Theocracy - As The World Bleeds - Ulterium Records - 2011

Giuseppe
Moretti
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Musica

Sorprendente questa band americana, giunta con “As The World Bleeds” al terzo lavoro. Theocracy come teocrazia, quindi intenti da christian metal band e messaggi provenienti direttamente dalle pagine della Bibbia. Ma qui al governo più che la religione ci sono le idee, parecchie e persuasive.

La colossale opener “I Am”, undici minuti esatti di classe e tecnica non fine a se stessa, alterna prog e power, suggestioni folk e sinfonie maestose con indiscutibile competenza. La power progressive “Altar Of The Unknown God” è mirabile negli assolo e nella scelta delle melodie, devota allo stesso nume evocato dai connazionali Dream Theater su “In The Name Of God”. “Nailed” è aggressività Gamma Ray per tre quarti, salvo una coda reiterata in stile “Deliverance” degli Opeth.

Dall’altare vengono quindi recitati brani convincenti più di qualunque sermone, e gli esempi riportati dimostrano come i georgiani nascano oltreoceano ma, musicalmente, tradiscano una formazione filoeuropea. I mostri sacri del genere Stratovarius, Gamma Ray e Helloween hanno dato l’imprimatur. In seminario i Theocracy hanno appreso il senso della melodia dai Dragonforce (“The Master Storyteller”) e l’uso dei cori dai primi Edguy (la celebrazione metamusicale della semi-ballata “The Gift Of Music”). Compagni nel percorso di conversione sicuramente gli Heavenly. Dream Theater e Queensrÿche i numi tutelari indigeni, rispettivamente per i passaggi progressive e la gravità profusa nella declamazione di certe strofe.

Il songwriting è croce e delizia del lavoro. Prendiamo “30 Piece Of Silver”: nell’attacco a suonare paiono gli Statovarius, sul chorus intervengono i cori maestosi e ad ampio respiro degli Edguy, in fase di solo sembra di ascoltare dei Dragonforce epurati del caratteristico parossismo chitarristico. Qui sono l’abilità nell’amalgamare ingredienti eterogenei in una ricetta personale, un senso per la melodia non comune e la voce cristallina di Matt Smith a fare la differenza. Talvolta però il sacro fuoco si spegne e non tutte le tessere del mosaico vanno al proprio posto. “Drown” rubacchia il riff portante iniziale ancora dai Theater (“The Dark Eternal Night”), evoca i Rÿche più solenni: prese singolarmente le parti del pezzo destano interesse, ma il collage finale risulta abbastanza disomogeneo.

Se riusciranno a migliorare questi difetti, inclusa la capacità di celare con più accuratezza gli easter egg disseminati nel lavoro, i Theocracy nel futuro sono una band da tenere in altissima considerazione. “As The World Bleeds”, in campo power, rappresenta comunque già una delle uscite migliori di un 2011 prossimo a spegnersi.

Giuseppe
Moretti