preoccupazione: ma il regista Claudio Insegno, oltre a valorizzare le competenze dei performer sul palco, continua a puntare sulla componente del divertimento, senza mai trascurare il gusto del pubblico. E le reazioni si fanno sentire durante tutto lo spettacolo, trasformando il ritrovamento finale del Sacro Graal in una festa da condividere con l’intera platea.

Visto il 20/11/2017 al al Teatro Nuovo di Milano
Torinese, inizia a scrivere di spettacolo nel 2003 - e dal 2006 per l’allora Teatro.Org - specializzandosi progressivamente nel teatro musicale e nella prosa brillante. L’amore per il musical sboccia grazie all’incontro artistico con un altro sabaudo, Franco Travaglio, con il quale ancora oggi...