Teatro

Suoni e luci a teatro? Solo sul palcoscenico!

Con l'adesione dei tanti artisti che hanno voluto condividere questo messaggio, lanciamo da oggi una campagna per lo spegnimento dei cellulari nei teatri: #spegneteicellulari e #phonesoff, social-mente parlando.

Suoni e luci a teatro? Solo sul palcoscenico!

Drin drin. Quando va bene.
Quando va male, si aggiungono le luci abbaglianti e perfino la voce, perché accade anche questo, che le persone rispondano, talvolta nemmeno a bassa voce. Ma dato che al peggio non c'è mai fine, aggiungiamo i ricordi (chi non ne ha?) di quando la suoneria è una versione sintetizzata di Eine Kleine Nachtmusik, tanto per far notare che si conosce un tale sig. Mozart, mica robetta come le suonerie che se fanno drin drin è soltanto per un vezzo vintage...

Sono certo che tutti hanno ricordi di quando durante uno spettacolo teatrale o un concerto, si è sentito squillare un cellulare, e quindi non ci sarà bisogno di descrivere l'intimo e pesantissimo fastidio di quel momento in cui scoppia la bolla della magia, per ritrovarsi con i peggiori pensieri in testa, rivolti verso quel non-spettatore che ne è l'origine. Lasciamo perdere poi le scene pietose, sia di chi cerca di spegnerlo, sia di chi risponde. Il danno è fatto. La fase della repressione è davvero poco interessante, ormai rimedio non c'è.
E nemmeno è sufficiente prendersela con la modernità (o tempora, o mores...) o con la mancanza di vergogna, perchè accade sovente che sia anche questione di mera dimenticanza e/o incapacità di spegnere quel diavolo di apparecchio. È per questo, che personalmente ritengo che come vero ed unico rimedio, sia imprescindibile superare il divieto italiano (contenuto in ben 3 articoli del Codice Penale: 340, 617 e 617 bis) ed europeo alle tecnologie che consentano di interrompere temporaneamente le comunicazioni (a parte le tecniche di costruzione isolanti in grado di schermare gli edifici).

Modernità contro modernità

Esistono dispositivi ormai molto intelligenti che impediscono ai cellulari di ricevere o inviare chiamate: perché non utilizzarli, considerato ad esempio che ci sono molti luoghi in cui “non c'è campo” per motivi naturali, eppure di nostra spontanera volontà siamo abituati tranquillamente a frequentarli, essendo semplicemente a conoscenza del temporaneo impedimento? Perchè non creare “zone decellularizzate”, con le tante accortezze del caso (come fece la Francia 15 anni fa prima che diventasse illegale a causa di successive Raccomandazioni dell'Unione Europea)?

O addirittura saremo prima o poi costretti, seguendo la logica della Norma, a “mettere campo” anche laddove non c'è...?!?
È un tema ampio, del quale però noi ora ci occuperemo dell'aspetto “volontario”, ovvero di coloro che la vergogna non sanno cosa significhi, ed anche se non parlano, lasciano acceso lo smartphone o il tablet, si scambiano messaggi, interagiscono con chissà chi o cosa, dando fastidio anche con la luce, il movimento... insomma quelli che sono rimasti a qualche secolo fa, quando essendo spettatori del teatro elisabettiano oppure dei primi anni lirici, usavano la platea come la piazza del paese, con ogni tipo di comune passatempo lecito, dal mangiare allo schiamazzare, ora tradotti grazie alla tecnologia in imperdibili declinazioni di altra modernità.

Servillo fu la goccia

Quando abbiamo saputo dell'episodio di Toni Servillo, che qualche giorno fa, durante lo spettacolo Elvira, a 15 minuti dall’inizio si è bloccato ed è sceso dal palcoscenico per sgridare uno spettatore in prima fila che stava ripetutamente “smanettando” sul suo cellulare, a noi di Teatro.it il tema è parso riproporsi con una certa forza, e così abbiamo dapprima commentato (con questo articolo) il fatto in sé, poi regitrato un numero elevatissimo di feedback sul relativo post di Facebook, anche da parte di artisti ed addetti ai lavori, poi risposto ad alcune richieste di interventi radiofonici, finché man mano abbiamo pensato che fosse il momento giusto per lanciare una vera e propria campagna che puntasse dritta allo scopo: spegnere il cellulare a teatro.

#spegneteicellulari #phonesoff

Non silenziarlo, proprio spegnerlo. Perché anche una vibrazione, anche una luce rompe la magia. Spegnerlo significa concedere ad attori, registi, musicisti ed addetti ai lavori quel rispetto che meritano, ed a sé stessi come spettatori quell'intima partecipazione alla magia che bisogna aspettarsi quando si va a teatro.

Basterà? Certamente no, sembrerà una goccia -abbiamo pensato-, ed allora ecco l'idea prendere corpo: non sarà una sola goccia, ma tante gocce.
Prendiamo il via da questo messaggio (un messaggio vero, in voce e video, non via SMS/Whatspapp/Messenger/Viber/Telegram et similia) di Alessandro Benvenuti, cui seguiranno quelli di altri artisti che hanno aderito, per sensibilizzare gli spettatori su questo argomento.
Tante gocce magari non faranno il mare, ma almeno speriamo che sollevino qualche onda.


Di seguito altri artisti che hanno aderito alla nostra campagna #spegneteicellulari a Teatro





Riccardo Limongi

  DIRETTORE

Giornalista e scrittore, dopo aver ricoperto la carica di Vice Segretario Generale in alcuni Enti Locali, attualmente si occupa di Comunicazione istit...

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