Overkill - The Electric Age - Nuclear Blast - 2012

Giuseppe
Moretti
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Musica

“The Electric Age”, ovvero come gli OVERKILL si risvegliarono da morte certa attraverso saette elettriche giù per le tempie. Perché agli OVERKILL era stata concessa l’estrema unzione da almeno una decade, ricordiamolo. Nessuno se li filava più: alzi la mano chi ha continuato a comprare i vari box “due per uno” confezionati dalla fallita SPV. Tu e tu, ora abbassatela. Morti, fino a un paio di anni fa, erano, parliamoci chiaro. Dal 1991, anno del grandioso “Horrorscope”, di album completamente passabili quanti ne saranno usciti? “Necroshine” è forse l'ultimo lavoro apprezzabile dalla fatidica sbroccata grunge che interruppe la festa sul più bello. “I Hear Black” vive di spunti, come pure “From The Underground And Below”. In mezzo ai due, e da “Bloodletting” a “Immortalis”, la discografia dei newyorchesi è trascurabilissima, per usare un eufemismo. Con “Ironbound”, improvvisamente, c’è un salto. Facendo parallelismi illustri, è come ascoltare prima “Blow Up Your Video” poi “The Razors Edge” degli AD/DC: la solfa rimane quella, ma la messa a fuoco, qualche pezzo sopra la media e un briciolo d'ispirazione in più oltre il solito mestiere, fanno la differenza. “The Razors Edge”, rispetto agli anni '70, è poi poca cosa. Fa però la sua porca figura. Idem dicasi per “Ironbound” nel raffronto coi lavori del periodo d’oro.

Ecco ora “The Eletric Age”, fratello di “Ironbound”. Fratello molto più spedito, dopato, devastante. Un fratello più irrequieto, ma già un fratello minore: per almeno quattro-cinque volte pare di sentire il tormentone “Bring Me The Night” o “The Green And Black”. Mi chiedo però: perché rovinarsi la festa, dopo averla aspettata per lustri? “The Electric Age” ripaga per anni di attesa vana perché si fa godere tutto d’un fiato, con "Blitz" e D.D. tornati indiavolati dall’oltretomba ove li avevano relegati. Come se, vedendo che si tornava a far casino e denaro col thrash, abbiamo voluto raccogliere la sfida dei più giovani con una rinnovata spina dorsale speed metal. Perché a queste velocità dall’inizio alla fine, per cinquanta minuti, non sono mai andati. Un Frankenstein elettrico che fulmina con un voltaggio inaudito a partire dal trittico iniziale mozzafiato “Come And Get It”, “Electric Rattlesnake” e “Wish You Were Dead” fino al gran finale di “All Over  But  The Shouting” e “Good Night”, introdotta da un furbesco arpeggio. In mezzo si prende aria un poco solo sul mid tempo “Black Daze”. Moshpit di qualità verrà offerto pure dalle compatte “Save Yourself” e “21st Century Man”, riuscitissime nei refrain.

L’album è una bomba: assemblata sì con pezzi riciclati, ma da mani tanto scaltre che la detonazione pare quella di un ordigno nuovo di fabbrica. E va segnalato con quattro stelle, al di là dei meriti intrinsechi, per demarcare il confine qualitativo tra le ultime uscite in studio dei “Big Four” e quelle degli “Small Four” TESTAMENT-EXODUS-DEATH ANGEL-OVERKILL. Un confine sbilanciato nel territorio degli ultimi. Perché gli ultimi saranno primi, e i primi ultimi: una piccola rivincita, in vecchiaia, è stata consumata.

Giuseppe
Moretti