Celeste, il volto dell'umanità perduta del nazismo

Recensione:
Celeste, il volto dell'umanità perduta del nazismo

Portare in scena uno spettacolo come Celeste durante i giorni della Memoria è un'ulteriore prova di come il teatro sappia accogliere in sé una storia che è insieme di storie collettive, quindi memoria.

Spogliarsi della dignità

La vicenda di Celeste Di Porto è ripercorsa fedelmente dalla drammaturgia di Fabio Pisano dando grande spazio all'intimità della protagonista. In Celeste vengono infatti affrontate tematiche che superano la semplice idea di narrazione della vicenda e che contestualizzano le decisioni di Celeste Di Porto. La politica antisemita dei nazisti si basava, prima che sulle azioni di sterminio, sull'annullamento dell'identità deportati che cominciava con la pressione psicologica esercitata su coloro che erano costretti a vivere come fuggiaschi.

E' in questo senso che si configura la vicenda della Celeste Di Porto di Pisano, che viene spogliata della sua dignità umana portandola a sottostare ad una crudele legge di sopravvivenza. «Sono giovane, ma sono già stanca». Attraverso questa frase, Celeste denuncia la sua umanità perduta, o magari in procinto di perdersi con la proposta di delazione in cambio della vita.

Legge di sopravvivenza

La drammaturgia di Pisano propone inoltre una Celeste Di Porto apparentemente senza scrupoli, come può sembrare dalla delazione di 26 ebrei nella strage delle Fosse Ardeatine e dalla sostituzione del nome del fratello Angelo con quello del pugile Lazzaro Anticoli, figura che sotto diverse forme (una voce latente nella sua mente, una cella del carcere di Regina Coeli) sembra perseguitarla come la voce delle Coefore.

Si tratta di un'umanità negata, di una crudele torsione del male sul bene che si esplica nell'interpretazione di Francesca Borriero, interpretazione amara e disincantata che dimostra un modus vivendi che non ha leggi, se non quelle di sopravvivenza. Per quanto biasimevole, anche Celeste Di Porto fu vittima dell'antisemitismo, che non le tolse la vita ma che le strappò via dal cuore l'umanità.

 

Visto il 26/01/2018

Salvatore Di Marzo

Autore:

Salvatore Di Marzo

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