Iran e Italia, Teheran e Ravenna: le vie dell'amicizia 2017 di Riccardo Muti

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«Più in alto del cielo, sin dal primo giorno la mente mia/ricercò la Tavola ed il Calamo, il Paradiso e l'Inferno», scriveva il poeta persiano Omar Khayyam, vivente giusto due secoli prima di Dante Alighieri. Aveva però un carattere ben più amabile del suo, ed un'indubbia inclinazione ai piaceri della vita condensata in un breve consiglio: «Tutto quello che vi serve è del vino, dell'amore, e del piacevole riposo».

Un grande compositore, un grande direttore
Il nostro Sommo Vate fa sovente capolino al Ravenna Festival, con qualche evento dedicatogli qui e là. Specie ora, che poco manca ormai all'ottavo centenario della morte, avvenuta qui dove ne son custodite le venerate spoglie. Questo richiamo al più anziano collega persiano ha però le sue motivazioni, poiché quest'anno il tradizionale appuntamento con Le Vie dell'Amicizia - il grande concerto coordinato e diretto come sempre da Riccardo Muti - ha visto l'inedito gemellaggio con l'Iran e la sua capitale Teheran. Qui è stato offerto in anteprima, il 6 luglio, ad un pubblico di circa 4000 entusiasti spettatori radunati nella Vahdat Hall, avendo di fronte un'imponente massa orchestrale formata dall'Orchestra Giovanile Cherubini, dall'Orchestra Sinfonica di Teheran - fondata nel lontano 1933 - e da strumentisti di varie fondazioni lirico-sinfoniche italiane. Stessa formula per il grandioso coro, che riunisce le voci del Teatro Municipale di Piacenza e della suddetta istituzione iraniana. In entrambe le compagini musicali, spiccano le vivaci sciarpe – gialle per le coriste, rosse in orchestra – che avvolgono capo e spalle delle giovani artiste orientali.

Due città a confronto, due pubblici entusiasti
Teheran è una metropoli di 15 milioni d'abitanti, Ravenna è infinitamente più piccola: nondimeno tutti i 3500 posti del Pala De André erano esauriti due giorni dopo, in vista della replica d'un concerto tutto rigorosamente verdiano. Avvio con la sinfonia ed O tu Palermo da I Vespri Siciliani, poi pagine dal Don Carlo e dal Simon Boccanegra. Quindi un sunto declinato al maschile di Macbeth: l'aria Studia il passo, il coro Patria oppressa, Ah! la paterna mano di Macduff, il coro La patria tradita, l'aria di di Macbeth Pietà, rispetto, amore, e chiusura d'opera. Gran finale con l'irruente sinfonia de La forza del destino: entusiasmante esecuzione che, sia per le finezze strumentali sparse a piene mani, sia per l'empito eroico ed il profondo respiro che Muti sa evocare quando affronta Verdi, stanno a confermare ancora una volta quanta affinità spirituale abbia con il nostro massimo compositore. Presente una terna di fuoriclasse del canto nostrano: il tenore Piero Pretti, il baritono Luca Salsi, il basso Riccardo Zanellato. Straordinario successo di pubblico, con applausi scroscianti rinnovati ad ogni entrée – e sono state molte - degli artisti.

concerto

Informazioni principali

Autore
giuseppe verdi
Protagonista
Piero Pretti - Luca Salsi - Riccardo Zanellato
Direttore
Riccardo Muti
Studi ad indirizzo classico. Già collaboratore del quotidiano Il Gazzettino, della rivista Pagine Venete e di altre testate regionali, ha curato il palinsesto di varie emittenti radiofoniche. E' stato critico musicale e saggista della rivista Corriere del Teatro dal 1979 al 2013. Collabora con...