E' l'audacia dell'autore o la 'pazzia della luna' a sovvertire l'opera di Pirandello?

Recensione:
"Luna Pazza"
"Luna Pazza"

Il punto interrogativo è rimasto anche a chiusura di sipario ma è giusto cominciare dall'inizio.
L'attore e regista Gaetano Aronica rilegge alcuni personaggi pirandelliani tratti dalle commedie Enrico IV, I giganti della montagna, All'uscita, Vestire gli ignudi, Come tu mi vuoi, Il berretto a sonagli, Bellavita e La patente. Introdotti da Soffio, il protagonista della omonima novella che ha il potere di spegnere la vita altrui con un soffio, alcuni personaggi si presentano al cospetto dell'autore a rivendicare vita propria, autonomia comportamentale, autodeterminazione o libero arbitrio.

Luigi Pirandello li vede e li ascolta dal suo letto, in una notte illuminata da una luna pazza, la sua ultima notte; solo per una notte quindi i personaggi avranno vita propria, solo per una notte il loro demiurgo potrà concedere udienza. Come nella novella La tragedia di un personaggio, avranno udienza. Giusta o clemente? Saranno liberi o sempre incatenati al copione già scritto? In un risveglio in trance nelle vesti di Enrico IV, Luigi Pirandello rivede L'ignota e La donna uccisa, Il mago e Bellavita, Beatrice e Ciampa, Rosinella e Chiarchiaro. Fra coreografie felliniane da Otto e mezzo e giochi di luci, qualche personaggio mostra fedeltà all'autore, molti però sovvertono l'ordine del teatro moderno di cui Pirandello è stato vate.



Luna pazza e la metamorfosi del personaggio

E' stata proprio questa la scommessa coraggiosa di Gaetano Aronica, l'originalità di una - solo all'apparenza - ennesima silloge di caratteri pirandelliani: quasi tutti i personaggi perdono la veste di realtà creata dalle rappresentazioni anteriori e si rinnovano sulla scena di Agrigento. Ciampa sembra uscir di senno ed è Beatrice a richiamarlo al buon senso; L'uccisa narra il proprio accoltellamento con confusa leggerezza; Ersilia e L'ignota più che donne semplici dal destino infausto si trasformano in tragiche eroine da dramma antico; Chiarchiaro e la figlia Rosinella sono allegri e felici della patente ed escono di scena danzando; lo stesso Luigi Pirandello in certi momenti sembra vestire i panni dei suoi personaggi in un eccesso recitativo beniano.



Un ragionamento e un dubbio

Per Luigi Pirandello il dramma borghese ha rappresentato il proseguimento del teatro naturalista e verista e lo spettacolo scenico è la realtà più vera perché descrive anche l'inconfessabile, e i suoi personaggi sono veritieri ancor più che verosimili. E quindi dopo aver visto questo spettacolo teatrale, contaminato da musical, ci dibattiamo in un rovello: sovvertire l'impostazione canonica dell'opera pirandelliana è un'azione reazionaria o rivoluzionaria? La risposta a chi vorrà vedere questo spettacolo, comunque originale e ben recitato dai protagonisti Franco Bruno nel ruolo di Luigi Pirandello, Giovanni Volpe in quello di Soffio e da Gaetano Aronica, geniale e inaspettato Chiarchiaro. Regia a quattro mani di Gaetano Aronica e Marco Savatteri.


Spettacolo:
Visto al Teatro comunale Pirandello di Agrigento.

 

Visto il 13/05/2018

Francesco Principato

  AUTORE di AGRIGENTO

Scopre tardi il rapporto con la scrittura ed è tuttora molto misurato nella produzione lettera ria. Scrive il primo romanzo, ‘Livello zero’, nel...

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