Aida, a Trapani tutto esaurito e grandi applausi

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L'Aida messa in scena al Luglio Musicale Trapanese ha riunito tradizione e innovazione tracciando un indubbio percorso di novità: conciliare l’Egitto con la dimensione simbolica ed atemporale del dramma, così come pensato dal regista Davide Garattini Raimondi.

Una regia che prolunga la scena
Questi ha sottolineato non solo l’azione “viva” al proscenio, ma l’ha completata con una recitazione che dal fondo si connette a quanto narrato e vissuto dai protagonisti. Celeste Aida così si trasforma in una dichiarazione d’amore che Radames rivolge ad Aida estasiata; l’aria O Patria mia è cantata alla presenza di guerrieri nubiani morti in battaglia che turbano la mente ed il ricordo della schiava etiope; il terribile duetto Radames-Amneris del quarto atto viene ascoltato dalla protagonista che accetta di sacrificarsi con e per lui.
Una piramide rovesciata e sospesa in alto, con la punta rivolta alla sommità di una seconda piramide vuota, al centro del palcoscenico, simboleggia la tomba nella quale sarebbero stati rinchiusi i due protagonisti dell’amore impossibile. La scelta del regista convince lo spettatore che la poesia del dramma non termina con l’ultimo, impalpabile, accordo affidato agli archi eterei dell’orchestra.

Pubblico entusiasta
Sul fronte musicale l’opera avrebbe necessitato di più profonda rimeditazione, e forse un maggior tempo per le prove d'insieme. Il direttore d’orchestra, Andrea Certa, ha concertato lodevolmente, ma il risultato non ci è parso sempre intenso e incisivo; qualche rallentamento dei tempi ha alleggerito in alcuni momenti quell’equilibrio ritmico che in Verdi è una chiave di lettura essenziale nella caratterizzazione di personaggi.
Buona la prova del coro nel I e II atto, ma deve registrarsi una certa staticità delle masse, con una nota positiva per il coro femminile rispetto a quello maschile; sfumature eteree hanno circoscritto i cori del II atto quali «S’intrecci il loto al lauro»; mentre le voci maschili apparivano più legnose e meno fluide nel contrappunto.
Quanto alle voci, Radames (Eduardo Aladrén) ha credibilità in scena (tenore giovane e ben inserito nel ruolo) e un bel timbro con uno squillo deciso, tipico dei tenori lirici puri, ed acuti decisi; un maggior rispetto delle didascalie della partitura avrebbe forse giovato al ruolo. Aida interpretata da Yasko Sato era scenicamente e vocalmente corretta; eppure non sempre ne abbiamo apprezzato la tensione nei punti salienti e il registro acuto della voce. Il mezzosoprano (Daniela Diakova) ha un timbro gradevole; ma avremmo auspicato un maggior mordente nel IV atto, ove lei è protagonista. Buona la prova di Amonasro (Giuseppe Garra) esuberante ma misurato, con un buon timbro baritonale caratterizzato da un accentuato vibrato nel centro della voce e corretti i personaggi del sacerdote (Giovanni Furlanetto) e del re (Enrico Rinaldo).

Entusiastica la partecipazione del pubblico e tutto esaurito per le recite previste; frutto dell’opera esemplare ed entusiastica di Giovanni de Santis, erede dell’illustre nonno che nei lontani anni ’30 del ‘900 volle per Trapani una manifestazione culturale di livello che oramai si perpetua da settant’anni.

 

opera

Informazioni principali

Autore
giuseppe verdi
Regia
Franco Dragone; direttore: Pinchas Steinberg
Maturità classica presso il Liceo Statale Antonio Genovesi e laurea in giurisprudenza con il massimo dei voti. Impegnato nel campo giudiziario, ho studiato musica, in particolare il pianoforte e la storia della musica.