Lacuna Coil - Dark Adrenaline - Century Media Records - 2012

Giuseppe
Moretti
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Musica

Ora sì, ci siamo. “Swallow Life” è (finalmente) alle spalle, mentre “Dark Adrenaline” riconsegna a fan italiani e stranieri i Lacuna Coil sicuri di “Karmacode”, di cui il nuovo album rappresenta il vero, naturale prosecutore.

Con “Swallow Life” i nostri avevano azzardato, invece di riproporre stilemi consolidati e vincenti. Tanto di cappello per la libertà di osare. I pezzi però non erano memorabili, con l’aggravante di un sound confezionato per le charts. Anche la scelta di suonare al Rock In Idro, o le antipatiche foto promozionali: tanti tasselli che s’incastravano bene tra loro, ma il puzzle non era di quelli che ti vien voglia di incorniciare.

La svolta di questo “Dark Adrenaline” sta tanto nella ricomparsa di canzoni ispirate quanto nel ruolo attribuito al guru Don Gilmore, stavolta nelle vesti di produttore puro. I Lacuna Coil ci guadagnano, perché ritornano a fare metal – non rock – con la loro riconoscibilissima cifra stilistica. Il mix di Marco Barusso e il mastering di Marco D’Agostino in tal senso sono ottimali per smerigliare e fissare i brani di una prova chiara fin dal titolo: “Dark Adrenaline”, potenti iniezioni d’energia immediata avvolte in atmosfere oscure. Anche questi professionisti provengono da ambienti mainstream, ma danno un contributo determinante nonostante in Italia una scena metal di livello, che consenta ai talenti della consolle di esprimersi, non ci sia.

Chitarra e ritmiche aggressive, vivaci, ripristinate in prima linea. Andrea Ferro e Cristina Scabbia a rubare la scena compenetrandosi, sovrapponendosi, alternandosi con un affiatamento vocale mai così bilanciato. Così le hit potenziali tornano a pompare nella tracklist congegnata dalla band milanese: possiamo citare il primo singolo “Trip The Darkness”, “Kill The Light”, “Upsidedown” come momenti che s’ingabbiano nel ricordo, ma faremmo torto alla rapida “Against You” o alle saltellanti “Give Me Something More” e “Fire”. Territori più heavy e oscuri in “I Don’t Believe In Tomorrow” e “The Army Inside”, con assolo annesso, mentre “My Spirit” è un malinconico ponte col passato remoto abbellito da un emblematico inciso in italiano.

Da ridire c’è su qualche passaggio inevitabilmente già sentito. Prendiamo “End Of Time”, che non è altro che la loro seconda rivisitazione di “Enjoy The Silence”, stavolta senza le lyrics dei Depeche Mode. Le cover proposte sarebbero dunque due, con la curiosa “Losing My Religion” dei R.E.M. stravolta nella linea vocale portante e riconoscibile solo in fase di refrain.   

I Lacuna Coil non fanno un vero e proprio passo indietro: è come se raggiunti gli obiettivi prefissati, abbiano voluto ripercorrere la strada lasciata alle spalle ricalcando le proprie orme. La virata rock rimane dunque nelle pieghe, ma si discioglie in una sintesi del loro distintivo gothic/new/dark metal. Ora sì, ci siamo: meglio rifugiarsi nelle certezze edificate di persona che snaturarsi nelle incognite ideate da altri.

Giuseppe
Moretti