Il gioco dei re

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Con “Common sense in chess” (Il buon senso negli scacchi) nel 1910 Emanuel Lasker inaugura gli scacchi moderni. L’obiettivo non è necessariamente la ricerca della mossa formalmente più corretta, ma della mossa che, in una specifica partita, contro un determinato avversario, si rivelerà vincente. Dall’estetica al pragmatismo. Sarà però il successore di Lasker al trono di campione del mondo, cioè José Raúl Capablanca, a trasformare questo slancio iniziale in un vero e proprio sistema di gioco, ancor oggi oggetto di studio e di applicazione.

Lasker è un personaggio de “Il gioco dei re”, Capablanca uno dei due protagonisti. Anche il secondo protagonista concorrerà al trono di campione del mondo, sfidando proprio Capablanca. Il suo nome è Alexander Alexandrovic Alekhine.

Capablanca è rimasto imbattuto per 8 anni di seguito, ha scoperto il suo immenso talento per gli scacchi fin da bambino, durante la sua infanzia agiata e felice. Alekhine ha rischiato di essere ucciso, insieme alla sua famiglia, durante la rivoluzione russa; vive ora senza patria, senza affetti.

Sulla scacchiera, Capablanca si affida a un’intuizione insuperabile, Alekhine prepara meticolosamente ogni match, offrendo agli scacchi la sua intera esistenza. Nella vita, Capablanca pecca per superficialità e per ingenuità; Alekhine, incapace di liberarsi di un atroce sentimento di rivalsa, abbraccia la tenebra, arrivando a sostenere il nazismo.

La caratterizzazione dei personaggi è robusta e sfaccettata, grazie a un’ottima prova di recitazione corale. Il fluire delle scene si dilata nello spazio e nel tempo, concretizzandosi in un susseguirsi serrato di avvenimenti, con continui cambi di ambiente che danno allo spettacolo un taglio quasi cinematografico.

L’espediente scelto dal regista Sciaccaluga per guidare lo spettatore lungo il flusso degli eventi è quello della voce narrante: ciò che c'è bisogno di sapere per seguire la vicenda lo racconta un immaginario anziano scacchista, che cerca avversari a cui spillare qualche quattrino.

Capablanca e Alekhine in scena, ma non solo. Sullo sfondo, un mondo che cambia. La crisi del ’29 prima, l’avvento del nazismo poi. “Il gioco dei re” non è infatti soltanto una storia di scacchi, ma soprattutto una storia di uomini, animati da ingegno, passione e speranza, eppure preda delle loro fragilità.

Visto il 06/11/2013
commedia

Informazioni principali

Autore
Luca Viganò
Regia
Marco Sciaccaluga
www.damianoverda.it Genovese, classe 1985, ingegnere informatico, appassionato tanto di scrittura quanto di teatro. There’s four and twenty million doors on life’s endless corridor (ci sono milioni di porte lungo l’infinito corridoio della vita), cantavano gli Oasis. Convinto che anche giocare,...