Megadeth - Th1rt3en - Roadrunner Records - 2011

Giuseppe
Moretti
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Musica

Chi, come il sottoscritto, prova ancora interesse nel seguire le sorti dello schizofrenico Mustaine, sotto il criptico codice di “TH1RT3EN” troverà una buona e una cattiva notizia.

Iniziamo con quella buona: la band continua a macinare riff e ritmiche di elevata caratura come avvenuto su “Endgame”, col quel titolo che ai die hard fan faceva presagire la fine dei giochi. In realtà – dopo un decennio costellato di lavori interessanti ma, chi più chi meno, imperfetti – si è trattato di un nuovo inizio, con i Megadave in palla e con un pugno di canzoni davvero all’altezza degli antichi fasti.

La buona forma è in circolo anche sul nuovo lavoro, che prosegue nella direzione intrapresa dal predecessore. Rispetto a due anni fa in “TH1RT3EN” ci sono meno potenza, una velocità media leggermente più bassa, chitarre aspre e un'attitudine hard-rock’n'roll (“Guns, Drugs, & Money”, “Deadly Nightshade”) che talvolta sfonda nel punk (“Whose Life Is It Anyways” e “Fast Lane”). Brani come “Public Enemy No.1”, “We The People”, “Never Dead” e “Wrecker” coniugano invece impatto thrash e grandi aperture melodiche, riportando alla mente l’ispirazione ancora viva su “Countdown To Extinction” e “Youthanasia”.

Finalmente sembra di sentir suonare una band vera, quattro quinti dei pezzi funzionano, e pazienza se la voce perversa del rosso-crinito singer sia sempre più simile a un ghigno: chi ha apprezzato “Endgame” e le ultime prove in studio può acquistare il nuovo lavoro a scatola chiusa.

C’è però una brutta sorpresa: quasi un terzo del materiale proposto è riciclaggio di eterogenea provenienza. Dal remaster di “Youthanasia” vengono ripescate “Millenium of the Blind” e “New World Order”; ad apertura del lavoro troviamo “Sudden Death”, scritta da Mustaine nel 2010 per il videogame “Guitar Hero: Warriors of Rock”; “Black Swan” è invece una bonus track di “United Abominations”.

I pezzi sono opportunamente riregistrati (vorrei vedere…) e, ad onor del vero, non sono nemmeno malvagi (“New World Order”, con quella coda sparata a mille all’ora, sollazza i completisti già da diverso tempo). Ma non interessa nè questo nè che lo abbiano fatto (o dovuto fare) per raggiungere il quorum delle tredici tracce, giustificando ancor di più il titolo del tredicesimo lavoro in studio: annidare pezzi già editi in mezzo a materiale nuovo di pacca risulta un’operazione davvero subdola, punto. Poteva forse valere nel dare una seconda chanche a un brano che all’uscita meritava miglior sorte, vedi “A Tout Le Monde” su “United Abominations”, ma stavolta non è così. E visto che i Megadeth sono recidivi, stavolta pagano con una penalità per scorrettezze sul voto di un album pur piacevole e sicuramente apprezzabile dai fan.

Giuseppe
Moretti