Les Apostrophés a Racconigi, dalle cicogne allo scalogno

Miniatura
Teatro

C'è una fisarmonica che ci aspetta, sul prato antistante la dacia costruita in occasione della visita dello Zar Nicola II al castello di Racconigi nel 1909. Ma prima ancora di entrare, sono le cicogne, con le loro nidificazioni nei grandi vasi che ornano l'attico della dimora sabauda, a parlare dell'eleganza di un sito dal quale spesso non vanno via nemmeno durante la migrazione; e se un luogo sa diventare habitat di elezione per loro sa anche promettere le condizioni migliori per godere nei suoi giardini di uno spettacolo di Teatro a Corte.

Il resto, tocca alla fisarmonica che ci aspetta, e che fa disporre intorno ed in terra il pubblico, per dare il via ai 70 minuti di Passage Désemboîté, il lavoro portato al Festival da Les Apostrophés, la compagnia creata dal giocoliere e circense Martin Schwietzke nel 1997 insieme col musicista Jérôme Tchouhadjian. La loro proposta spazia dal teatro di strada al circo contemporaneo, sono giocolieri e mimi, dai ritmi accesi e dai giochi di incastri degli oggetti e di se stessi, sovente per le strade o in grandi teatri, ma questa volta e per fortuna, con un progetto in situ che di certo avrà favorito i momenti di improvvisazione.

Il fisarmonicista si fa seguire, dunque, come un pifferaio, conducendo l'onda itinerante delle persone attraverso la musica, fra le scene, di prato in prato, in un'atmosfera d'antan in cui si susseguono 9 quadri che si potrebbero delineare attraverso gli oggetti di scena: le  scatole di cartone, la baguette, la scopa, il caffè, il cappello ed i bastoni telescopici, il cesto con il sacchetto di scalogno, il bastone da passeggio con il libro di fiabe, il movimento che potremmo definire un "pas de deux avec baguette", e le giacche. Ogni quadro, una performance, e diciamo subito che fra tutti i deliziosi equilibrismi e trovate, divertenti e di una leggerezza anch'essa mantenuta sempre in equilibrio con l'energia spesa, le due scene del cesto e della baguette a due sono stati senza dubbio i momenti più sensazionali.

La tradizione dell'arte di strada, in Francia, è ormai considerata e consequenzialmente gestita come una fra le più alte forme drammaturgiche, il che ha veicolato anche ingenti risorse per sviluppare il settore e creato forme stabili e festival dedicati, dalla Citè des Arts de La Rue a Marseille agli eventi di Chalon ed Aurillac; ebbene, vedere Les Apostrophés seduti al tavolino del bar a bere un caffè, e la destrezza con cui, con una semplice tazzina ed un cucchiaino, inventano ritmi e mosse inusitate, provocano risate ed ammirazione, dà l'esatta dimensione di un percorso che ha già radici solide, che sa esprimersi con un linguaggio di scena preciso e coinvolgente, e che nel merito del racconto, come ben sottolineato nelle note, ha il senso di una vera “dichiarazione di guerra alla routine”.

Giornalista e scrittore, dopo aver ricoperto la carica di Vice Segretario Generale in alcuni Enti Locali, attualmente si occupa di Comunicazione istituzionale lavorando nell'Ufficio Stampa del Comune di Napoli, dove ha creato e cura la Web-TV istituzionale. Appassionato dall’infanzia (ma forse anche...