Teatro a Corte 2014 - Il collettivo Bistaki fra danza e clownerie

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Teatro

Comincia col fresco inaspettato di un tempo ondivago la quindicesima edizione di Teatro a Corte, il raffinato festival piemontese diretto da Beppe Navello che si svolge ogni estate fra le dimore sabaude collocate nella città di Torino e nei suoi dintorni. Quest’anno la rassegna – che di volta in volta si concentra intorno ad alcuni temi delle pratica scenica contemporanea – presenta una vetrina internazionale sulla danza e sulle arti coreografiche e circensi, con un focus dedicato ai paesi scandinavi.

Così, dopo l’apertura alla stazione di Porta Susa per la performance Viaggiare di Emilio Bronzino, le prime giornate sono impegnate dagli spettacoli e dai progetti video di artisti finlandesi e norvegesi: Zero Visibility Corp, Circo Aereo, Kallo Collective, Ima Iduozee si esibiscono fra il Palazzo Reale torinese e il teatro Astra, dove ha luogo anche un seminario che fa il punto della situazione sulla scena contemporanea in Finlandia e in Norvegia.

La prima rappresentazione fuori città si svolge nella corte interna alla Reggia di Venaria Reale, il sontuoso complesso architettonico edificato nella seconda metà del Seicento destinato a ospitare le battute di caccia della famiglia Savoia. Nella corte interna del palazzo il collettivo francese Le G. Bistaki ha presentato la drammaturgia ibrida Maison, una delle tappe del progetto di circo coreografico «Cooperatzia» con cinque danzatori/giocolieri che danno vita a brevi scene individuali o collettive scandite da un linguaggio scenico ritmico-corporeo. Con una leggerezza tutta circense gli attori spostano il fuoco su alcuni oggetti di scena modificandone a ripetizione, attraverso un abile gioco mimico, la funzione e il senso; così le vistose borsette di personaggi dall’eleganza militare diventano ora buffi elmetti ora imprecisati arnesi di lotta. Le sequenze sono a tratti fluide, più spesso intermittenti, con dei chiari segnali di chiusura. La scansione segmentata del fatto scenico promuove perciò l’applauso frequente, quasi si trattasse di brevi sketch di cabaret: ogni piccolo climax è immediatamente accompagnato dalla sottolineatura del pubblico, in modo perfino ridondante; e d’altro canto s’intuisce che per questi attori il palcoscenico non è il luogo privilegiato dell’azione, che più volte si sposta al livello del suolo, in una zona inaccessibile agli sguardi della platea.

Armati delle immancabili tegole rosse – oggetto-simbolo del collettivo, che richiama le vecchie costruzioni di Tolosa, città d’origine del gruppo – i cinque performer attraversano in agilità le coreografie rigorose della danza e i momenti di teatro surreale con un’intenzione leggera, che del circo richiama i colori ludici e incostanti della clownerie più che quelli severi dell’acrobazia. D’altro canto le loro stesse presentazioni, in cui le riflessioni sulla ricerca si mescolano a improbabili citazioni d’autore, annunciano la cifra giocosa – seriamente giocosa – del percorso di esplorazione del gruppo.

Lungo applauso del pubblico e piacevole momento di condivisione dopo lo spettacolo, tra frammenti di tegola calpestata e scambi vivaci di opinioni coi simpatici protagonisti di questo insolito lavoro.

Autore
Appassionato e studioso di teatro, scrive su teatro.it dal 2006 interessandosi soprattutto al teatro contemporaneo e alle scritture del presente. Autore di libretti d’opera, ha frequentato la Scuola Nazionale d’Improvvisazione Teatrale formandosi con alcuni dei più importanti maestri della scena...