Ilium – Genetic Memory – Escape Music – 2011

Giuseppe
Moretti
Miniatura
Musica

Australia: terra di canguri, valenti motociclisti, Mad Max e Ac/Dc. E degli Ilium (ovviamente), power metal band fondata nel 1998 con quattro album già in cascina. Tra questi il predecessore “Ageless Decay" si faceva notare per la prima dietro il microfono di nientepopodimeno che Mike Di Meo, a cavallo dei due secoli superba voce dei Riot nonché singer dei naufragati Masterplan “mark II”.

Come il cantante americano sia finito a suonare con una band così distante, non c’è dato di saperlo. Di sicuro però lui e resto della band non sono lontani musicalmente, cosicché si ritrovano insieme anche per il nuovo “Genetic Memory”. E nonostante la voce sia un velo più roca rispetto ai tempi d’oro, la classe e il carisma del buon Mike si fanno sentire sempre prepotentemente.

Già, il carisma. Di Meo ha saputo introiettare il mood dei Riot di “Sons Of Society”/“Through The Storm” e l’eredità della scuola power stelle e strisce (sono rinvenibili tracce di Manilla Road, Praying Mantis e Lord Weird Slough Feg) nel power metal vintage dei giovani australiani, gagliardo ma pesantemente influenzato da tedeschi (Helloween, Running Wild, Grave Digger), svedesi (Hammerfall) e albionici (Iron Maiden e Judas Priest, ma d’altro canto chi non è influenzato da costoro?).

Rispetto al precedente lavoro – power metal tout court – qui la doppia cassa su ogni tre per due viene elargita con più parsimonia, i mid tempo hard rock si moltiplicano e Di Meo ha maggiori possibilità di far valere il suo talento, basta sentire “Grey Stains The Rainbow” e “Ephemeral”. Che poi gli Ilium non facciano dell’originalità il loro punto di forza sembra appurato, ragion per cui ascoltando uno qualsiasi dei loro pezzi l’ascoltatore medio verrà continuamente sopraffatto dai dejà entendu: Hammerfall e Riot ispirano le spedite “Kinaesthesia” e “Littoria”; “Genetic Memory” attacca come avrebbero attaccato i Maiden dei bei tempi, con la susseguente cavalcata proveniente anch’essa dal pentagramma di Harris & Co.; l’affilata “Neanderthal Within” contiene un assolo che più Priest non si può, mentre “The Immortality Gene” s’ispira ai Metal Gods per introduzione e intrecci delle due asce.

Tutti i pezzi sopraccitati però galoppano che è una bellezza, le tastiere “à la Heavenly” contribuiscono nel dare il giusto spessore ai brani, i chitarristi citano con gusto ma inventano pure tanto e bene, quindi in fin dei conti il lavoro tiene botta.

Gli Ilium attuali sembrano una versione riveduta e corretta dei Riot, ma stanno agli americani come Tom Savini sta a Romero. Pertanto “Genetic Memory” è un po’ come il remake de “La Notte Dei Morti Viventi”: godibile. Paragonati agli originali, tuttavia, impallidiscono.

Giuseppe
Moretti