I dieci migliori dischi di heavy metal del 2011

Giuseppe
Moretti
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Musica

1. Riot - Immortal Soul
2. Royal Hunt - Show Me How To Live
3. Symphony X - Iconoclast
4. Machine Head - Unto The Locust
5. Mastodon - The Hunter
6. Nightwish - Imaginaerum
7. Theocracy - As The World Bleeds
8. Dream Theater - A Dramatic Turn Of Events
9. Artillery - My Blood
10. House of Lords - Big Money

Quando le reunion con formazioni ufficiali quagliano. Riot e Royal Hunt, rispettivamente con "Immortal Soul" e "Show Me How To Live",  sfornano quasi-capolavori dove il tempo sembra essersi arrestato qualche decennio fa. Sempre nell’ambito rimpatriate non vanno comunque dimenticati il gioiello hard rock dei Mr.Big a nome “What If...” e il ritorno all'ovile di Belladonna, nel modernamente nostalgico “Worship Music” degli Anthrax.

I Sepultura con “Kairos” continuano a stagnare. I Cavalera Conspiracy con “Blunt Force Trauma” propongono materiale apprezzabile, ma nulla più: dopo l’annuncio dei Black Sabbath, la prossima reunion di un certo livello sembra prospettarsi per i quattro carioca.

La remunerativa moda dei supergruppi, invece, vede i Chickenfoot sbaragliare la vegliarda concorrenza: Black Country Communion e Charred Walls Of The Damned sugli altri gradini del podio, con il duo Kimball-Jamison a guadagnarsi la medaglia di legno.

I top player tirano fuori titoli degni della fama conquistata, una volta tanto: i Nightwish con un'opera magniloquente, i Machine Head con sette tracce solide e professionali, i Mastodon con l'ennesima conferma di un talento unico, i Dream Theater con un colpo di coda invocato ma, visto l'avvicendamento dietro le pelli, inaspettato.

In ambito prog sono tuttavia i Symphony X a trionfare, pur senza strafare. Andromeda e Redemption sono buoni palliativi. I Pain Of Salvation replicano la discreta vena del primo “Road Salt”, anche se di prog metal rimane ben poco. I Queensrÿche invece prog metal non lo sono più – o meglio: mai lo sono stati – ma cosa sono oggi? “Dedicated To Chaos” spiazza e non decolla mai.

Il power metal con lavori di giovanotti (Theocracy, Alestorm), middle ager (Edguy, Iron Savior) e veterani (Timo Tolkii e Andrè Matos nei Symfonia) dimostra ancora cenni di vitalità. Ad essere morto e sepolto è il new metal: Limp Bizkit e Korn stanno lì a dimostrarcelo.

Di “new” meglio quindi Trivium (“In Waves” è una fottuta conferma), Black Stone Cherry, The Answer e Five Finger Death Punch. Nomi che sentiremo sempre di più nel corso degli anni, indipendentemente dal valore intrinseco della proposta.

Dai giovani ai vecchi. Dinosauri come Whitesnake e Journey ancora dicono la loro, non altrettanto Alice Cooper col fuori tempo massimo “Welcome To My Nightmare” e Venom con “Fallen Angels”. Luci e ombre pure nell’ultimo Morbid Angel. E "Lulu" di Metallica e Lou Reed? In rispetto di passati gloriosi, no comment...

Il thrash ha visto scrivere transitivi capitoli della propria storia. Megadeth, Anthrax, Flotsam and Jetsam al di là dell’Atlantico si dimostrano tonici. Nel vecchio continente i Destruction vanno avanti d’esperienza, gli Artillery con “My Blood” bissano il bellissimo predecessore. Molto meglio stanno i giovani virgulti della New Wave Of Thrash Metal, con le piacevoli prove di Evile, Warbringer, Toxic Holocaust e Tornado.

Bad news dalla scandinavia. Arch Enemy, In Flames, The Haunted e compagnia death melodica devono darsi una svegliata, altrimenti è meglio sentire cloni dall’ispirazione mille volte superiore come i Nightrage di “Insidious”. Gli Opeth con “Heritage” hanno azzardato, ma hanno strafatto: luci e ombre. Gli Amorphis suggellano la  prova di “Skyforger” con l’onorevole “The Beginning of Times”. Da ola “Performocracy” dei The Poodles.

Capitolo Italia. Odd Dimension con “Symmetrical” e Dysthymia con “The Audient Void” i debutti da segnalare. Il coraggioso restyling di "Idiosyncracy" dei Necrodeath fa la sua porca figura, mentre i Rhapsody Of Fire, con “From Chaos To Eternity”, concludono degnamente il sodalizio con Turilli. Bene anche gli Eldricth.

Raccolte imperdibili per Hardcore Superstar, Die Apokalyptischen Reiter e Rammstein. Le ristampe da non dimenticare hanno due titoli e un comune autore: “Blizzard Of Ozz” e “Diary Of A Madman” dell’immarcescibile Ozzy Osbourne.

Giuseppe
Moretti