Mastodon - The Hunter - Roadrunner Records - 2011

Giuseppe
Moretti
Miniatura
Musica

Finalmente liberi da concept sugli elementi classici, i Mastodon decidono di cimentarsi in un altro tipo di classico: l’hard rock. Brani brevi ed efficaci con clean vocals, tecnicismi in pillole e ritornelli quantomai memorabili: questa è la cifra stilistica del nuovo “The Hunter”.

Per chiarire subito le linee guida del nuovo progetto, i georgiani sparano in apertura un trittico energizzante (“Black Tongue”, “Curl Of The Burl” e “Blasteroid”) in cui concentrano heavy, doom, alternative e stoner svelando l’influenza di Black Sabbath (palese su “The Creature Lives”), Candlemass, Kyuss e Smashing Pumpkins (“Thickening”). Il tutto suona comunque Mastodon autentico, riportando alla mente in particolare certi episodi di “Blood Mountain” spogliati della componente thrash. Nello stesso solco troviamo inoltre “Dry Bone Valley”, parente dei Cathedral di “Carnival Bizarre”; “All The Heavy Lifting”, dove il drumming ipercinetico del fenomenale Brann Dailor è prossimo al decollo; “Spectrelight”, il pezzo di maggiore brutalità esecutiva.

Il passato è comunque prossimo, la band ricorda di non dimenticare. La prog “Octopus Has No Friends” o “Thickening”, con la sua iniziale risacca di arpeggi, evocano le dilatate esperienze acquatiche di “Leviathan”. “Stargasm”, “The Sparrow “ e l’incantevole “The Hunter” si ricollegano invece – seppur qui in formato tascabile – alle atmosfere fluttuanti di “Crack The Skye”; ed è in tali episodi che i Mastodon sembrano dare ancora il loro meglio: i vagiti spaziali di Brent Hinds, figlio marziano di Ozzy, e le declamazioni lancinanti di Troy Sanders si compenetrano con gli strumenti per generare delle “onde” sonore altissime, capaci di cullare l’ascoltatore verso il nulla cosmico.

I Mastodon, con un lavoro al contempo sorprendente e riepilogativo, hanno deciso di andare a caccia della consacrazione definitiva. Rischiano di tornare a casa col bottino pieno.

Giuseppe
Moretti