Teatro

La Passione Civile contagia il Teatro Parenti

Il maggio del Teatro Franco Parenti di Milano è un mix di spettacoli, rassegne cinematografiche, eventi di ballo e musica che parlano al cuore delle persone

"Passione Civile" al Franco Parenti
"Passione Civile" al Franco Parenti © Teatro.it

Poliedrico, multi-tematico e cross-generazionale la rassegna del si promette di essere un’esplosione contagiosa di Passione Civile.

Una passione che va oltre il Sessantotto

Passione Civile è la rassegna culturale che propone il Teatro Franco Parenti per il mese di maggio. Un mix di spettacoli, rassegne cinematografiche, eventi di ballo e musica che parlano al cuore delle persone di una passione civile mai assopita, che per alcuni trae le sue origini dai movimenti del ’68 ma che ha come obiettivo quello di essere di tutti, anche di quelle generazioni che il ’68 non l’hanno mai vissuto.

Dalla musica popolare all’elettronica da sala

Con questa volontà di inclusione la rassegna si apre a nuovi generi musicali, tematiche e nuove forme di “dissenso” e denuncia sociale ma mantenendo anche il nesso con la tradizione. In questa maniera invita ad eventi di musica popolare come lo spettacolo cantato della cantastorie Eleonora Bordonaro “Cuttuni e lamé” ma a che quella elettronica Electropark Exchanges nella stessa programmazione.

Confini geografici dilatati

Anche i confini geografici si dilatano ed il teatro diventa uno strumento di ricerca sui temi di razzismo nostrano con Pioggia (23–25 maggio) ispirandosi a un episodio di razzismo avvenuto nel 2006 nell’hinterland milanese; ma anche una ricerca per le seconde generazioni di stranieri in Italia che come Alberto Malanchino, giovane attore, che parte alla scoperta delle sue origini burkinabé e attraverso un suo viaggio viene a contatto con l’eroe nazionale: Thomas Sankarà. Darà così vita allo spettacolo Alla scoperta della mia Africa (8 – 20 maggio).

Vita operaia 4.0

Acciaio liquido (17–18 maggio) e Capatosta (29–31 maggio) sono gli spettacoli che danno voce alle realtà operaie. Il primo nasce da una grande opera di ricerca con le vittime ed i parenti dell’incidente dell’acciaieria Thyssen Krupp di Torino in cui sette operai morirono. Un processo raccontato ma con voglia di porre domande e non di fornire risposte generiche e delle volte un po’ facili. Con Capatosta ci troviamo in un’altra grande acciaieria dove dal 1962 poco è mutato. Da qui lo scontro generazionale tra sogni ormai infranti di un vecchio operaio e quelli ancora intatti di un neoassunto.

Tanti sono i temi trattati in questa rassegna artistica che vuole toccare tutte le tematiche più sensibili del nostro Paese di maniera poliedrica incitando a porsi delle domande e non affidarsi alle risposte facili, ad informarsi a chiedere e a partecipare con tutti i mezzi che si hanno a disposizione. Un po’ come hanno fatto per questo Joli Mai al Franco Parenti.


QUI il Programma completo