Jan Fabre, il Belgio alla conquista di Napoli

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Belgian Rules/Belgium Rules, in anteprima mondiale nel Napoli Teatro Festival e coproduzione della Fondazione Campania dei Festival, è solo un aspetto della presenza di Jan Fabre in questo periodo in città: contemporaneamente inaugura la personale “My Only Nation is Imagination” presso lo studio Trisorio, la magica opera “L’uomo che misura le nuvole" sul terrazzo del Museo Madre e "Jean Fabre. Naturalia e Mirabilia” nella wunderkammer di Capodimonte. L’Arte non ha confini di forme e generi, ma nasce dallo spirito di ricerca.

Raccontare il Belgio, ma non solo
Lo spettacolo Belgian Rules è “una sorta di dichiarazione critica di amore per il mio paese”, afferma Fabre. Diviso in 14 capitoli tematici, in circa 4 ore di durata, evidenzia incongruenze ed eccessi del Belgio, con sguardo ironico, attuale ma sempre colto. In sequenze di monologhi e scene corali, in cui l’azione fisica ha la meglio anche quando si fa parola, racconta il suo plurilinguismo, il suo abbondare di birre, la sfilata di majorette, i soldi guadagnati dalla vendita di armi, il carnevale, le sfilate Noirauds, il recente nazionalismo.
Con ironie che raggiungono alte vette, come nel monologo del piccione che si lamenta per come viene trattato ora mentre è stato utile agli uomini durante la guerra. Una lettura contemporanea che fa riferimento e allude al mondo storico degli artisti belgi, da Jan van Eyck a Breughel a Rubens, Rops, Ensor, Delvaux, a Magritte (danno il nome anche ai vari capitoli). Lo spettacolo viene scandito in immagini, quadri e sculture vive, realizzate con precisione e capacità espressiva notevoli, alimentate da giochi di luci. Il punto centrale è il corpo e la ricerca sul corpo "in un senso sociale, fisico, erotico”, come sottolinea lo stesso Fabre.

Dallo sfinimento alla liberazione.
La parola chiave per raccontare Fabre è dunque ricerca. C’è una scena in cui un gruppo realizza figure ginniche, sincroniche e usa come attrezzi cassette di birra, nello stesso tempo declama una sequenza di regole (tra l’assurdo e il contraddittorio) da seguire. Lo fa due volte di seguito, stupendo per la capacità di resistenza. Strappa un applauso.
Dopo varie scene, un gruppo inizia a correre sul posto, con addosso finti scheletri, e ripete tre volte la stessa trentina di regole. La terza volta i corpi sono sfiniti, il pubblico si spazientisce. Sembra la risposta alla domanda “Cosa succede a un corpo costretto, ingabbiato, eticamente e fisicamente?”. Una sorta di poetica dello sfinimento, una ricerca della capacità e intelligenza di resistere alle 'gabbie' del potere. Molti spettatori lasciano la sala, non ce la fanno, e alcuni performer piangono di stanchezza, ma qualcosa si scioglie. Lo spettacolo dopo cambia piega e racconta il mondo possibile. Dopo la pars destruens, ironica, intensa arriva una pars costuens. Nonostante tutto una strada c’è. Torna il gruppo e una prova atletica: ora sono bandiere che roteano vibranti in aria, bianche, leggere, mentre si declamano regole, una sola volta. Essere belgi si può.

teatrodanza

Informazioni principali

Autore
Johan De Boose
Regia
Jan Fabre
Una persona in eterna ricerca... Appassionata di parole e di immagini. Giornalista e comunicatrice da quasi sempre, tra giornali e uffici stampa, ha dalla sua un naturale desiderio di relazionarsi. Il teatro è una passione antica, vissuta nel tempo anche in prima persona, con gran curiosità sui...